Un momento del corteo di Ortona

Quanto accaduto a Ortona, cittadina Medaglia d’Oro al Valor Civile in provincia di Chieti, non è un episodio isolato, ma l’ultimo esempio che attraversa l’intero territorio nazionale. Da Nord a Sud, le amministrazioni comunali si trovano sempre più spesso al centro di un fuoco incrociato: da un lato, la richiesta di spazi pubblici da parte di sigle neofasciste, dall’altro, la mobilitazione delle associazioni democratiche che denunciano il rischio di uno sdoganamento del neofascismo e del revisionismo storico.

Michele Petraroia, ANPI nazionale

La denuncia è arrivata questa volta dal Comitato Provinciale ANPI di Chieti e dalla Sezione della stessa cittadina abruzzese dedicata all’antifascista Dario Serafini, che hanno convocato una partecipata manifestazione in una piazza plurale con le diverse sensibilità politiche che si ritrovano nella carta costituzionale. L’iniziativa è stata organizzata mentre era in corso il convegno “Da Fiume al Dissenso” organizzato dall’Associazione Centro studi e Ricerca Cittadella (dal 25 al 27 settembre 2026 presso la Sala Eden a Ortona). Il cui obiettivo è stato, come accade ormai da decenni, quello di mettere in discussione le verità storiche e le sentenze giudiziarie passate in giudicato sull’estremismo nero e sulle stragi degli anni di piombo in Italia attraverso la presenza di conferenzieri vicini a movimenti di estrema destra. In questo caso è stata negata la possibilità di accreditarsi ai giornalisti.

Antonio Pellegrini, presidente della sezione ANPI di Ortona (a sinistra) con Michele Petraroia

“Gli avversari della democrazia sconfitti con la Resistenza antifascista e con il varo della Costituzione non si sono mai arresi”, ha detto Michele Petraroia, dirigente dell’ANPI nazionale (Commissione di garanzia) nel corso della manifestazione del 26 settembre dove sono stati ricordati i 1314 civili uccisi nel 1943. “Hanno cambiato pelle e continuano a stare negli snodi fondamentali. Per questo – ha concluso – occorre vigilanza democratica perché non possono essere accettati sistemi in cui si vuole riabilitare una narrazione fatta di lutti e violenze”.

Una riabilitazione che è passata anche dalla presentazione nel corso del convegno del saggio “Bologna: La pista israeliana”, che tenta di negare e mistificare la verità giudiziaria sulla strage del 2 agosto 1980 dove morirono 85 persone e vennero ferite oltre 200. “Sono trascorsi 46 anni e siamo stanchi di dover ripartire dalla difesa di verità accertate invece di aggiungere ulteriori tasselli. Sono fatti ricostruiti attraverso i processi a cui hanno lavorato con fatiche incredibili le migliori forze dello Stato e della comunità”, ha affermato Paolo Lambertini presidente dell’associazione delle vittime del 2 Agosto, in contatto telefonico con la piazza.

In piazza a Ortona da tutta la regione e non solo. Da sinistra nella foto: il presidente provinciale ANPI L’Aquila, Fulvio Angelini, e Petraroia

“Continuano ad apparire piste fantasiose come la pista palestinese che ha fatto perdere 15 anni di indagini, la pista libica, poi libanese ed è qualche anno che è presente quella israeliana. Sono tutte piste che hanno lo scopo di rallentare, bloccare, depistare. Mistificazioni che hanno il sapore del terrapiattismo”, ha proseguito Lambertini, figlio di una delle vittime, ricordando le 16 diverse corti che in 4 diversi processi sono state tutte concordi nel riconoscere la matrice neofascista della strage nonché i 17 depistaggi ufficialmente riconosciuti nelle sentenze, delle condanne di esponenti dei gruppi estremisti di destra come Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo e persone appartenenti alla Loggia massonica P2, o i tanti depistaggi del 2027, 2018 e 2019.

A Ortona ANPI anche dal Molise

A far discutere è stata anche la posizione del sindaco di Ortona, Angelo Di Nardo, che ha concesso la sala pubblica difendendo una linea di “neutralità burocratica”. Pur precisando che il Comune non ha concesso alcun patrocinio e che nessun amministratore sarebbe stato presente, il primo cittadino ha ribadito che gli spazi civici devono rimanere accessibili a tutti nel rispetto delle regole e della libertà di espressione. Trascurando che un luogo istituzionale ospiti un evento in violazione dei valori dell’antifascismo su cui si fonda la Repubblica. “Non siamo contro l’amministrazione – ha detto Antonio Pellegrini, presidente della sezione ANPI di Ortona – abbiamo semplicemente contestato il suo provvedimento attraverso la protesta pacifica. Il convegno è un oltraggio alla memoria di quei 1314 morti della nostra città che nel 1943 vivevano pacificamente”.

Gadget e stemmi di organizzazioni di estrema destra (Imagoeconomica, Alessandro Paris)

Scorrendo la cronaca degli ultimi anni, le dinamiche di Ortona ricalcano una mappa della tensione che tocca diverse regioni d’Italia, legata a eventi, raduni, presentazione di libri apertamente revisionisti. Da Sestri Levante e Sarzana in Liguria a Imola e alle città simboliche della lotta alla Resistenza dell’Emilia Romagna, passando per il Lazio, molte amministrazioni locali hanno approvato specifiche delibere di giunta per vietare l’uso di spazi pubblici a chiunque si richiami direttamente a linguaggi o simbologie fasciste, riaccendendo periodicamente il dibattito sul bilanciamento tra l’articolo 21 della Costituzione che regola la libertà di manifestazione del pensiero e la XII disposizione transitoria e finale che sancisce il divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista. Quanto avvenuto a Ortona si inserisce dunque perfettamente in questo solco nazionale: laddove i sindaci scelgono la via della “neutralità burocratica”, le forze democratiche rispondono scendendo in piazza, trasformando le delibere comunali nel terreno di scontro della memoria dell’intero Paese. Perché la democrazia non delega la propria difesa.

Mariangela Di Marco, giornalista