Insieme abbiamo vissuto molte esperienze: l’estate dell’amore, l’inferno, la sfiducia e il dolore. La vita. Per me CSN&Y sono stati questo. Eravamo amici che stavano vivendo un fenomeno insieme. Neil Young

 

Una leggenda intramontabile. Protagonisti quattro stelle del firmamento musicale uniti nell’emblematica formazione che ha come sigla l’elenco dei loro cognomi: Crosby Stills Nash & Young. Icone della musica West Coast, veicolo di rinnovamento sociale, ambientale, politico, fondato sugli ideali di pacifismo e tolleranza, che mosse generazioni di giovani, riuniti nel movimento Hippie e della non violenza.

Un fenomeno che esplode negli anni Sessanta, quale alternativa d’oltreoceano alle travolgenti esibizioni dei Beatles e dei Rolling Stones e che, dall’area californiana degli Stati Uniti, si espande per diventare un successo planetario e senza tempo. Un fenomeno caratterizzato da alti e bassi, alterne vicende tra riunioni e allontanamenti, percorsi solistici e ricongiungimenti. Ma sempre artefice di esperienze artistiche di grande impatto, capaci di fondere le due anime, quella più impegnata nella denuncia dei mali dell’America e quella più poetica e sognante che cercava, anche in dimensioni alternative, la realizzazione di un mondo migliore. A unire i due aneliti, il suono, unico, dato dall’accordo di voci e di strumenti, straordinario emblema di un’epoca.

David Van Cortlandt Crosby (Los Angeles, 14 agosto 1941), il meglio noto David Crosby, nativo di Los Angeles, da tutti riconosciuto come il “santone californiano”, figlio di un direttore della fotografia statunitense, aveva scelto la musica invece dell’arte drammatica. Si era formato attraverso esperienze da folksinger nelle piazze e nelle coffee-houses di New York, una delle tante voci che a partire dagli anni Cinquanta affermavano, attraverso le canzoni, la protesta verso le disuguaglianze sociali, evidenti in quell’America del boom, e nella condanna alla guerra degli Stati Uniti in Vietnam, a favore dell’ideale pacifista.

Sopra, Song of a Seagull, primo album di Joni Mitchell. Foto sotto: I Byrds

Successivamente Crosby era stato coinvolto nelle performance e negli happening del gruppo dei Les Baxter’s Balladeers, poi si era impegnato nella produzione di Song of a Seagull, primo album di Joni Mitchell, per essere infine travolto dall’innovativo suono folk-elettronico creato dal gruppo dei Byrds. Era una formazione di rottura rispetto al passato, divenuta “simbolo di una purezza cristallina, inimitabile – racconta Sergio D’Alesio nel volume biografico Crosby Stills Nash & Young –, testimonianza di un’era incredibilmente ricca di lungimiranti vibrazioni flower-power, rock’n’roll, country rock”, con un’influenza enorme sui gruppi musicali nati in seguito.

L’intervento di Crosby, autore e chitarrista, forniva al gruppo spunti e idee musicali destinandolo alla fama mondiale, benché in alcune occasioni la sua presenza fosse stata occasione di contestazione anche per uno stile di vita condizionato dall’abuso di droghe e di alcool, da cui più volte aveva tentato di disintossicarsi. Il suo apporto era restato estremamente significativo e brani come Eight Miles High, Renaissance Fair, Tribal Gathering, What’s happening o come Mind Gardens, racconti autobiografici, sono pietre miliari lasciate in eredità.

Un tempo lontano – canta David con i Byrds in Mind Gardens in cima ad una collina, esisteva uno splendido giardino (…). Costruii un muro (…), sicché il freddo mortale non poteva entrarvi. Ma quando il sole e la dolce pioggia di primavera tornarono, non potevano raggiungerlo dentro le pareti e sarebbe di certo morto: allora buttai giù nuovamente il muro. Il giardino ora continua a vivere” (Mind Gardens, Il giardino della mente).

A conclusione dell’esperienza con i Byrds, Crosby è cooptato nei Jefferson Airplane, gruppo rock di San Francisco, nato nel 1965, pioniere di una controcultura e tra i fondatori del nuovo genere musicale psichedelico.

I Jefferson Airplane

Neil Percival Young, originario di Toronto in Canada dove era nato il 12 novembre 1945, era cresciuto a Winnipeg con il padre, giornalista sportivo, dopo il divorzio dei genitori. Questo evento, unito al contesto particolarmente isolato in cui viveva nella silenziosa regione del Manitoba, avevano determinato un carattere schivo e lunatico che diverrà la base della sua ispirazione artistica. Le energie avevano trovato sfogo nella creazione musicale con un gruppo rock locale, gli Squires, dove però la sua visionarietà e il suo mondo interiore non si erano potute esprimere appieno. Aveva così deciso di esibirsi da solista, suonando come folksinger nei locali tra gli Stati Uniti e il Canada.

I Buffalo Springfield

In una di queste serate avviene l’incontro con il texano Stephen Stills, (Dallas, 3 gennaio 1945), eclettico chitarrista autodidatta che lo coinvolge nella fondazione di un nuovo gruppo, i Buffalo Springfield. L’ingresso di Neil Young nel progetto musicale si concretizzerà nel 1965, nella base operativa di Los Angeles.

Steve Stills e Neil Young, insieme a Bruce Palmer al basso, Dewey Martin alla batteria e con il supporto di Richie Furay, incidono tre album: Buffalo Springfield, Buffalo Springfield again e The last time around.

Tre produzioni che mettono immediatamente in luce le divergenze tra i due chitarristi, in competizione per l’espressione di troppo diverse idee musicali.

Con i Buffalo Springfield, si disegna comunque un suono country rock selvaggio e uno scenario di grande impatto grazie alle tematiche affrontate. In For what it’s worth, uno dei maggiori successi, il testo di Stills contesta l’escalation della violenza in America nelle manifestazioni universitarie, nei sit-in, nelle marce pacifiste contro la guerra del Vietnam: C’è un uomo con un fucile in mano laggiù/Che mi sta dicendo di stare attento/Penso che sia il momento di fermarsi, ragazzi, cosa è questo rumore?/Tutti quanti cercano di capire cosa sta succedendo

Alcune delle ballate composte in questa formazione, poi, diventeranno dei classici nei concerti della formazione CSN&Y. Capolavori folk-country come I’m a child

e On the way home,

o più rock come Broken Arrow scritte da Neil Young.

Altri come Rock’n’roll woman, Hung upside down, Everydays, Bluebird, Four days gone, sono il frutto della mente eclettica di Stills.

Young continua a suonare in America, illegalmente, perché senza alcun permesso di lavoro, rischiando il rimpatrio più volte, anche a causa delle accuse di detenzione di stupefacenti. Decide poi di dedicarsi a un album solista, chiuso nella sua casa a Topanga, intorno a Los Angeles, nell’entroterra desertico californiano. L’album Neil Young, che uscirà nel 1969, è influenzato dallo stile country western, dalle canzoni di Bob Dylan, strutturato in lunghe ballate che raccontano storie, attraverso una poetica spesso visionaria e immaginifica. Come The last trip to Tulsa.

Stills, intanto, partecipa alla realizzazione dello straordinario album d’esordio di Judy Collins Who knows where the time goes e si apre a collaborazioni con artisti del calibro di Jimi Hendrix. Il suo primo album da solista, Stephen Stills (1970), registrato agli Island Studios di Londra, sarà dedicato proprio al chitarrista statunitense morto poco prima, e vedrà la partecipazione di artisti illustri, tra cui Eric Clapton e Ringo Starr. Un disco poliedrico che esplora diversi generi musicali. Tra i brani che entreranno anche nel repertorio dei CSN&Y è Love the one you are with.

Dopo varie esperienze e collaborazioni fonda la Stills Band suonando per tutta l’America canzoni come Change Partners, Ecology song,

Singin’ call.

Grahm William Nash (Blackpool, 2 febbraio 1942) militava invece nel gruppo pop rock degli Hollies che raggiunse un certo successo nel 1963, restando all’apice delle classifiche anglosassoni per diversi anni. Le proposte musicali di Grahm non trovavano, però, il giusto riconoscimento all’interno del gruppo, così Nash prese la decisione di troncare quell’esperienza, lasciare la famiglia e trasferirsi in California.

La sua poetica, anche nelle successive fasi da solista, si caratterizzerà per una visione animata dal sogno di cambiare il mondo per renderlo un posto migliore: “Con l’aiuto che possiamo portare, cambieremo il mondo, dandogli un nuovo assetto – scrive in Chicago –. Il mondo sta morendo e voi politici sedetevi, non c’è niente che possiate fare qui, dovete solo stare seduti affinché le cose vadano meglio (…). Se credete nella giustizia e nella libertà fate che ogni uomo viva la sua vita (…). Noi possiamo cambiare il mondo”.

Questa idea sembra concretizzarsi nell’estate del 1968. Un incontro decisivo dà l’avvio a una inedita avventura musicale, il trio formato da David Crosby, Stephen Stills e Grahm Nash, che sbalordisce per la perfetta fusione di voci, tra David e Grahm, e suoni. Per la prima volta nella storia del rock si conia il termine “supergruppo”, un’eccellenza che si genera dall’unione di personalità prodigiose, disposte a mettere in comune le proprie peculiarità.

David Crosby, Stephen Stills e Grahm Nash

La prima idea di nome, Frozen Noses, è presto abbandonata in favore di una sigla formata dai cognomi dei fondatori, che si ritrovano a Los Angeles per realizzare il primo album, autoprodotto. Il successo di critica e pubblico è immediato, anche per il particolare contesto musicale che favorisce l’accoglienza di una nuova formazione, in alternativa a quella dei Beatles che stanno per sciogliersi e dei Rolling Stones, in crisi dopo la morte di Brian Jones.

Richard Nixon, 37º Presidente degli Stati Uniti d’America dal 1969 al 9 agosto 1974, quando si dimise per evitare l’impeachment

Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase drammaticamente complessa, segnata dal governo autoritario di Nixon che asseconda irruzioni violente della polizia armata nelle università, per le strade, e in ogni luogo dove i giovani si radunano per manifestare contro la guerra in Vietnam. L’aggressione militare in Vietnam è considerata il segno di una inaccettabile politica imperialista e colonizzatrice volta a travolgere ogni minoranza.

“Crosby, Stills & Nash – scrive D’Alesio – tradussero in musica il senso d’inquietudine e di libertà repressa che circolava per le strade e nei ghetti delle classi meno abbienti”.

L’album d’esordio Crosby, Stills & Nash nasce dalla fusione di interventi musicali tra chitarre acustiche ed elettriche che dialogano perfettamente tra loro e con il supporto ritmico di Dallas Taylor. La voce in falsetto di Grahm Nash, sugli accordi della chitarra di Crosby, connota perfettamente il tipico sound del momento nella storia musicale. Escono brani memorabili, scritti da Stills, dall’inconfondibile sound californiano, con rimandi gospel, come in 49 bye-byes,

più folk in You don’t have to cry.

https://www.youtube.com/watch?v=b0fwcem15qM

Suite: Judy blues eyes, dedicata a Judy Collins

e Wodden ships, prefiguva un futuro fantascientifico nel quale due sopravvissuti si chiedono chi avesse vinto, chi fosse il nemico, per giungere alla conclusione che per stare al mondo è necessario condividere sentimenti umani, un “vento buono, caldo, quello che sta soffiando da Sud”.

Anche il contributo di David Crosby è incisivo, caratterizzato dall’esistenza di due anime poetiche, quella più visionaria e fantastica che si avverte in canzoni come Guinnevere, in cui è tratteggiata una figura femminile che diventa simbolo di libertà;

e quella politica e contestatrice di Long time gone che allude a una realtà americana scossa e traumatizzata in cui si vive nell’oppressione: “Ascolta, devi ascoltare quello che dice la gente. Sai che sta accadendo qualcosa intorno che non potrà durare ancora sino a domani mattina, e sembra che ci vorrà ancora molto tempo prima dell’arrivo dell’alba. Parla chiaro, devi parlare chiaro contro la pazzia, devi dire quello che pensi”.

Le ballate di Grahm Nash, infine, aggiungono all’album il tono sognatore e libertario del movimento flower power. Tra queste, Lady of the island, Pre-road downs e Marrakesh Express, canzone di viaggio e di evasione esotica e mistica verso il Marocco: “Vesti di cotone colorato ondeggiano nell’aria, cobra suadenti s’innalzano ritti sulla piazza, djiellabas rigati da indossare comodamente in casa”.

Il 17 agosto 1969 segna il debutto del gruppo che si esibisce nel grande raduno di Woodstock. La presentazione ufficiale vede anche l’aggiunta di Neil Young, il cui ingresso è patrocinato dal manager della casa discografica Atlantic, per inserire una ulteriore chitarra nella formazione e consentire a Stills di suonare anche le tastiere, ampliando le potenzialità sonore della band. Niente affatto facile accettare l’ingresso del quarto componente, che soprattutto Stills considera un ospite illustre da aggiungere solo in alcune occasioni. Alla fine, invece, Young ottiene un contratto che gli garantisce una carriera solista, ma anche di poter associare il proprio nome al gruppo che, così, diventa un quartetto, anzi una vera e propria rock band.

Festival di Woodstock, 15-18 agosto 1969

“Woodstock fu un vero divertimento – racconta Young nell’autobiografia Il sogno di un hippie – (…). C’era una folla oceanica e quello fu un momento di svolta nella storia del rock. Era così enorme da fare paura. Nessuno riusciva a sentire”.

A Woodstock

Quel debutto segna la storia della musica di tutti i tempi: “Di fronte a cinquecentomila anime – scrive D’Alesio – Crosby, Stills, Nash & Young fecero il loro ingresso nella leggenda con la naturalezza dei grandi protagonisti della scena rock mondiale”.

La registrazione completa del concerto di Crosby Stills. Nash e Young a Woodstock 69.

Il secondo album prodotto dal gruppo raggiunge un successo oltre ogni limite. L’impegno politico espresso dai loro testi rappresenta un motivo di deciso consenso per un pubblico sempre più toccato dai fatti politici e sociali. “Per il nostro prossimo concerto di domani, a Chicago – dichiarava Graham Nash citato da D’Alesio –, abbiamo chiamato anche il sindaco. Ci ha fatto la promessa che non avrebbe portato la polizia, perché combina sempre un sacco di guai e poi rende nervosa la gente, la distrae dalla musica”.

L’album Déjà Vu, del 1970 contiene Woodstock, canzone scritta da Joni Mitchel per riportare all’atmosfera di quella grandiosa manifestazione. Young compone Everybody I love you e altri capolavori come Helpless.

Di Crosby sono i pezzi più in sintonia con lo stile West Coast, come Déjà Vu e Almost cut my hair. Stills è autore di Carry on e 4+20. Nash scrive canzoni a tema sociale come Our house e Teach your children, in cui rivolgendosi ai più giovani chiede: “Fate un mondo in cui possiamo credere”.

Tra le canzoni più simboliche resta Find the coast of freedom: “Trova la costa della libertà delineata sul suolo, Madre Terra ti accarezzerà: lascia andare il tuo corpo, lascialo andare per terra”.

Four way street è un album live del 1971 che riassume il lavoro dei quattro portavoce dello stile californiano, all’apice della ispirazione artistica. Presto il gruppo si scioglierà, troppo condizionato da contrasti interni e spinte solistiche.

Nell’album si trovano tracce di un universo musicale che resterà inimitabile. Tra le migliori ballate, Young introduce temi di protesta sociale, come l’avversione al razzismo, presente per esempio in Southern man: “Uomo del Sud – canta Neil – meglio che tu stia attento alla tua testa, non scordare cosa c’è scritto nel tuo libro sacro: ‘Avverrà un cambiamento nel Sud’. Vedo cotone e vedo nero, alte bianche fattorie e catene, per quanto tempo ancora le sconterai?

La ballata Ohio, invece, nasce in seguito alla morte di quattro studenti durante una carica della polizia nello stato del Kent. “Soldati di latta e Nixon sta arrivando. Siamo veramente per conto nostro. Questa estate ho sentito i tamburi: quattro morti in Ohio. Ci devo andare. I soldati ci stanno falciando; avrebbero dovuto farlo tanto tempo fa. Cosa avresti fatto se tu l’avessi conosciuta e l’avessi trovata morta per terra? Come puoi correre quando sai?

CSN&Y

“La rivista Time – racconta Young nell’autobiografia – aveva in copertina la foto di Allison Krause, la ragazza uccisa dalla Guardia nazionale con altre tre vittime. Lei era distesa sull’asfalto con uno studente inginocchiato che la guardava (…). Queste persone erano il nostro pubblico. Erano esattamente quelli per cui suonavamo. Era il nostro movimento, la nostra cultura, la nostra Woodstock generation. Eravamo un tutt’uno. Il legame stretto tra i musicisti e le persone di quella cultura era una questione personale: hippie, studenti, figli dei fiori, chiamateli come volete. Eravamo tutti insieme”.

David Crosby aggiunge all’album ballate come Triad, The lee shore. Più personali, espressione di un’anima solitaria, Don’t let it bring you down e Cowgirl in the sand, danno voce a una poetica sognatrice, che tocca anche il tema dell’amore, inteso come rinuncia e sconfitta, raccontato attraverso la metafora di una donna “rubino nella polvere”, la cui luce comincia a offuscarsi.

L’intero album:

Il 1971 segna la chiusura definitiva dell’esperienza e il ritorno a carriere soliste. Stills fonda una nuova band country rock, i Manassas, dedita al recupero di stili musicali tipici del patrimonio musicale americano: il rock’n’roll, il country, il country western tradizionale, il rock blues e il folk rock californiano. Tra le canzoni più suggestive è Fallen Eagle, dedicata al tema della salvaguardia degli ecosistemi e della fauna locale come l’aquila selvaggia: “Canto per la nobile aquila; l’aiuto che ti può dare un gruppo di esperti del Governo è solo una pagliuzza per la tua salvezza. So bene che non riuscirete mai a sterminarla: l’aquila è una razza fiera”.

L’esperienza con i Manassas si chiude nel 1973, ma Stills non rinuncia a formare nuovi gruppi e a realizzare album solisti, come Stills 2 e Stills 3 del 1975 in cui si apprezzano, tra i brani, Love story.

Del ’78 è invece Thoroughfare Gap.

Dopo l’esperienza con CSN&Y, David Crosby, alle prese con il lutto per la morte della moglie, non aveva smesso di scrivere canzoni autobiografiche, introspettive, malinconiche, sulla solitudine e l’incomunicabilità, come Wall song sul tema delle “barriere fatte di paure che nessuno ascolta”.

Registra, poi, un album solista, If I could only remember my name (1971) a cui partecipano diversi artisti, tra cui Grahm Nash, Neil Young, Joni Mitchell, con brani suggestivi come Laughing

e Long Live The King.

Il brano di apertura è il manifesto della filosofia West Coast. La musica è emblema di amore e libertà: “Tutti dicono che la musica è uno stato mentale libero – canta in Music is love -. Toglietevi i vestiti e venite a stendervi sotto il sole”.

Il suo primo gruppo, i Byrds, resterà sempre presente nel suo orizzonte, tanto da concretizzare progetti come l’album The Byrds Reunion del 1973, seguito da concerti acustici, nel 1978, con alcuni membri della formazione originaria.

Crosby insieme a Nash, costituisce un duo. Del 1972 è l’album Grahm Nash & David Crosby che prosegue il sound country-rock della West Coast.

La ballate di Nash portano all’opinione pubblica temi di carattere sociale e politico: Immigration man, dedicata agli immigrati europei.

Poi Strangers room, Blacknotes, Southbond train: “Uguaglianza che tranquillamente sopporti il pugno, sei adirata e stanca del fatto che il tuo scopo non è stato ancora raggiunto?”.

Il duo subisce battute di arresto e riprese, fino a realizzare nel 1975 l’album Wind on the water, nel quale i due musicisti danno voce a tematiche ambientaliste, tra cui la difesa dell’ecosistema marino e delle balene: “Durante gli anni che nuotavi nell’oceano seguendo le sensazioni e gli impulsi del tuo Io, eri felice – cantano in Wind on the water -; ora però sei morto e lavato sulla costa, posso vedere il tuo corpo disteso: è una vergogna vederti finire così, è come gettare un’ombra nera sui nostri occhi, è come coprirsi la vista”. Intero album:

Nel 1973 Nash si dedica all’attività di produttore e successivamente inciderà l’album solista Wild tales. Le tracce, cronache della realtà, racconta ciò che avviene nell’America dei contrasti sociali e delle battaglie per i diritti. Prison song affrontava il tema molto presente nella canzone americana del dramma delle carceri, ispirata al fatto reale di alcuni giovani condannati per aver fumato erba: “Ecco una canzone da raccontare per tutti gli uomini che sono rinchiusi (…). È una porta aperta. Non ci sono ricchi lì dentro, che possono pagare e comprarsi la libertà, per il povero, il prezzo è troppo alto. Dei ragazzini nel Texas fumano erba, e arriva per loro una sentenza di dieci anni, un vero misfatto”.

L’avversione per la guerra emergeva invece in Oh Camil – The winter soldier, in cui la morte è una donna che tra i fiori e il fieno ha lasciato imputridire corpi di uomini uccisi sul campo di battaglia.

Nash sarà poi tra i fondatori del MUSE (Musicians United For Safe Energy), realizzando una serie di concerti antinucleari al Madison Square Garden, coinvolgendo alcune tra le voci più prestigiose del country e del rock americano, da Bruce Springsteen, ai Doobie Brothers, Nicolette Larson, Jackson Brown, Carly Simon. I fatti di Three Mile Island, del 1979, avevano sconvolto popolazione e opinione pubblica: un fatto accidentale aveva determinato la parziale fusione del nocciolo della centrale nucleare sull’omonima isola, in Pennsylvania, scatenando il più grave incidente nucleare degli Stati Uniti – come racconta Giovanni Zagni –, che aveva portato al rilascio di piccole quantità di gas radioattivi e di iodio radioattivo nell’ambiente. Movimenti di protesta si accesero in tutto il Paese. Una pellicola a opera di Barbara Kopple e Haskel Wexler portava a conoscenza di un largo pubblico quei drammatici fatti.

Alla fine degli anni Ottanta usciva l’album solista Earth & Sky con pezzi di grande intensità come Magical child,

Out of island, Helicopter song

che confermava Nash quale portabandiera del mondo visionario della West Coast.

Nel 1974, dopo le diverse esperienze come solisti e esibizioni in duo, la formazione CSN&Y tornava insieme per un tour mondiale. Usciva So far, una raccolta dei brani più noti, con in copertina una caricatura dei quattro disegnata da Joni Mitchell. La consacrazione avveniva sul palcoscenico di Wembley a Londra dove il supergruppo si esibiva in una scaletta memorabile, accolto da un sold out e da una critica sbalordita dal grandioso impatto della band. Quel concerto entrato nella leggenda chiudeva le esperienze live del quartetto.

Intero album:

Poi sarà la volta della formazione a tre, una sorta di ritorno alle origini, formata da Crosby, Stills e Nash che si ricostituirà nel 1977 per un album omonimo “Crosby Stills & Nash”. Il suono, puro e avvolgente di sempre, si apprezza in brani come In my dreams, Run from tears, Just a song before I go, la splendida Cathedral.

Seguendo le recenti produzioni, nel 2014 David Crosby ha pubblicato Croz, e altri tre album di inediti: Lighthouse del 2016, Sky trails del 2017 e Here if you listen nel 2018, a conferma di una personalità musicale eccezionalmente prolifera.

Young, invece, dopo la rottura, si era unirà ai Crazy Horse e proseguirà su una strada personale; nel 1970 incide l’album capolavoro After the gold rush, in cui mette in scena l’archetipo prediletto del solitario, del vinto e dell’estraneo, perfettamente descritto in The loner: “È un solitario, se lo vedi in metropolitana sarà senz’altro in fondo alla vettura a guardarti, mentre ti muovi, finché non avrà capito chi sei”.

Intero album:

Young è quello destinato ad avere più seguito, circondato da grandi musicisti coinvolti nei diversi progetti, tra cui l’album Harvest del 1972, con gli interventi di Linda Ronstadt, James Taylor, la London Symphony Orchestra, in brani di successo, come Heart of gold,

Old man,

e The needle and the damage done dedicata a giovani eroinomani.

Lo sguardo sulla drammaticità del presente lo porta a scrivere una canzone sul tema dell’antirazzismo come Alabama, lo stato in cui la discriminazione contro la popolazione di colore aveva superato ogni limite: “Alabama, il diavolo si burla del suo tiro ben giocato.  Alabama, i tuoi cambiamenti sono molto lenti e modesti, devi sentirti uno stato ben strano, la situazione ha toccato il fondo”.

Intero album:

Questa tematica lo tocca personalmente: racconta Young, infatti, del nonno nato in Florida, che parlava spesso delle angherie sopportate dai neri: “Io mi annoiavo a morte – si legge in D’Alesio – sentendolo parlare così ogni sera, poi lessi i giornali e vidi personalmente tutta l’oppressione nella quale erano costretti a vivere”.

Realizza poi la colonna sonora di un film-documentario da lui stesso girato, Yourney through the past, presentato nel 1973 al Film Festival di Dallas. Un racconto visionario tra capsule spaziali futuriste e tragedie del presente come le azioni criminali del Ku Klux Klan.

Tra i quattro artisti Young è anche quello più martoriato dall’abuso di droghe e alcool, traumatizzato dalla morte per overdose di due giovani musicisti, Danny Whitten e Bruce Berry, a cui dedicherà la canzone Tonight’s the night e poi un omonimo album, con storie di cocaina, come Tired Eyes.

Intero album:

Una lunga fase di discesa negli abissi caratterizza la sua carriera, segnata da insuccessi e da sbandamento interiore. Nel 1975 accetta la proposta di suonare insieme a Bob Dylan per raccogliere fondi a favore delle scuole povere di San Francisco, con uno scambio di canzoni, tra cui Helpless e Knockin’ on heaven’s door.

Sempre nel ’75 esce l’album Zuma, abbreviazione di Montezuma. Young era stato qualche tempo prima in Perù, insieme a Marlon Brando, paladino come lui della difesa delle minoranze etniche. L’album è una denuncia all’America violenta e colonizzatrice, e una rievocazione della cultura e della storia degli Aztechi e degli Incas, massacrati dai conquistatori bianchi. Cortez the killer, denunciava la strage operata dall’esercito spagnolo di Fernando Cortez.

Con l’album Hawks e Doves, Neil Young fa il suo ingresso negli anni Ottanta, da rock star al passo con i tempi, fedele a una vena creativa libera e geniale. Gli anni Novanta lo acclamano padrino del grunge. Kurt Cobain prima di suicidarsi citerà in una lettera alcuni versi di una canzone di Young. Diverse le collaborazioni e i successi, tra cui Philadelphia, scritta per l’omonimo film nel 1994, che riceverà una nomination ai premi Oscar per la migliore canzone.

Il nuovo millennio lo vede impegnato politicamente. L’album del 2006, Living with War è una denuncia alla politica del presidente Bush, con il suo intervento nella guerra in Iraq.

L’avversione ai governi americani guerrafondai si rinnova nel 2017, quando Young annuncia l’uscita di un nuovo album, intitolato The Visitor e contenente la canzone anti-Trump Promise of the Real.

La discografia in studio e dal vivo è così ampia da non poter che dare qualche indizio. Toast risulta l’album in studio del cantautore canadese pubblicato nel 2022 ma registrato precedentemente.

CSN&Y in concerto

Tra denuncia delle atrocità del presente e narrazione della vulnerabilità della propria mente, Neil Young rappresenta l’espressione più autentica dello spirito che ha animato il supergruppo, mosso alla condanna delle ingiustizie e delle prevaricazioni, e insieme aperto alla narrazione delle fragilità dell’essere umano.

A proposito di CSN&Y, ha scritto Young: “La band non si sciolse: semplicemente si fermò. Non si rigenerò. Smise di funzionare come se avesse una crisi o un attacco di cuore o roba del genere. Non arrivarono più canzoni da nessuno di noi. (…). Non ci si rigenerava. Abbiamo vissuto l’età dell’oro e poi abbiamo smarrito la strada. Sii grande o sparisci”.

La storia del supergruppo è raccontata nel documentario Crosby Stills Nash & Young – VH1 Legends Documentary.

Chiara Ferrari, autrice del libro Le donne del folk. Cantare gli ultimi. Dalle battaglie di ieri a quelle di oggi, Edizioni Interno 4, 2021; coautrice del documentario Cantacronache, 1958-1962. Politica e protesta in musica. Da Cantacronache a Ivano Fossati, edizioni Unicopli