Tema

Deportazione

lunedì 6 Ottobre 2025

Non solo Israele-Palestina. Il Medio Oriente e la colpevole rimozione dell’Europa

La radice di tanti conflitti risale agli interventi e alle decisioni occidentali. L’accordo Sykes-Picot del 1916 ridisegnò i confini della regione, creando Stati e cancellandone altri, sacrificando interi popoli. I curdi, per esempio, furono divisi tra Iran, Iraq, Siria e Turchia, e da più di un secolo vivono guerre e repressioni. In questo momento tragico avremmo bisogno di grandi leader come Nelson Mandela, che nel 1992 rifiutò il premio Atatürk per la pace in Turchia, e seppe collegare la lotta del suo popolo a quella di altri oppressi con un messaggio universale. Perché la giustizia è una sola, a Soweto come in Kurdistan, a Gaza come in Sudafrica

domenica 10 Dicembre 2023

Verona 1943, quando i poliziotti salvarono gli ebrei

Con il libro “Le ricerche hanno dato esito negativo”, lo storico Olindo Domenichini racconta la vicenda poco nota dei “giusti” della Questura cittadina durante le persecuzioni razziali nel biennio 1943-1945 (Cierre edizioni, prefazione Stefano Biguzzi). Ed emergono figure di grande levatura morale e civile come quella del brigadiere Felice Sena

mercoledì 8 Febbraio 2023

Il Porrajmos, la Shoah del popolo Rom e Sinti

Fu parte integrante del progetto omicida e biopolitico del nazismo volto a sradicare e sopprimere le varie categorie di “diversi”. Anche l’Italia recluse Rom e Sinti in campi di concentramento. Eppure la Memoria degli “ultimi degli ultimi”, nelle istituzioni, tra la società civile e anche nella storiografia, è ancora trascurata e fa fatica a uscire dal buio della rimozione pubblica

Periodico dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

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È uscito lo Speciale cartaceo di Patria! Inviato ai Comitati provinciali ANPI per essere distribuito alle Sezioni, nelle scuole e nelle università

venerdì 8 Maggio 2026

Uno sterminio a lungo rimosso. L’aggressione all’Etiopia dell’imperialismo fascista

Novant’anni fa, il 9 maggio 1936, dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini celebrava la conquista dell’Africa orientale come trionfo nazionale, accompagnato da cori plaudenti e da una propaganda che esaltava miti di grandezza e missioni redentrici. Ma dietro la retorica si stava consumando una spedizione coloniale segnata da bombardamenti chimici, massacri di civili, deportazioni e leggi razziali. La prima campagna bellica in grande stile di uno Stato europeo dopo la conclusione della Grande guerra rivelò presto la sua natura fallimentare, lasciando dietro di sé un’eredità di violenze occultate e una memoria pubblica incapace per decenni di riconoscere la portata delle responsabilità italiane

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