Oggi Patria Indipendente online. Ma ieri?

Patria Indipendente, periodico dell’Anpi nazionale, nasceva il 2 marzo 1952, con periodicità quindicinale e con un formidabile comitato di “direzione”: Emilio Lussu, Leonida Repaci, Giovanni Serbandini. Lussu, scrittore e dirigente politico di primo piano, una delle figure più rappresentative dell’antifascismo italiano. Repaci, anch’egli scrittore, fondatore del premio letterario Viareggio. Serbandini, noto dirigente comunista, condannato dal Tribunale Speciale, partigiano della prima ora. Fausto Vighi, scrittore giornalista, fu il primo direttore responsabile. Si avviava così la lunga storia di Patria Indipendente, che continua oggi con la sua edizione online.

FOTO Primo_numero_PATRIA -marzo 1952-pagina 1 copyScarica il PDF del 1° numero di PATRIA del marzo 1952

E prima del 1952? L’Anpi nasce a Roma il 6 giugno del 1944, poche ore dopo l’ingresso nella Capitale delle truppe americane del generale Mark Wayne Clark con mezza Italia ancora occupata dai nazifascisti. Il 19 febbraio 1945 esce Voce Partigiana, “organo dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia”. Il giornale, che avrà una periodicità piuttosto irregolare, è diretto collegialmente dal Comitato Nazionale dell’Anpi; il condirettore è Felice Salivetto. “Per spiegarsi la genesi della lotta partigiana in Italia – si legge nell’editoriale del primo numero – bisogna tornare col pensiero al settembre del ’43, quando, in mezzo al crollare dell’esercito e delle istituzioni dell’infausto ventennio, gruppi di cittadini, a Napoli, a Roma a Milano e altrove, imbracciarono il fucile per contrastare la tedesco l’ingresso nella città o per affrettarne l’esodo”. Voce Partigiana esce fino all’agosto 1945.

Il primo numero di “Voce Partigiana” del 19 febbraio 1945

 

Bollettino ANPI - luglio 1949 - 1^numero
Il primo numero del Bollettino dell’ANPI – luglio 1949

Bisogna attendere il 1949, esattamente il luglio, per una nuova rivista, questa volta, però, a circolazione interna: è il Bollettino del Comitato Nazionale. Il clima nel Paese è cambiato rispetto ai giorni della Liberazione, della Repubblica e della Costituente. Scrive Arrigo Boldrini nell’ottobre: “Difendere la Resistenza vuol significare oggi che tutti gli italiani devono esigere la cessazione delle persecuzioni contro i partigiani”.

 

Quando, nel marzo del 1952, nasce Patria Indipendente, Mario Scelba è ancora ministro dell’Interno. Fu lui a coniare il termine spregiativo culturame parlando il 6 giugno 1949 a Venezia. Fin dalle origini Patria Indipendente ospita firme fondamentali della cultura italiana: da Alberto Moravia a Carlo Levi a Carlo Lizzani.

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Quando Patria si vendeva nelle edicole

 

Il 16 marzo, nel secondo numero, Leonida Repaci ragiona sul significato delle due parole della testata: «…Col preciso intento di rivolgersi a quelle forze della Resistenza e del combattentismo in cui si riconosce il meglio del patriottismo italiano; con la speranza di attrarre a sé tutti coloro che amano la libertà del nostro Paese e la difesa di quel patrimonio che gli eroi morti per la Patria ci hanno lasciato in eredità; con questi obiettivi vede oggi la luce un nuovo giornale che ha la “Patria indipendente” per testata e si qualifica “organo della Resistenza e degli ex combattenti”. Un giornale che nasce è una battaglia in difesa di un’idea. La bandiera di “Patria indipendente” è la bandiera della Resistenza, la bandiera dell’Italia sovrana e libera; e basta questa coincidenza perché risulti chiara la rispondenza del giornale ad un’imperiosa esigenza dell’ora. Il giornale è naturalmente povero giacché non ha a sostenerlo che il religioso bisogno di conservare alla Patria il suo territorio materiale e quello ideologico, il suo amore per la pace, il suo attaccamento agli ideali democratici.

In “Patria indipendente” troveranno la loro confluenza superando i limiti e i contrasti delle ideologie tutti coloro che vogliono servire l’Italia, tutti coloro che riconoscono nella Resistenza la gloria del Secondo Risorgimento della Patria…».

Si sussegue da allora un florilegio di grandi firme della società della politica e della cultura italiana: Elio Filippo Accrocca, Piero Calamandrei, Piero Caleffi, Italo Calvino, Enrico Mattei, Carlo Salinari, Umberto Terracini, Leo Valiani, Giuliano Vassalli, Piero Jahier, Vasco Pratolini, Carlo Lizzani, Leonetto Amadei, Achille Battaglia, Umberto Calosso, Ideale Cannella, Ada Gobetti, Riccardo Lombardi, Domenico Riccardo Peretti-Griva, Bruna Sibille-Sizia, Renata Viganò, Ruggero Zangrandi, solo per fare alcuni nomi.

Sono gli intellettuali – il culturame di cui aveva parlato Mario Scelba – che scendono in campo a difesa dei partigiani, della Costituzione e dei valori di libertà e democrazia.

Patria Indipendente c’è sempre in queste battaglie, a sostegno delle battaglie ideali e politiche dell’Anpi e dei suoi dirigenti con in testa la Medaglia d’Oro Arrigo Boldrini, il mitico comandante “Bulow”.

Dal 1998 la cadenza del giornale diviene mensile.

I direttori che si sono susseguiti dalla nascita del periodico sono: Fausto Vighi (dal marzo 1952 al novembre 1959), Francesco Fausto Nitti (dal 1959 al 1974), Alfonso Bartolini (dal 1974 al 2001), Lucio Cecchini (dal 2001 al 2004), Giulio Mazzon (dal 2004 al 2005) e Wladimiro Settimelli (dal giugno 2005 all’aprile 2015).


I direttori di PATRIA

Fausto VighiFausto Vighi
È stato il primo direttore di Patria.

Nato a Bologna nel 1921, partecipa alla Resistenza come componente della formazione “Giustizia e libertà”. Nel 1943 contribuisce alla costituzione di un centro antifascista a Lizzano in Belvedere (Bo), mentre dal maggio 1944 è attivo a Bologna con esponenti di diversi raggruppamenti politici.

Giornalista professionista all’Unità di Milano negli anni del dopoguerra, viene “catapultato” a Roma per dirigere, come responsabile, Patria Indipendente dalla sua nascita (marzo 1952) fino al novembre 1959.

Dopo una lunga parentesi – durante la quale però scrive testi sulla Resistenza tra cui alcuni rivolti agli studenti – torna ai suoi amori giovanili e dal luglio del 1981 rientra nella redazione di Patria portando un notevole contributo di idee. Preziosissima è la sua cronologia degli anni della guerra, scritta non come semplice registrazione di fatti ma commentata, arricchita, vivificata fino a trasformare in piccole lezioni di storia, politico-militare, ogni giorno di quella cronistoria.

Scompare il 4 novembre 1992.

Ha scritto di lui Alfonso Bartolini: «Un uomo straordinario per vivacità di carattere, per l’amore che coltivava nella ricerca storica, per il calore umano che portava nei suoi rapporti con ogni ambiente, sempre improntati ad una esuberante generosità, alla più assoluta lealtà, alla comprensione».


Fausto NittiFrancesco Fausto Nitti

Ha diretto Patria dopo Fausto Vighi, dal 1° novembre 1959 al 28 maggio del 1974, giorno della sua scomparsa.

L’antifascismo fu il suo impegno permanente. Condannato dal Tribunale Speciale al confino, fece parlare di sé nella memorabile fuga da Lipari con Emilio Lussu e Carlo Rosselli. Fu combattente antifranchista in Spagna e poi internato nel campo di Vernet. Prese parte alla Resistenza in terra di Francia. Non dimenticò mai che anche la penna deve essere al servizio delle proprie idee e fu scrittore preciso ed efficace.

 


BartoliniAlfonso Bartolini
Ha diretto Patria dal luglio del 1974 fino al luglio 2001 (è scomparso il 2 agosto dello stesso anno).

Ufficiale gentiluomo, verrebbe da dire usando il titolo di un vecchio film. Combattente schivo e modesto, era ufficiale dei bersaglieri quando l’8 settembre lo colse di stanza in Grecia dove fu uno dei primi ufficiali a decidere di passare alla Resistenza per la quale si guadagnò una Medaglia d’Argento al V.M. Le due grandi passioni della sua vita furono l’ANPI (di cui era anche uno dei segretari nazionali) e Patria indipendente. Suo in gran parte il merito di aver aperto la rivista a importanti e significative collaborazioni – civili militari e popolari – con le Forze Armate. Quando ancora non si parlava di “Nuova stagione dell’ANPI” ebbe l’intelligenza di ospitare su Patria le voci di chi la Resistenza non l’aveva fatta in un confronto nel quale i “giovani” non dovevano sentirsi ogni volta “a scuola”, o a disagio.


Lucio Cecchini - primo pianoLucio Cecchini

Ha diretto Patria dal settembre 2001 al settembre 2004 (per una improvvisa quanto prematura morte).

Repubblicano di vecchissima data, aveva avuto il suo primo incontro con l’ANPI e con Patria intorno al 1960 (quando il giornale era ancora diretto da Fausto Nitti); un rapporto che non smise mai di coltivare. Giornalista affermato e apprezzato della RAI (fu vicedirettore del GR3 e del TG3), appassionato e profondo conoscitore della storia, scrittore attento, da giornalista e comunicatore sapeva quanto è importante trasmettere la memoria coinvolgendo i giovani. Era un suo punto di orgoglio farli scrivere per arrivare a loro attraverso loro.


Giulio MazzonGiulio Mazzon 

Dirige Patria dal novembre 2004 al 23 maggio 2005 (giorno in cui ci lascia).

Socialista, partigiano delle Fiamme Verdi nella sua Valcamonica, giornalista, scrittore, poeta, da sempre nell’ANPI nella quale ricopre incarichi delicati e importantissimi, è per lungo tempo Segretario Generale dell’Associazione. Dal 1974 è anche condirettore di “Patria” (insieme ad un altro indimenticato e indimenticabile condirettore: Roberto Bonfiglioli) condividendo con Bartolini le scelte di linea della rivista.

 


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Wladimiro Settimelli

Si può dire che ha “respirato” antifascismo e Resistenza fin dalla nascita avvenuta a Lastra a Signa (in provincia di Firenze). Giovanissimo iniziò la sua carriera giornalistica nella redazione fiorentina dell’Unità poi proseguita in quella romana. Si definisce, con un termine tipicamente toscano, “un cronistaccio” del quale però migliaia di persone hanno letto e apprezzato, nel corso degli anni, inchieste, cronache e “pezzi” sulla Resistenza.

Appassionato di fotografia ha scritto numerosi libri sul tema.

Prima vice direttore di “Patria indipendente” ne ha preso la guida dal giugno 2005 fino all’aprile 2015. Nella rivista ha riversato le sue passioni (la storia e la fotografia) con grandi inchieste e con la rubrica, molto apprezzata, delle “Fotostorie”.


La collezione completa, cartacea, di “Patria indipendente”  è consultabile presso la sede del Comitato nazionale dell’ANPI.

Dal n. 1 del 2002 è consultabile nel settore Archivio numeri  insieme agli indici degli articoli pubblicati dal 1980 al 2008 (in fase di inserimento)


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Dopo 63 anni, nel settembre 2015, Patria Indipendente diventa online, con una grande ambizione: quella di estendere radicalmente la platea di lettrici e di lettori attraverso le forme più moderne di innovazione tecnologica  e di comunicazione. A distanza di settant’anni da quel 25 aprile, Patria Indipendente online si rivolge oggi a tutti gli antifascisti italiani, con particolare attenzione alle ragazze e ai ragazzi, per portare loro un messaggio rinnovato sui fondamenti di democrazia e libertà conquistati con la Liberazione e codificati dalla Costituzione, per proporre un punto di vista critico nella visione della realtà, per mettere a fuoco il valore della memoria, cioè dell’insieme delle esperienze e delle testimonianze del passato, come condizione per interpretare il presente e costruire il futuro.

È la missione di Patria Indipendente: essere antifascisti oggi.