L’antifascismo in Italia è stato plurale: un intreccio di individui, idee, programmi, strategie e priorità diverse, talvolta persino inconciliabili. Non un blocco compatto e monolitico, né un coro armonico. Da questo presupposto prende avvio lo studio e il racconto di Lorenzo Tibaldo nell’opera Il vento della libertà – Storia dell’antifascismo italiano, in cui l’autore compie un’operazione necessaria e preziosa: restituire alla storia la sua complessità. Con «antifascismo italiano» si intende dunque la somma di molti antifascismi: tanti antifascismi quante sono le ideologie e le motivazioni che li animano; tanti antifascismi quante sono le interpretazioni dello stesso fascismo. Tibaldo racconta una storia fatta anche di errori: non un’epopea né mitologia. Un antifascismo segnato, nelle sue primissime ore, più dalle divisioni che dall’unità e incapace di costruire un’opposizione coesa, organica e realmente organizzata; lasciando una zona grigia in cui il fascismo prolifera: uno spazio che non è adesione esplicita, ma neppure opposizione. Così, il fascismo ha potuto fare presa nella società italiana, alimentandosi della sua rabbia, delle sue paure e delle sue convenienze: nel consenso, ma anche – e forse soprattutto – nella passività.

Lo storico Lorenzo Tibaldo

Il vento della libertà è un’opera agile e ben scritta, efficace sul piano divulgativo. Utile e interessante anche per chi conosce già questi temi e ne cerca una narrazione fluida e solida; la sua sintesi è, al tempo stesso, il principale punto di forza e il suo limite.

Mussolini sfila davanti agli Arditi

Il racconto si apre con una riflessione sulle diverse interpretazioni del fascismo e con un primo inquadramento delle molteplici forme di antifascismo; prosegue poi con una ricostruzione storica del fascismo e delle sue opposizioni, riservando particolare attenzione a temi spesso trascurati. Tra questi, la politica italiana dell’immediato primo dopoguerra, la fase movimentista del fascismo e i tentativi di contrastarlo, le esperienze dell’antifascismo clandestino, dell’esilio e dell’opposizione fuori dai confini nazionali. Il tutto cercando, per quanto possibile, di leggere e interpretare gli eventi alla luce delle categorie di pensiero elaborate dagli intellettuali antifascisti dell’epoca.

Una delle tante scene di felicità popolare per la Liberazione dal nazifascismo

Particolarmente degno di nota è l’ultimo capitolo del volume, “La crisi dell’antifascismo”. In cui l’autore intreccia riflessione e ricostruzione storica, ripercorrendo l’evoluzione del valore dell’antifascismo dalla Liberazione fino ai giorni nostri. Uno sguardo lungo, che attraversa oltre ottant’anni di storia, necessario per riflettere sullo stato di salute attuale dell’antifascismo – e quindi della democrazia, della Repubblica e dello Stato di diritto.

Un capitolo estremamente ricco di informazioni, che aiuta a illuminare passaggi e dettagli spesso poco noti o trascurati. E che permette di comprendere come il tentativo di riscrivere la storia non sia recente, ma rappresenti da sempre un obiettivo perseguito dai neofascisti.

Scrive Tibaldi: Nel dopoguerra il mercato dei libri riguarda ancora una cerchia ristretta di italiani, ma da questi inizia la narrazione alternativa di quello che sono stati il fascismo e la Resistenza. I fascisti beneficiano dell’appoggio di una serie di piccole case editrici, (…). Per giungere a milioni di cittadini lo strumento principale sono i rotocalchi, nei quali molti giornalisti con un passato fascista hanno potuto rilanciarsi e affermarsi, offrendo una loro visione del Ventennio (…).

Il Ventennio viene posto in luce diversa, alternativa a quella presentata dalla cultura antifascista, non come contributo a un dibattito politico o storiografico, ma come strumento di propaganda che giunge a livello di massa. Si lascia alla cultura sfacciatamente filofascista la difesa del regime mussoliniano. La storia viene riscritta e giunge, tra libri e quotidiani, a larghi strati della popolazione italiana.” In un’Italia in cui la memoria viene costantemente strumentalizzata e piegata a fini politici, un libro come Il vento della libertà è prezioso perché invita alla riflessione, e ricorda che l’antifascismo non è soltanto una parola da celebrare, ma una storia da conoscere, comprendere e continuare a interrogare.