Questo piccolo volume delle Edizioni Solfanelli porta per la prima volta in Italia un testo che i lettori spagnoli conoscono da quasi un secolo: la conferenza che Manuel Azaña tenne il 3 maggio 1930 al Lyceum Club di Madrid, uscita poi nel 1934 nel volume La invención del Quijote y otros ensayos. Un’operazione editoriale benvenuta, che colma una lacuna nella ricezione italiana del Novecento spagnolo e in particolare della figura di Manuel Azaña: fino ad ora, infatti, di Azaña era stato pubblicato in italiano nel 1967 per Einaudi, con Leonardo Sciascia traduttore d’eccezione, La veglia a Benicarló, un importante testo narrativo per comprendere la tragedia della guerra civile spagnola. E poi basta.

Manuel Azaña nel 1933
Guerra civile spagnola. Dolores Ibarruri con i volontari delle Brigate internazionali

Azaña è noto soprattutto come politico — presidente della Seconda Repubblica spagnola dal 1936 al 1939, protagonista e vittima della Guerra Civile, morto in esilio a Montauban nel 1940 — ma fu anche intellettuale e critico letterario di rara finezza. E il Chisciotte per lui non fu mai soltanto oggetto di studio: fu una lingua segreta con cui interpretare la propria esperienza, un codice esistenziale a cui tornare nei momenti più difficili.

Negli anni del crollo repubblicano cita Sancho («Nudo nacqui, nudo sono adesso») per spiegare la propria stoica indifferenza davanti alla sconfitta; nella Velada en Benicarló usa l’episodio di Ricote, il morisco cacciato via dalla Spagna cattolica, per parlare dell’intolleranza franchista. Il romanzo di Cervantes lo accompagnerà fino alla fine, davvero una presenza familiare.

Come spiega nell’introduzione il curatore Sebastiano Leotta, c’è un’immagine in cui ci sembra cogliere l’essenza di Azaña: un uomo che, nel pieno di una catastrofe storica, si rifugia non per evasione, ma per necessità vitale, nelle pagine di un libro. Ma non un libro qualunque: il Chisciotte, che per Azaña è lo specchio in cui la biografia individuale e il destino di una nazione si fondono fino a diventare indistinguibili. Azaña scardina la visione del Cervantes scrittore per diletto.

La battaglia di Lepanto, olio di Antonio Brugada (XIX secolo)

Per lo statista spagnolo, il Chisciotte è il risarcimento che la letteratura offre a un uomo distrutto dalla realtà. Cervantes è il soldato mutilato nella battaglia di Lepanto, l’esattore scomunicato, il prigioniero dei pirati berberi ad Algeri che ha visto fallire ogni ambizione terrena, il reduce che ritorna in patria e che non ha il riconoscimento letterario che si aspettava: anche quando il Chisciotte avrà un grande successo, il suo autore rimarrà sempre un outsider della letteratura spagnola del suo tempo.

Leotta sottolinea bene questo parallelismo: come Cervantes inventa il Cavaliere per sopravvivere alla miseria, così Azaña sembra inventare una Repubblica ideale per portare la Spagna fuori dall’arretratezza e verso standard europei: democrazia, laicità, sviluppo economico. In un certo senso questo compito fu visto da Azaña quale supremo esempio di chisciottismo, cioè far nascere in tutto il popolo spagnolo il sentimento dell’ethos repubblicano.

Francisco Franco e Mussolini

La tesi centrale del saggio è che l’invenzione del Chisciotte nasca da un duplice fallimento: quello personale di Cervantes — soldato e scrittore mai adeguatamente riconosciuto — e quello storico della Spagna imperiale al tramonto. Ma la vera originalità di Azaña sta nella ipotesi che la radice profonda del romanzo sia autobiografica: Cervantes avrebbe sognato, da giovane, di essere un cavaliere errante e il libro sarebbe il modo in cui, ormai maturo, passa quelle chimere giovanili al filo dell’intelligenza matura. L’allucinazione di Alonso Chisciano è la stessa allucinazione dell’autore, vissuta nella finzione cavalleresca. È un’operazione che Azaña definisce «terribile e feconda»: chiamare in giudizio la vita che si avrebbe voluto vivere di fronte alla vita com’è stata.

Lo scrittore Miguel de Unamuno in una foto del 1925

Questa lettura porta Azaña a prendere le distanze sia dall’approccio erudito che riduce il romanzo alle sue fonti cavalleresche, sia — esplicitamente — dalla celebre interpretazione di Unamuno, che separa Don Chisciotte dal suo autore fino a farne un’entità autonoma, quasi un Cristo laico della fede eroica. Per Azaña Don Chisciotte non può esistere senza il sistema poetico e realistico che lo circonda: isolarlo significa snaturarlo. Il confronto con Unamuno è uno dei momenti più vivaci del saggio e rivela quanto Azaña fosse lettore originale e polemicamente consapevole.

Particolarmente belle anche le pagine sulla lingua del romanzo e sulla sua classicità. Il Chisciotte è, secondo Azaña, «un romanzo postumo a sé stesso»: sopravvive all’estinzione del suo bersaglio satirico — i libri di cavalleria — perché fondato su una rappresentazione della realtà spagnola ma anche della condizione umana universale. Importanti le annotazioni di Azaña sulla lingua del romanzo, una lingua moderna capace di rappresentare le cose nella loro realtà senza deformarle alla luce di una qualche perfezione fisica o morale: «La rappresentazione delle cose, nella loro essenziale indifferenza, nella loro propria innocenza, anteriore a qualsiasi qualificazione, anteriore soprattutto all’atto e all’abitudine di colorarle con i bagliori della nostra vita interiore, offre agli intenditori delle virtù del linguaggio il puro piacere della sensualità dell’espressione, il sapore carnale delle parole e la gioia di accarezzarne il contorno, come le dita esperte dell’artista accarezzano la perfezione della materia scolpita».

La rovinosa caduta di Don Chisciotte e Sancio Panza

Infine, va ricordato che si tratta di una conferenza, e come tale lascia aperte molte delle questioni che pone — lo stesso Azaña lo ammette in chiusura, promettendo un’altra occasione che non arriverà mai in forma sistematica. Ma questa è la natura del testo, non un limite. La traduzione di Leotta restituisce a dovere il ritmo oratorio dell’originale e l’introduzione offre al lettore italiano gli strumenti per collocare il saggio nel suo contesto biografico e storico.