Trieste. In corteo lo striscione dell’ANPI, la bandiera originale dei partigiani e la bandiera dei deportati

Quando abbiamo iniziato il nostro anno di Servizio Civile Universale all’ANPI-VZPI a Trieste, avevamo un obiettivo molto chiaro: avvicinare le persone, in particolare i giovani, alle attività dell’associazione. I fronti su cui abbiamo lavorato, sono stati molteplici: abbiamo organizzato delle postazioni informatiche per la consultazione di documenti archivistici, fotografici e bibliotecari, prestato maggiore attenzione ai social e progettato delle attività da svolgere nelle scuole legate ai valori della Costituzione, della Resistenza e della memoria. Mancava però un elemento essenziale: i giovani. Come farli avvicinare al mondo dell’ANPI-VZPI?

Il presidente provinciale ANPI- VZPI, Fabio Vallon, in uno scatto davanti alla Risiera di San Sabba

Così è nata l’idea di organizzare alcune passeggiate per la città: semplici, con budget minimo e accessibili a tutti, per raccontare Trieste. Una volta approvato il progetto da parte di Fabio Vallon, presidente dell’ANPI provinciale, ci siamo messi al lavoro: abbiamo scelto l’argomento, studiato un percorso e strutturato un discorso. L’obiettivo era quello di accompagnare il gruppo attraverso la memoria storica del periodo fascista, dell’occupazione nazista e della Resistenza, fornendo loro nuovi spunti per una lettura più consapevole del presente.

La locandina della prima iniziativa del Servizio Civile nell’ottobre del 2025

Per la prima uscita, dal titolo “Il Fascismo (In)visibile a Trieste”, l’argomento di partenza è stato l’architettura del regime ancora presente nella città. Questo tema, scelto per far conoscere nuovi aspetti di Trieste ai partecipanti, ci ha permesso di parlare di come il fascismo, purtroppo, non sia solamente un retaggio negativo del nostro passato, ma anche un pericolo attuale, e di come la conquista della democrazia non sia la fine, ma l’inizio di una difesa costante. Gli altri argomenti trattati riguardavano l’influenza delle politiche oppressive, spaziando dalla censura alla propaganda, dal caffè, simbolo del capoluogo del FVG, fino alle leggi razziali.

Marco Cavallo, la scultura divenuta il simbolo delle battaglie per la salute mentale dello psichiatra Franco Basaglia

A questa prima esperienza ha preso parte anche l’Associazione Basaglia, la quale promuove proposte formative rivolte a persone provenienti dall’area dello svantaggio e dell’emarginazione, operatori sociali e cittadinanza in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale – che ha partecipato con grande interesse ad entrambe le uscite. Una volta concluso il giro, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci con alcuni dei partecipanti che, entusiasti dell’esperienza, hanno da subito manifestato interesse per i progetti futuri. Inoltre molti di loro, nonostante una vita intera passata a Trieste, grazie a questa passeggiata hanno avuto modo di scoprire aspetti della propria città a loro sconosciuti fino a quel momento.

Spinti dal riscontro positivo, abbiamo organizzato in primavera un altro incontro che ci ha permesso di approfondire il tema de “I falsi miti del Fascismo”. Così, partendo dai treni in orario alla Stazione di Trieste, questa seconda passeggiata ha toccato diversi punti della città: dall’INPS e la creazione delle pensioni al Teatro Romano e il mito della Terza Roma, trattando anche temi estremamente attuali quali le università e l’istruzione oppure il femminismo. A quasi novant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali da Piazza Unità, proprio a Trieste, abbiamo avuto l’opportunità di sfatare anche uno dei falsi miti più famosi sul fascismo: “Mussolini amava davvero gli Italiani”.

Trieste, piazza dell’Unità in occasione della visita di Benito Mussolini il 18 settembre 1938 durante la quale venne annunciato per la prima volta il contenuto delle leggi razziali fasciste firmate dal re d’italia

Un tanto potente, quanto falso, messaggio tramandato da chi non guardava o non voleva guardare le violente azioni di repressione del dissenso, le norme restrittive che annullavano la libertà di espressione, la promulgazione delle leggi razziali e, infine, la partecipazione ad una logorante guerra che causò centinaia di migliaia di morti solo in Italia. Era questo l’amore di Mussolini per gli Italiani? Il percorso si poneva dunque il complesso obiettivo di avvicinare i partecipanti alla storia novecentesca, fornendo loro importanti strumenti per una lettura più consapevole delle dinamiche culturali e politiche presenti.

Un momento della passeggiata storica della primavera scorsa

Anche questa volta e con molto piacere, ha nuovamente aderito all’uscita l’Associazione Basaglia, che, per l’occasione, ha proposto una collaborazione tra le associazioni che permettesse di approfondire alcuni temi comuni. Questa proposta si inserisce in un articolato programma di attività future progettate con l’intento di aumentare il coinvolgimento dell’ANPI-VZPI a livello regionale e non solo. Tra i vari progetti, abbiamo dato il via a un rifacimento del sito web che consentirebbe un avvicinamento più facile e immediato ai giovani, grazie alla digitalizzazione di documenti e foto d’archivio. Abbiamo, inoltre, pianificato alcuni laboratori legati al tema della Costituzione da svolgere nelle scuole, con diverse attività a seconda delle varie fasce d’età. Se da un lato, non c’è stata l’occasione di concretizzare questi progetti quest’anno, dall’altro l’effettiva pianificazione degli stessi permetterà sicuramente un facile approccio ai prossimi Volontari. In questo contesto si inseriscono anche gli incontri con l’ “Associazione antifascisti, combattenti per i valori della LLN e veterani di Capodistria”, in Slovenia, luogo in cui abbiamo svolto 31 giorni di lavoro transfrontaliero durante il nostro anno di Servizio Civile. Dalla collaborazione tra ANPI-VZPI e la suddetta associazione slovena, è emerso da entrambe le parti un interesse a svolgere attività comuni e progettare eventi legati alla memoria di confine, da svolgersi tra Italia, Istria e Lubiana.

Un altro momento della passeggiata storica dell’aprile scorso a Trieste

In questo panorama, tutte le attività e i progetti, regionali e internazionali, convergono verso un unico fine: intessere un filo diretto tra memoria e coscienza presente. Tale obiettivo rispecchia la necessità di un rapporto attivo con la storia per avere una migliore chiave di lettura del presente: una persona senza memoria è una persona incompleta e, di conseguenza, incapace di una piena comprensione del mondo odierno.

Fabio Di Lorenzo, Letizia Zanolin