Melfi, 25 Aprile 2026. nella foto la presidente della locale sezione Anpi, Anna Martino

A Melfi (PT), quest’anno, il 25 Aprile è diventato un laboratorio di cittadinanza, un rito collettivo che ha trasformato le strade della città in un tessuto vivo di memoria, partecipazione e futuro. E da questa esperienza, così profondamente radicata nella comunità, è nata una lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: un gesto corale, firmato da associazioni, scuole, realtà civiche e culturali, che vuole raccontare come la parola Resistenza continui a generare vita, diritti e responsabilità.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a San Severino Marche per l’81° della Liberazione (foto Quirinale)

Le parole pronunciate dal Capo dello Stato a San Severino Marche – quel “Ora e sempre Resistenza” che ha attraversato il Paese come un richiamo morale – sono risuonate anche, alle pendici del Vulture. Hanno trovato eco in una città che, per un’intera settimana, ha scelto di trasformare la Liberazione in un cammino condiviso: attività scolastiche, teatro, mostre, visite guidate, sport, convegni.

Con il Cis, tantissimi alunni sulle tracce della Liberazione

Una festa popolare, sì, ma consapevole, costruita insieme da ANPI, Fondazione “F. S. Nitti”, CIF, Azione Cattolica, FIDAPA, Sportello sociale immigrati e Donna, CSI, UISP, Bottega delle Emozioni e da tutti gli istituti scolastici di Melfi.

Un mosaico di energie civiche che ha trovato nell’Amministrazione comunale un alleato convinto, capace di sostenere e valorizzare questa alleanza tra istituzioni e società civile. E un volto simbolico, quello di Sonia Di Napoli, nipote di Attilio Di Napoli, antifascista e sindaco della ricostruzione: la sua presenza costante ha rappresentato il ponte vivente tra la storia e le generazioni che oggi la raccolgono.

Con lo Uisp, tanti bambine e bambini per il 25 Aprile 2026 a Melfi

La lettera inviata al Presidente Mattarella che potete leggere di seguito non è solo un resoconto. È una testimonianza. Racconta come, a Melfi, l’attualizzazione della Costituzione passi attraverso il riconoscimento di chi resta ai margini: le donne immigrate che sostengono famiglie, anziani, bambini, spesso senza tutele e senza voce.

Sulle tracce della Liberazione con il Cis

Lo Sportello Donna ha portato alla luce storie che interrogano la coscienza collettiva: il lavoro invisibile che regge una parte essenziale della nostra economia e che, proprio per questo, chiede di essere finalmente riconosciuto come cittadinanza, diritti, dignità. È l’Articolo 3 che torna a pulsare, concreto, nelle vite di chi non può più essere lasciato nell’ombra.

Il cuore più luminoso della Settimana della Liberazione è stato quello dei ragazzi. Le scuole primarie hanno attraversato Melfi alla ricerca dei luoghi della memoria; gli studenti delle secondarie hanno portato in scena Le 21 voci della Costituzione e allestito un percorso espositivo dedicato alle Madri Costituenti, restituendo volti, biografie, battaglie politiche che troppo spesso restano ai margini dei manuali.

Uno degli spettacoli proposti a Melfi nella Settimana della Liberazione

In quelle voci, in quei passi, in quelle mani che appendono pannelli e preparano scenografie, la Costituzione è tornata a essere ciò che è: un testo vivo, che chiede occhi giovani e indignazione giusta. Ai ragazzi è stato consegnato un messaggio semplice e radicale: la Resistenza oggi si fa accogliendo, rispettando, difendendo chi è fragile; non accettando mai che qualcuno sia considerato invisibile.

Istituzioni, associazioni, rappresentanze religiose, studenti insieme in corteo per il 25 Aprile

Il 25 Aprile si è chiuso con il corteo istituzionale; un convegno dedicato a Giovanni Amendola nel centenario della morte; e una grande giornata sportiva che ha coinvolto bambini e adulti. Restituendo così l’immagine di una città unita, capace di fare della memoria un motore di coesione.

La Costituzione protagonista in uno degli spettacoli realizzati dagli studenti di Melfi

La lettera al Presidente Mattarella nasce da tutto questo: dalla consapevolezza che la Liberazione non è un anniversario, ma un compito. Che “ora e sempre” non è uno slogan, ma un ritmo civile. Che la democrazia vive solo se nessuno viene lasciato indietro.

Melfi, oggi, affida al Capo dello Stato un messaggio di gratitudine e di impegno: siamo pronti a custodire quel testimone. Perché la Resistenza continua ogni volta che una comunità sceglie la libertà, la dignità del lavoro, l’inclusione, la partecipazione. E continua, soprattutto, quando lo fa insieme.

Anna Martino, presidente Sezione ANPI di Melfi