Lula (da https://www.dinamopress.it/news/brasile-si-risveglia-nella-corruzione-del-sistema-giudiziario-conferme-lula-un-prigioniero-politico/)

7 aprile 2018, l’arresto. 8 novembre 2019, la liberazione.

Alle 17,45 (ora locale) l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha lasciato la Sovraintendeza della Polizia federale di Curitiba in cui era detenuto da 580 giorni. La liberazione è avvenuta in conseguenza della decisione del STF/Supremo tribunale federale in data 7 novembre che ribadisce che condannati in seconda istanza non possono essere incarcerati prima della senzenza definitva come previsto dalla Costituzione brasiliana. La detenzione arbitraria compiuta dai giudici di Curitiba e Florianopolis si somma quindi alla immane manipolazione del processo contro Lula documentata dagli atti processuali e anche dalle registrazioni rese pubbliche da Intercept Brasile.

All’uscita dal luogo di detenzione Lula si è fermato presso l’accampamento Vigilia Lula Livre/Veglia Lula Livre in cui per mesi e mesi militanti di partiti, movimenti sociali, gente comune hanno appunto vigilato a pochi metri di distanza dal luogo di detenzione. Ecco il testo del suo discorso.

È molto tempo che non vi vedo. Cari compagni e care compagne, non potete capire la dimensione del significato di trovarmi qui, con voi. Io, che per tutta la vita ho conversato con il popolo brasiliano, io non pensavo che oggi avrei potuto essere qui conversando con uomini e donne che durante 580 giorni hanno gridato, qui, “Buongiorno, Lula”, hanno gridato “Buon pomeriggio, Lula”, hanno gridato “Buonanotte, Lula”.

Non importa se pioveva, non importa se ci fossero 40 gradi, non importa se ci fossero zero gradi, ogni santo giorno voi eravate l’alimento della democrazia di cui avevo bisogno per resistere. L’infamia che il lato marcio dello Stato brasiliano ha fatto verso di me e verso la società brasiliana, il lato marcio della Giustizia, il lato marcio del Ministero Pubblico, il lato marcio della Polizia Federale, il lato marcio dell’Agenzia delle Entrate. Tramestarono, lavorarono per cercare di criminalizzare la sinistra, il PT/Partito dei lavoratori e Lula. E non potrei andare via di qui senza salutarvi.

In primo luogo voglio salutare i compagni che hanno lavorato qui giorno e notte (Lula legge una lista di persone). Devo ringraziare il mio avvocato e sua moglie. Devo salutare la nostra presidente del PT, Gleisi Hoffman. Devo salutare quello che quasi è stato il nostro presidente se non fosse stato scippato, Fernando Haddad (Lula continua a ringraziare diverse persone). Bolsonaro, lui ha oltre 20 persone che fanno il suo Twitter. Io ho una sola persona, la Nicole (Lula la abbraccia).

Ne ho già parlato, ma non tutti voi la conoscete.  Voglio presentarvi la mia futura compagna, Rosângela. Sapete che ho avuto l’audacia come detenuto di trovare una innamorata, che è innamorata e anche accetta di sposarmi. Ha molto coraggio.

In verità io non avrei neanche parlato qui, perché da 580 giorni sto in una stanza, ascoltandovi tutti i giorni, ascoltando le vostre musiche. Anzi, volevo congratularmi con chi ha scelto di suonare Massa Falida, che era la musica che negli anni 80 usavo per fermare il lavoro per fare assemblea.

Immaginavo che, quando sarei uscito, avrei incontrato ogni compagno della veglia per dare un abbarccio, un bacio, perché non potete sapere il significato e l’importanza che voi siete stati per me. Sono rimasto più forte, più coraggioso. Voglio che voi sappiate che, oltre a continuare a lottare per migliorare la vita del popolo brasiliano, che è una tragedia, oltre a lottare per non permettere che questa gente svenda il paese, voglio dire con voce forte e chiara, voglio fare sapere il lato menzognero della Polizia Federale che ha condotto l’indagine contro di me. Il lato menzognero e vile del Ministero Publico e del Gruppo di Lavoro (della Lava Jato).

Moro e il TRF-4/ – Tribunale regionale federale della quarta regione – devono sapere: loro non hanno arrestato un uomo, loro hanno cercato di uccidere una idea. E una idea non scompare. E voglio lottare per provare che esiste una banda di mafiosi in questo Paese, che ha fatto questa porcheria per tentare, guidati dalla Rete Globo di Televisione, di creare l’immagine che il PT doveva essere criminalizzato e che Lula era un bandito. Se si prende Dallagnol, se si prende Moro, se si prendono alcuni commissari che hanno fatto l’indagine, ciò che rimane non è il 10% dell’onestà che io rappresento in questo Paese.

Loro devono sapere che carattere e dignità non sono qualche cosa che si compra al shopping center, non è qualche cosa che si compra al mercato, non è qualche cosa che si compra al bar. Io ho acquisito tutto ciò che ho nella vita da una donna che nacque analfabeta, che ha avuto tutti i figli senza ospedale, tutto con la levatrice, e che mi ha insegnato ad avere dignità. E che è morta analfabeta. E è la donna Lindu che mi fa dire a questa gente che ha cercato di condannarmi: io esco da qui senza odio.

A 74 anni, il mio cuore ha spazio solo per amore. Perché l’amore vincerà in questo Paese. Non è l’odio che vincerà in questo Paese. Ma loro devono sapere che per un “nordestino” che è nato a Garanhuns, che è venuto a San Paolo a 7 anni, che ha avuto fame, che è andato via di là, è venuto a San Paolo e non è morto di fame fino a 17 anni, non c’è niente che lo vinca. E non sarà una menzogna. Voglio dirvi che adesso io sto andando a San Paolo, domani ho un incontro nel Sindacato dei Metameccanici (di San Bernardo) e poi, le porte del Brasile saranno aperte perché io possa percorrere questo Paese per discutere con il nostro popolo una via di uscita.

Fernando Haddad con Manuela D’Avila, candidati rispettivamente alla presidenza ed alla vicepresidenza del Brasile alle elezioni vinte da Bolsonaro. Manuela D’Avila partecipò il 14 e 15 dicembre 2018 al forum europeo antifascista promosso a Roma dall’Anpi (da https://peoplesdispatch.org/2018/09/14/fernando-haddad-and-manuela-davila-to-hold-aloft-lulas-banner-in-october-polls/)

Ieri ho visto nella televisioni i dati dell’IBGE/Istituto brasiliano di geografia e statistica. Dopo che io fui arresttao, dopo che loro scipparono Haddad, il Brasile non è migliorato, il Brasile è peggiorato. Il popolo ha più fame, il popolo è disoccupato, il popolo non ha lavoro con contratto stabile. Il popolo lavora come Uber, il popolo lavora per consegnare pizze, il popolo sta lavorando senza nessun rispetto. E ancora ieri ho visto la notizia che non ci sarà aumento del salario minimo nei prossimi due anni. E inoltre, dopo che il Brasile ha avuto un ministro dell’Educazione del livello di Haddad, hanno messo un ministro dell’Educazione grossolano che cerca di distruggere la nostra università.

Dunque, io esco da qui e voglio che voi sappiate che esco da qui con il maggiore sentimento di gratitudine che un essere umano può avere per un altro. È quello che sento per voi. E non ho astio verso i poliziotti federali, verso i carcerieri, ho la volontà di provare che questo Paese può essere molto migliore nel momento in cui non abbia un governo che mente attraverso Twitter come Bolsonaro mente, che abbia il coraggio di conversare con il suo popolo per trovare le soluzioni per i problemi del Paese. A voi tutti, grazie, dal fondo del cuore, grazie. Non posso pagare il mio debito verso di voi se non dicendo che vi sarò eternamente grato e fedele nella lotta. Che Dio benedica ogni uomo e ogni donna e che ci faccia continuare nella lotta. Grazie per il grido Lula Livre di questo 580 giorni.

Fonte: Carta Capital, traduzione di Teresa Isenburg, precedenti articoli su www.latinoamerica-online.it