Con Le onde lunghe della storia (edito da La Valle del Tempo), Francesco Soverina consegna ai lettori un libro che sfugge alle classificazioni più consuete. Non è soltanto una raccolta di articoli, né semplicemente un volume di divulgazione storica. È piuttosto un atlante critico del Novecento e del tempo presente, un viaggio intellettuale che attraversa guerre mondiali, totalitarismi, crisi della democrazia, populismi, conflitti geopolitici e tragedie collettive, cercando di rintracciare – dentro il tumulto degli eventi – le linee profonde che collegano passato e contemporaneità.

Sin dalle prime pagine si coglie l’ambizione del progetto culturale di Soverina: sottrarre la storia all’uso superficiale, polemico o propagandistico che domina il discorso pubblico contemporaneo. Lo storico napoletano, forte di una lunga esperienza di ricerca e divulgazione, si muove infatti controcorrente rispetto all’appiattimento mediatico del presente permanente, opponendo alla velocità dell’opinione la lentezza dell’analisi storica, alla semplificazione ideologica la complessità dei processi. Non è casuale che il libro si apra sotto il segno di Fernand Braudel e Marc Bloch, due maestri della storiografia del Novecento. La “lunga durata” braudeliana e l’idea blochiana del presente come chiave per interrogare il passato costituiscono l’ossatura metodologica dell’intero volume. Soverina non racconta semplicemente fatti: li mette in relazione, li connette, li inserisce in una trama più vasta di continuità e fratture storiche.

La struttura del libro riflette questa impostazione. I quattro grandi blocchi tematici – dagli “appuntamenti del calendario civile” alla “seconda guerra dei Trent’anni”, fino ai “tornanti della storia” e al rapporto fra XX e XXI secolo – costruiscono una narrazione che procede per onde concentriche. Ogni saggio dialoga con gli altri, ogni episodio rinvia a questioni ancora aperte del nostro presente. Particolarmente efficace risulta la sezione dedicata alla Shoah, al Porrajmos e alla macchina totalitaria nazifascista. Qui Soverina evita sia il moralismo retorico, sia la freddezza accademica. La sua scrittura mantiene sempre una tensione civile, nutrita però da un rigoroso impianto storiografico.

La persecuzione degli ebrei, lo sterminio di rom e sinti, le leggi razziali fasciste, il laboratorio concentrazionario di Dachau vengono letti non come anomalie irripetibili, ma come il prodotto estremo di processi politici e culturali che affondano le radici nella modernità europea. È uno degli aspetti più convincenti del libro: la capacità di mostrare come il Novecento continui a proiettare ombre lunghissime sul presente. In questo senso, Soverina si inserisce in quella tradizione di storici-intellettuali che considerano la conoscenza del passato uno strumento di cittadinanza democratica.

Non meno interessanti sono le pagine dedicate al revisionismo storico e all’uso pubblico della memoria. L’autore affronta con decisione il tema della deformazione del passato operata da una parte della cultura politica contemporanea, soprattutto sul terreno dell’antifascismo e della Resistenza. Il suo non è un atteggiamento apologetico: è piuttosto la rivendicazione del metodo storico contro la manipolazione ideologica. Soverina insiste giustamente sul rischio di una memoria selettiva e deformata, funzionale alla costruzione di nuovi nazionalismi e nuove destre radicali. Le sue riflessioni risultano particolarmente attuali nel momento in cui l’Europa e l’Occidente sembrano attraversati da una crisi profonda delle culture democratiche.

Ma il libro acquista ulteriore forza quando affronta i grandi snodi geopolitici del tempo presente. Dall’11 settembre all’Afghanistan, dalla guerra russo-ucraina al conflitto israelo-palestinese, dall’assalto a Capitol Hill al ritorno di Donald Trump sulla scena mondiale, Soverina tenta una difficile operazione: storicizzare il presente mentre esso è ancora in movimento. È un esercizio rischioso, perché il confine tra analisi storica e commento politico può diventare sottile. E tuttavia l’autore riesce a evitare le trappole dell’immediatezza grazie a una prospettiva ampia, che tiene insieme economia, ideologie, mutamenti sociali e rapporti di forza internazionali.

In filigrana emerge una tesi forte: la contemporaneità è segnata da una transizione egemonica globale, dal declino relativo dell’Occidente e dalla crisi della democrazia liberale dentro il capitalismo finanziarizzato. È qui che il libro dialoga implicitamente con studiosi come Polanyi, Hobsbawm, Traverso e Arno J. Mayer. La scrittura di Soverina costituisce un altro elemento di rilievo.

Pur affrontando temi complessi, il linguaggio resta limpido, accessibile, privo di compiacimenti specialistici. L’autore possiede una qualità oggi rara: la capacità di fare alta divulgazione senza impoverire la complessità. Le sue pagine alternano rigore documentario, efficacia narrativa e partecipazione civile. Naturalmente, proprio l’ampiezza del progetto (432 pagine) comporta qualche inevitabile disomogeneità. Alcuni saggi hanno il passo rapido dell’intervento giornalistico, altri assumono il respiro della riflessione storiografica più ampia. Ma questa pluralità di registri finisce per diventare parte integrante del fascino del volume, che conserva volutamente il carattere di un laboratorio intellettuale in movimento.

Ciò che rimane al termine della lettura è soprattutto l’idea della storia come strumento indispensabile per orientarsi nel caos del presente. In un’epoca dominata dall’istantaneità digitale, dall’analfabetismo storico e dalla polarizzazione permanente, Soverina invita a recuperare il senso del tempo lungo, delle connessioni profonde, della responsabilità critica. Le onde lunghe della storia è dunque un libro non solo per studiosi, insegnanti o appassionati di storia contemporanea, ma per chiunque avverta il bisogno di comprendere le radici delle inquietudini del nostro tempo. Perché, come suggerisce implicitamente l’autore, senza memoria storica le società diventano più fragili, più manipolabili, più esposte al ritorno dei fantasmi del passato.
Mario Avagliano, storico. Tra i numerosi libri di cui è autore ricordiamo, scritto con Marco Palmieri,
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Pubblicato venerdì 5 Giugno 2026
Stampato il 05/06/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/dove-il-novecento-non-finisce-mai/




