Instancabili e indomite, le Donne della Resistenza e Madri della Costituzione, continuano a raccontarci una Storia che, evidentemente, merita di essere ascoltata e diffusa. Lo fanno in quello che potrebbe definirsi un itinerario di democrazia. Un numero considerevole di scuole della Sardegna, di ogni ordine e grado; e poi convegni, congressi, seminari, assemblee in Sardegna, a Catania, a Roma, a Firenze, a Vicenza, ad Agrigento; esposizioni in spazi istituzionali, biblioteche, musei, in un presidio ospedaliero di Verona rivolto alla cura delle donne.

Proprio come riportato in un pannello dedicato alle Partigiane, nella mostra “Donne della Resistenza, Madri della Costituzione. Itinerari di Democrazia” queste straordinarie testimoni della storia più bella della nostra Repubblica, sono ovunque.

E ovunque riescono a parlarci dell’importanza di restituire alla conoscenza storica il ruolo che hanno svolto per liberare l’Italia dal nazifascismo e per porre le basi, solide e costituzionali, dei diritti delle donne in quello che era un contesto politico e giuridico profondamente arretrato e reazionario.

La mostra “Donne della Resistenza. Madri della Costituzione. Itinerari di Democrazia” curata da Luisa Sassu, dell’ANPI di Cagliari, nasce nel 2018 per celebrare in modo diverso il settantesimo dell’entrata in vigore della Costituzione, prendendo spunto dalle parole di Nadia Gallico Spano: “Quando si parla della donna rispetto alla Costituzione… si sottolinea generalmente ciò che la Repubblica, la democrazia, la Costituzione hanno dato alla donna… ma non si parla mai di ciò che la battaglia delle donne ha dato alla Repubblica, alla democrazia, alla Costituzione”.

Dal 2018 a oggi, nell’anno in cui si celebra l’ottantesimo della Repubblica e del voto delle donne, è proprio quel sottotitolo della mostra, “Itinerari di democrazia”, che sta rivelando il senso e la funzione sia di questa che di tutte le altre bellissime mostre sul tema.

Luisa Sassu

La necessità e l’urgenza di recuperare la storia e la memoria di un’eredità che non può essere smarrita e dilapidata perché la democrazia non è un punto fermo, è una realtà in cammino e in continuo movimento. E quel cammino sta incontrando ostacoli pericolosi e bugiardi, che impongono la conoscenza di una mappa sicura. Quelle donne ci parlano, ci indicano l’itinerario verso l’approdo più accogliente, che è la Costituzione della Repubblica. Ed è in questa loro capacità di parlarci ancora e ancora che possiamo trovarle ovunque, proprio come durante la Resistenza.

Luisa Sassu, direttivo ANPI provinciale Cagliari


Tre piccoli paesi, una grande memoria: il ritorno delle Madri costituenti come dono antifascista

«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». Lo scriveva Cesare Pavese ne La luna e i falò nel 1950. Quali parole più vere per chi come me vive lontano dal proprio paese ormai da anni. E sono stati quegli anni di lontananza e talvolta distanza, che mi hanno aiutato nel capire che è anche grazie al paese da cui si è andati via, prima mio padre, poi io, che il tornare significa costruire e donare. Un costruire, direi poco materiale, intangibile, ma pur vivo e autentico. E il mio costruire vuole ispirarsi ai valori dell’antifascismo che fieramente rivendico e di cui non temo parlarne.

Il mio peculiare ritornare si manifesta anche sostenendo un’organizzazione che ho sempre ammirato, l’ANPI, e quando seppi che vi era una sezione che copriva anche l’area geografica che include il mio paese, non ci pensai due volte a richiedere la tessera. Tessera che va ben oltre il possedere un cartoncino colorato con scritto il proprio nome, tessera che rappresenta un insieme di valori nel quale rivedi te stessa e che vorresti fossero di tutti e tutte.

Da questo desiderio del dono, di poter portare qualcosa di nuovo, assieme al presidente della sezione Medio Campidano, Carlo Marras, nacque l’idea di poter presentare il progetto ‘Donne della Resistenza. Madri della Costituzione -Itinerari di Democrazia’, nato dall’instancabile e meticoloso lavoro di Luisa Sassu; presentarlo a Tuili, il mio piccolo paese, all’interno di quella che un tempo era dimora nobiliare, Villa Asquer, adesso adibita a museo dell’olio e museo delle launeddas. Così il 26 luglio, giorno in cui molti fedeli cattolici celebrano Sant’Anna, a Villa Asquer ha avuto inizio quella che, omaggiando le donne della resistenza, ho voluto definire, Staffetta Museale. Ebbene sì, dal piccolo comune di Tuili, dalla solida Villa Asquer, a fine agosto, il progetto sulle Donne della Resistenza, troverà una nuova casa, il Museo della Donna a Pauli Arbarei.

E sarà a settembre, cabudanni in sardo, mese che segna l’inizio del nuovo anno agrario come di quello scolastico, che vorremmo coinvolgere studenti e studentesse delle primarie e secondarie, per raccontare quanto le donne abbiano lottato per la liberazione dell’Italia dal fardello fascista e contribuito attivamente alla stesura della nostra bellissima Costituzione. Come a unire sacro e profano, a ospitare il lavoro di Luisa Sassu, sarà poi il museo di Villanovafranca, che a fine di settembre, nel celebrare la Madonna della Salute, verranno ricordate quelle madri, mogli, sorelle che per colpa di terribili guerre hanno perso, e continuano a perdere, i propri amati.

Tre paesi, tre piccoli paesi, tre musei, un progetto dal significato che oggi sembra essere più che mai necessario, perché non soltanto il ruolo della donna ma quello della Costituzione stessa viene minato, un lavoro che ha creato una rete, una connessione tra piccole comunità e che ha visto il suo nascere durante il caldo intenso di fine luglio, ma che ci condurrà verso il mite e amato autunno stagione che rende la Sardegna un luogo magico in preparazione al quieto inverno.

Olga Cera