Il leader siriano Ahamad Husayn Al-Sharaa (Imagoeconomica, via Nazioni Unite)

Al-Sharaa l’uomo della nuova Siria pluralista. Al-Sharaa l’uomo a cui stringere la mano. Al-Sharaa l’uomo con cui stipulare accordi. Al-Sharaa l’uomo convertito al moderatismo. Ci manca solo che qualcuno arrivi a dire al-Sharaa il democratico. Purtroppo è già successo perché una figura compromettente come la sua richiede un’operazione maquillage a tutto tondo che non può essere condotta solo da lui ma necessita il contributo di paesi importanti, come quelli occidentali, anche loro con l’impellente bisogno di rendere il nuovo Presidente siriano un politico presentabile all’opinione pubblica, così da legittimare alleanze economiche, commerciali e militari. Sono bastate delle semplici dichiarazioni a favore di una Siria inclusiva, che tenga conto di tutte le minoranze che animano il paese, da parte di al-Sharaa il leader, ruolo riconosciutogli da Donald Trump, per toglierlo dalla lista dei terroristi stilata dagli Stati Uniti, così come è stata rimossa la sua organizzazione Hay’at Tahrir al-Sham (Hts) da quella delle organizzazioni terroristiche.

Bambini curdi nel campo profughi Makhmur

Ma che cosa le sue affermazioni significhino in concreto, al-Sharaa l’ex-terrorista deve ancora spiegarlo al mondo. Si potrebbe però cominciare a chiederlo alle comunità alawite se si sentono integrate nella nuova Siria, dopo i massacri che hanno subito immediatamente dopo la conquista di Damasco da parte di Hts. Se però agli alawiti non si volesse dare credito perché, per il solo fatto di appartenere alla stessa minoranza religiosa sciita dell’ex Presidente Bashar al-Assad, sono da considerare tutti dei criminali come lui, allora si potrebbe domandare al popolo druso se abbia gradito il trattamento della nuova Siria quando alcune delle sue comunità hanno subito la violenza dell’esercito lanciatogli contro da Damasco. Ma se neppure ai drusi volessimo dare ascolto perché una parte di loro appoggia Israele, che continua a macchiarsi di crimini spaventosi contro il popolo palestinese e uccide impunemente anche i civili in Libano e in Iran, allora rivolgiamoci al popolo curdo. Ce lo ricordiamo questo popolo?

La bandiera dell’Isis

È quello che ha pagato il prezzo più alto in Siria nella lotta contro l’Isis. Ce le ricordiamo le donne curde, le combattenti delle Ypj che hanno sfidato l’Isis e hanno contribuito alla sua disfatta? Sono le stesse che a gennaio scorso hanno combattuto contro le forze armate di Damasco inviate nei territori dell’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria per porre fine a quell’esperienza democratica di autogoverno. Sono state prese di mira dall’esercito siriano nel tentativo, fallito, di umiliarle e ricacciarle nell’oscurità. I conti non tornano. I massacri della nuova Siria sono solo una parte del bilancio che si può fare di questo anno e mezzo in cui al-Sharaa l’alleato, Damasco infatti è entrata a far parte della Coalizione internazionale anti-Isis, può tristemente vantarsi.

Per capire se le promesse di democratizzazione fatte dal presidente siriano siano sincere, oltre a tenere a mente i già citati massacri vissuti da almeno tre minoranze, bisogna andare a scavare nelle leggi, nei regolamenti e nei provvedimenti ufficiali dello Stato e dell’amministrazione pubblica che fanno pensare a un processo graduale di islamizzazione del Paese. E non potrebbe che avvenire in modo progressivo e non istantaneo perché la Siria ha bisogno di vendere internazionalmente la sua immagine di partner democratico. Deve infatti garantirsi il supporto necessario per risollevare un’economia collassata prima che nasca il malcontento tra la popolazione e si esaurisca l’entusiasmo con cui una parte di essa, anche tra la diaspora, ha accolto il nuovo Presidente, principalmente perché aveva determinato la caduta di al-Assad.

Manoscritto delle Fatawa-e-Alamgiri

A marzo dell’anno scorso è stata approvata la Costituzione provvisoria che prevede come unica religione ufficiale l’islam e come unica lingua ufficiale l’arabo. E il riconoscimento della moltitudine di altre culture e religioni che fine ha fatto? È rimasta nelle dichiarazioni di intenti. Nello stesso mese il Presidente ha costituito il Consiglio supremo della fatwa incaricato non solo di rispondere a domande di carattere religioso ma anche di correggere le decisioni prese da ministeri e da altre autorità che non rispecchino quanto sancito dalla shari’a, ossia la legge islamica.

Una classe di bambini siriani (Dal sito AVSI, organizzazione della società civile, che dal 1972 realizza progetti di sviluppo e di aiuto umanitario)

Per quanto riguarda il settore strategico dell’istruzione, il curriculum scolastico è cambiato incrementando le ore di studio dedicate alla religione, in particolare per la memorizzazione dei versi del Corano, e riducendo quelle per l’apprendimento delle lingue straniere, della storia e della geografia. Alcune scuole hanno già iniziato ad adottare la segregazione di genere al loro interno, sebbene il Ministero abbia negato di averla imposta. Un dato importante da non sottovalutare è la diffusione della rete scolastica Dar al-Wahi al-Sharif (Dws), fondata nel 2017 a Idlib, nel nord-ovest della Siria, dove governava l’Hts che la sosteneva. Il piano di studi di Dws si basa sulla centralità della conoscenza del Corano che si riversa su ogni materia curricolare. Durante le lezioni vengono esaltati il jihad e i jihadisti. Dws promuove la segregazione di genere tra studenti e studentesse ma anche tra insegnanti.

Università di Damasco

Il decano della Facoltà di Belle Arti dell’Università di Damasco ha invece vietato ai laureandi di presentare progetti di laurea basati su modelli di nudi. La decisione ha suscitato un’ondata di proteste tra gli stessi studenti e studentesse ma anche degli artisti e delle artiste, mentre il decano si è difeso dicendo che il divieto era già stato imposto da Hafez al-Assad. Esattamente un anno fa, il Ministero del turismo ha pubblicato delle linee guida per la condotta da tenere sulle spiagge e nelle piscine. Sono stati introdotti dei codici di abbigliamento per uomini e donne, in particolare per le donne l’uso del burkini e di una veste lunga da indossare sopra di questo quando sono fuori dall’acqua. Anche gli abiti attillati sono stati presi di mira. Si registra inoltre un certo attivismo da parte di alcune moschee e istituzioni per favorire l’islamizzazione della nuova Siria. Certi predicatori richiamano all’uso della violenza contro i non-musulmani. Uno di loro ha postato delle foto che lo ritraggono insieme a degli adolescenti armati e una che mostra decine di bambini in uniforme militare.

Sempre sul piano locale, alcune amministrazioni hanno vietato la vendita di alcolici e applicano restrizioni sui diritti delle donne che lavorano nella pubblica amministrazione, come il divieto di presentarsi al lavoro truccate. Ci sono poi delle autorità locali che hanno imposto alle donne di coprirsi il capo con il velo, oppure hanno cancellato il viso delle donne dai cartelloni pubblicitari. In certe aree del paese la segregazione di genere è ormai un dato di fatto in alcuni luoghi pubblici, come nell’ospedale al-Muwasat di Damasco dove è stata ordinata la separazione tra dottoresse e dottori. Ma questa, in certe zone, è applicata anche sui mezzi di trasporto pubblici.

Damasco

Infine, non potevano che essere coinvolte nel processo di islamizzazione anche le forze di polizia e quelle armate, indispensabili per il consolidamento e il mantenimento del nuovo regime. Con la salita al potere di al-Sharaa si è costituito il Nuovo esercito siriano che ha rimpiazzato quello che rispondeva a al-Assad. Ne fanno parte i comandanti e i foreign fighters che già appartenevano a Hts oppure erano suoi alleati. La coscrizione è stata abolita e l’arruolamento è aperto a tutti gli uomini su base volontaria. Il corso di addestramento, sia per la polizia che per le forze armate, prevede lo studio di alcuni contenuti della shari’a e della biografia del Profeta Maometto.

Calligrafia sunnita in arabo che dice: “Ahl al-sunna wa l-jamāʿa”, cioè “La gente della sunna e della comunità”

Tutti i provvedimenti di natura giuridica e amministrativa che testimoniano l’impronta islamista che si vuole dare al Paese sono giustificati dai loro autori con il richiamo al rispetto della moralità, dei costumi, delle tradizioni, delle diversità sociali e religiose che costellano la Siria. Dietro a questo giro di parole, però, si nasconde una realtà diversa che non va nel senso dell’integrazione di tutte le culture e religioni ma semmai verso la prevaricazione di una sola cultura, quella musulmana, e di una sola religione, l’islam nella sua interpretazione fondamentalista data dalla corrente sunnita salafita, a cui appartiene al-Sharaa il jihadista, apertamente osteggiata dalla comunità musulmana sunnita moderata e da quella progressista.

Carla Gagliardini, vicepresidente ANPI provinciale di Alessandria e componente del direttivo dell’Associazione Verso il Kurdistan odv