È trascorso un anno dalla scomparsa di Piero Cossu, presidente del Collegio di Garanzia dell’ANPI Nazionale. La Sezione di Ozieri (città metropolitana di Sassari), nella quale era iscritto Piero e città nella quale era nato e vissuto, ha voluto ricordarlo con un incontro aperto a cui hanno partecipato Vincenzo Calò, a nome dell’ANPI Nazionale, e i rappresentanti delle numerose strutture ANPI dell’intera Rete regionale Sardegna. Hanno pure partecipato delegazioni della struttura della CGIL sarda ricordando che Piero Cossu è stato dirigente sindacale di rilievo regionale e, nei primi anni 2000, segretario generale della Camera del Lavoro provinciale di Sassari.

La commemorazione si è svolta sabato 2 maggio, all’interno dell’auditorium dell’antico chiostro di San Francesco, proprio nella stessa sala nella quale, in occasione del 25 Aprile, era stata presentata alla città e ancora risultava allestita la mostra fotografica sulle Madri Costituenti; è stato unanimemente sottolineato dai partecipanti che la coincidenza e le stesse immagini proposte erano, di per sé, un doveroso omaggio alla stessa affettuosa memoria di Piero.

In sala a Ozieri. A dare avvio agli interventi è stato Antonio Polo

L’evento si è svolto sotto l’attenta regia di Sandra Zambolin, responsabile della Sezione di Ozieri. Ha dato inizio agli interventi Antonio Polo, storico dirigente della struttura e coevo di Piero, che ha proposto il ricordo dei primi anni della militanza politica dei fine Anni 60 nelle file del Partito Comunista e degli intensi decenni successivi; il suo percorso professionale tra gli edili e l’impegno militante nella categoria sindacale prima e sino all’attività a tempo pieno nella struttura confederale CGIL ai massimi livelli di responsabilità per tutto il periodo successivo.

Sandra Zambolin, presidente Sezione ANPI Ozieri

Vincenzo Calò, della struttura nazionale ANPI, ha evidenziato il fondamentale ruolo di Piero Cossu nella creazione ed estensione della rete ANPI in Regione Sardegna, soprattutto alla luce delle importanti intuizioni proposte e discusse nei Congressi nazionali e poi convertite in norma statutaria.

Vincenzo Calò, segreteria nazionale ANPI

Quelle decisioni consentirono alla stessa Associazione partigiana di aprire le iscrizioni ai giovani e procedere al ricambio generazionale in nome dell’importante eredità rappresentata dalla Costituzione italiana, nata dalla Resistenza. È ora idea condivisa unanimemente la straordinaria attualità dei principi contenuti nel Documento fondamentale della Repubblica e impegno comune la battaglia per la sua attuazione.

In tantissimi in una sala piena in memoria di Piero Cossu

Rosanna Derudas (ANPI Sassari), Gianna Lai (ANPI Sezione Cagliari e Comitato ANPI nazionale) e Carla Cossu (ANPI Oristano) hanno rammentato vari momenti condivisi con Piero Cossu per la realizzazione del percorso comune organizzativo dell’Associazione in Sardegna, mentre Thomas Arras ha evidenziato l’importante ruolo svolto da Piero nell’incarico di segretario generale della Camera del lavoro provinciale di Sassari, soprattutto nell’assunzione delle responsabilità inerenti l’incarico nella delicata fase di crisi industriale attraversata dall’intero territorio.

Gli interventi di Rosanna Derudas, presidente provinciale ANPI Sassari; Carla Cossu, presidente provinciale ANPI Oristano; e di Gianna Lai, presidente della sezione ANPI di Cagliari e componente Comitato nazionale ANPI

Ha concluso gli interventi Antonio Attili, che è stato in passato deputato eletto nelle file del PCI in quel Collegio, che ha rammentato come sin dal periodo giovanile Piero Cossu avesse fatto della militanza attiva l’indispensabile metodo politico per la difesa dei principi irrinunciabili, accompagnandone l’azione col pragmatismo concreto dell’agire sindacale di chi sa individuare e attuare soluzioni concordate a difesa del lavoro.

Antonio Attili

Domenico Piccinnu (ANPI Gallura) ha consegnato nell’occasione una targa ricordo alla famiglia, realizzata artigianalmente dagli allievi della Scuola Ipia “Amsicora” di Olbia, che avrebbe dovuto essere consegnata da Piero Cossu durante la cerimonia di attribuzione del premio “Joyce Lussu” alla storica Anna Foa lo scorso anno. La targa non fu consegnata per l’assenza di Piero in quell’occasione; purtroppo erano già manifesti gli effetti della malattia che poi fu causa della scomparsa.

Tutti in piedi per applaudire Piero

Chiusa questa parte tra gli applausi commossi dei convenuti, l’evento si è poi concluso nell’atrio esterno dell’antica struttura con un rinfresco offerto a tutti i partecipanti nel corso del quale sono emersi spontaneamente ancora molti vivi ricordi di Piero Cossu e della sua azione politica.

Franco Dore

 


L’intervento integrale di Vincenzò Calò
Ozieri, 2 maggio 2026

Piero cominciava così il suo intervento – sul nuovo Statuto – alla Conferenza di Organizzazione delle ANPI del Sud, svoltasi a Paestum il 6 – 7 Aprile 2024: “A essere sincero mi sarebbe piaciuto, in questa conferenza parlare di disuguaglianze, quelle interne al nostro Paese. Quelle sulla sanità, sugli asili nido, sulla qualità della vita e sull’aspettativa di vita, sulla differenza di reddito e mettere tutto questo in relazione con la sciagurata proposta di autonomia differenziata ed infine, dire qualcosa su quello che l’ANPI può fare. Poi Vincenzo mi ha buttato addosso la croce del RUNTS e del nuovo Statuto e siamo qui a dare, speriamo, un utile contributo”.

In queste parole c’è l’essenza di Piero. Lo spirito di servizio alla causa dell’ANPI, quell’altruismo necessario, proprio di un dirigente che quando ci crede, ci crede davvero. Retaggio di chi sa che in ogni caso è meglio sbagliare con glia altri, piuttosto che avere ragione da solo. Lui svolgeva l’importante ruolo di Presidente della Commissione Nazionale di Garanzia e sapeva che eravamo – e siamo – in una fase di svolta, dove oltre alla memoria va coltivata la prospettiva, e la prospettiva è fatta anche di adempimenti formali, non solo il nuovo Statuto, ma soprattutto le nuove aspettative. E Piero ha fatto di tutto per non disattenderle, soprattutto quelle delle nuove generazioni.

Prendeva le cose terribilmente sul serio, Piero, con fare leggero però, convinto che le buone ragioni vanno portate senza arroganza ma con argomenti plausibili.

Piero però non fa a meno, non può fare a meno di mettere al centro le grandi questioni: le disuguaglianze (quelle sociali, quelle territoriali, ma soprattutto quelle culturali), la sanità malandata (tradotto: la sanità pubblica quale grande conquista delle lotte partigiane prima e sindacali e politiche poi), gli asili nido (con uno sguardo al processo di emancipazione delle donne, cominciato sulle montagne e ancora incompiuto dal punto di vista sostanziale), la qualità della vita (ovvero le discriminazioni latenti), l’aspettativa di vita, legata alla differenza di reddito tra uomini e donne, tra nord e sud, posta come traguardo del rispetto della persona umana professato dalla religione civile che si chiama Costituzione.

E poi, da sardo, sapeva che la storia della Resistenza era la storia della grande conquista dell’unità nazionale, uomini e donne che dal sud d’Italia sono andate a combattere e morire al centro – nord, consapevoli che o si è liberi tutti o non è libero nessuno. Per questo vedeva l’Autonomia differenziata come una grande offesa alla grande storia della Resistenza nel nostro paese. Aveva le idee chiare, Piero, che però non era uno che si volta tanto in dietro, perciò si è sempre posto il problema di come affrontare le cose attuali con lo spirito delle conquiste partigiane. Perciò si chiedeva cosa poteva fare l’ANPI, e lì tracciava le linee della grande comunità che siamo. È questo il suo testamento spirituale, l’unità d’intenti di un’associazione che è di tutti i democratici e gli antifascisti, ovvero di tutti coloro che si ritrovano nei principi costituzionali.

Quindi niente dimenticanze ma scelte di temi fondanti pensando a cosa eravamo e a cosa diventeremo, con pazienza, diligenza e perseveranza, stando nella società di oggi con dignità e onore.

Un pioniere della nuova ANPI, Piero. Facendo sua la lezione progressiva della Resistenza. Con pazienza ha fondato l’ANPI in Sardegna e l’ha fatta crescere. Lasciando spesso spazio agli altri. Sono orgoglioso di essergli stato accanto nella mia funzione di Coordinatore delle ANPI del mezzogiorno. Ricordo ancora quando atterrai per la prima volta a Olbia per incontrare e conoscere il carissimo amico e compagno Domenico Piccinnu, insieme a Piero, per andare a Nuoro, dove l’ANPI non c’era e doveva costituirsi. Durante il viaggio scoprì un uomo ironico e profondamente legato alle vicissitudini umane, che con Domenico era un tutt’uno di ironia e sfottò. A Nuoro incontrammo Bore Muravera, Pietro Dettori e altri compagni. Nacque l’ANPI, sulle fondamenta dei grandi rapporti umani e delle profonde motivazioni ideali. Piero ne era maestro.

Compagno di momenti spensierati. Dopo le riunioni era un dovere concedersi alla festa, alla cena o al pranzo insieme, al buon vino. In Sardegna, ma anche nel continente, in occasione dei consigli nazionali. Come quella volta che per festeggiare il compleanno di Smuraglia, in assenza di un coro degno di questo nome, a capo della delegazione sarda intonò tutte le canzoni partigiane possibili. Eravamo a Chianciano terme.

Ora voglio confessarvi una cosa. Quando avevo dei dubbi, delle incertezze o una certa insofferenza, mi veniva naturale telefonare a Piero per chiedergli un consiglio, piuttosto che un parere, e immancabilmente alla fine della telefonata avevo le idee più chiare. Era uomo di giudizi netti, Piero, onesto e leale fino all’inverosimile.

Difendeva e perorava la decisione assunta nel Congresso di Chianciano del 2006, per effetto della quale si decise di aprire l’Associazione agli antifascisti che condividevano i valori e le finalità dell’ANPI, anche se, per ragioni anagrafiche, non avevano partecipato alla lotta di Liberazione del Paese dal nazifascismo.

Diceva che, come quella lungimirante scelta, non solo aveva consentito la sopravvivenza dell’Associazione e l’avvio della Nuova Stagione dell’Anpi e la costruzione dell’Anpi di massa, anche la decisione di essere protagonisti delle dinamiche della società attuale, non solo non pregiudica l’essere e il mantenere la connotazione e la qualifica di  Ente Morale che ha organizzato e ancora organizza le donne e gli uomini che hanno combattuto nella Resistenza, ne ha difeso e ne difende  la memoria e valorizzato il contributo dato per la liberazione del Paese, ma consente all’Associazione di collocarsi, a pieno titolo, all’interno di quel segmento della società nazionale che si relaziona con le istituzioni e gli Enti ai tutti livelli, cogliendone le opportunità e le risorse.

Aveva lo sguardo lungo, Piero. Era uomo di unità e di chiara appartenenza, consapevole com’era che niente ci viene regalato.

Era grande il suo senso di responsabilità, in questa nostra associazione che gode di grande prestigio, alla quale, alle volte viene chiesto di svolgere ruoli che non sono propri, affermando che tanti sono quelli che si rivolgono all’ANPI cercando surrogati di partiti e movimenti che non ci sono più. Aveva ben chiaro il ruolo e la collocazione dell’ANPI, Piero, e oggi questo pragmatismo ci sarebbe davvero tanto utile.

“Perseguire l’obbiettivo della costruzione di un ANPI di massa, continuare a far vivere la nuova stagione dell’ANPI in un Paese che vede al Governo una destra che non ha mai rinnegato il proprio passato fascista è difficile e richiede grande attenzione, perché ogni volta che commettiamo un errore, in buona fede o meno, abbiamo gli occhi del Paese puntati addosso, perché, ricordiamocelo sempre, per tanta parte delle persone: fa più rumore un albero che cade della foresta che cresce”, diceva Piero.

Se posso, oggi, voglio dire che Piero mi ha insegnato che per un albero che cade, altri ne nascono a rinfoltire la foresta, quella dei valori democratici, dei diritti, della giustizia, della libertà e delle grandi relazioni umane, che ci fanno essere diversi, che ci fanno sentire giusti in una società degradata.

Grazie, Piero, d’essere stato un albero solido per le nostre idee, che continuano a germogliare dalle radici della tua vita.

Vincenzo Calò