Benito Mussolini non è più cittadino onorario di Brescia. Il Consiglio comunale ha approvato la mozione presentata dal consigliere Andrea Curcio (PD) con 17 voti favorevoli, 9 astenuti e nessun contrario. Il documento attendeva da quasi due anni di essere discusso, era stato depositato il 28 ottobre 2024, come risposta civile alla ricorrenza della marcia su Roma, ma era rimasto sospeso per quasi ventiquattro mesi. Il conferimento risaliva a 102 anni fa, al 24 maggio 1924, quando il commissario prefettizio Antonio Zanon — come molti altri amministratori italiani — attribuì l’onorificenza al capo del governo fascista nel clima di pressione politica che, poche settimane dopo, avrebbe visto l’Italia precipitare nell’abisso dell’omicidio Matteotti.
In aula, insieme a tanti cittadini e rappresentanti delle associazioni democratiche c’era il presidente provinciale ANPI, Lucio Pedroni, figlio del partigiano Lino “Modroz”, salito in montagna a quindici anni. Pedroni ha seguito ogni intervento, ogni tensione, ogni tentativo di spostare il confronto altrove di una seduta durata oltre due ore: “La mozione era in frigo da anni — racconta —. Presentata da Andrea Curcio, consigliere del Pd, ma è stata sempre rimandata: non è il momento, non ora. Ora la contingenza ha costretto a ragionare: mai come in questo momento il pericolo del fascismo, dell’estremismo di destra, è così attuale, così vero, così palpabile, i germi del fascismo sono ancora presenti nella società, e perché Mussolini continua a essere un riferimento simbolico per alcune forze politiche”.
Continua Pedroni: “Pur dichiarandosi antifascista, la destra ha presentato due emendamenti all’ultimo minuto, venerdì sera per il consiglio del lunedì. E hanno cercato di dirottare la discussione sulla Risoluzione europea del 19 settembre 2019, quella che condanna tutti i totalitarismi: fascismo, nazismo e comunismo, un documento terribile, inguardabile e illeggibile. Hanno provato a sostenere che fossero stati accolti i loro emendamenti, avrebbero potuto converge sul voto. Falso, falso come Giuda, era solo un modo per giustificare un voto contrario o un’astensione. Fascismo e nazismo sono connotati intrinsecamente dalla violenza: nascono dalla violenza, vivono di violenza, e sono stati sconfitti dalla storia proprio per questo. Il comunismo, invece, al di là delle distorte applicazioni che abbiamo visto nel Novecento, come ideale resta nobilissimo. Non puoi metterli sullo stesso piano”.

Il consigliere Curcio ha invece riportato il dibattito al punto essenziale, ripercorre il presidente provinciale ANPI: “La mozione è semplicissima: il Consiglio comunale di Brescia toglie la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Punto”. Come dimenticare le leggi razziali, la guerra, la soppressione delle libertà democratiche, il disfacimento morale e materiale del Paese? Se si condensano tutti i crimini compiuti nel Ventennio sappiamo che sono riconducibili a un’unica persona: Benito Mussolini”.

E a Brescia, questi temi non sono mai astratti. La città è Medaglia d’Argento al Valor Militare per la Resistenza, un riconoscimento conquistato sul campo, nelle fabbriche, nelle cascine, nelle montagne e nelle reti clandestine che attraversarono tutta la provincia. Qui operarono alcune delle più grandi formazioni partigiane del Nord Italia: le Fiamme Verdi, protagoniste della lotta nelle valli e in città; le Brigate Garibaldi, radicate nelle fabbriche e nei quartieri popolari; le reti del Fronte della Gioventù, che portarono in montagna centinaia di ragazzi e ragazze; le Matteotti, attive nel movimento socialista e nella propaganda clandestina.

Una Resistenza plurale, civile e armata, che culminò nella Liberazione del 25 aprile e che, trent’anni dopo, avrebbe pagato un prezzo altissimo con la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974. “In aula c’erano anche i rappresentanti di tante di quelle associazioni di memoria con cui collaboriamo tutto l’anno in tante iniziative. Per anni, durante la precedente amministrazione, si era creduto che Brescia non avesse mai formalizzato, registrato la cittadinanza onoraria a Mussolini. Sembrava non esistesse, e invece Andrea Curcio, che è iscritto ANPI, è andato fino in fondo a fondo, ha spulciato negli archivi, ha chiesto agli uffici una ricerca specifica, e da lì è saltato fuori il documento”.

Una scoperta che ha cambiato tutto. La firma del commissario prefettizio, la data, la motivazione: l’atto del 1924 esisteva, era autentico, e Mussolini risultava ancora cittadino onorario. Da quel momento è partito l’iter che oggi, dopo due anni e mezzo, ha portato alla revoca. Non è stato affatto riscritto il passato, lo riconosce, oggi è un atto che parla alla storia antifascista profonda della città. Le restituisce un gesto di chiarezza simbolica: il dittatore fascista non può far parte del pantheon civico di una comunità democratica.
Che ha accolto l’approvazione con un lungo, forte applauso di sollievo. Nella chat dell’ANPI sono arrivati decine di messaggi: “Finalmente”, “Era ora”, “Un atto dovuto alla storia”.

I conti con il passato però non sono finiti. Pedroni indica un’altra battaglia ancora in corso: la statua del Bigio, inaugurata da Mussolini in Piazza Vittoria, rimossa nel novembre 1945 e conservata in un magazzino. Il Bigio, così chiamano i bresciani il nudo maschile monumentale, alto sette metri, che Mussolini inaugurò personalmente in Piazza Vittoria, nel cuore del progetto urbanistico del regime. Ma quella statua era intitolata all’era fascista. Un simbolo plastico di monumentalismo, virilità, retorica della forza. Per di più con il lato B rivolto verso i portici per imporre la presenza del regime nello spazio pubblico, per dire che la piazza apparteneva al fascismo, che il corpo del potere dominava la città.

E infatti, ricorda Pedroni, fu proprio la sua natura di simbolo fascista a determinarne la rimozione: “Il Bigio venne tolto nel novembre del 1945, una decisione presa con le autorità alleate, gli americani, che non volevano lasciare in piedi un monumento così chiaramente legato al fascismo, nel cuore della città. Il criterio era molto netto: tutto ciò che era propaganda fascista doveva essere rimosso dagli spazi pubblici, soprattutto nelle città dove il regime aveva costruito piazze e architetture come strumenti di potere”.

Piazza Vittoria, a Brescia, era uno di quei luoghi, pensata come vetrina del nuovo ordine. Così lo smontarono e lo misero in un magazzino comunale, dove si trova tuttora. “La destra, Fratelli d’Italia soprattutto, ha provato più volte di rimetterlo dove si trovava. Con gli argomenti stantii del ‘ripristino storico’, del cartello esplicativo, della ‘pacificazione’. Come ANPI, Fiamme Verdi e tutte le associazioni antifasciste, ci siamo sempre opposti”.
Oggi però si festeggia, la revoca della cittadinanza a Mussolini, è un segnale forte: Brescia non vuole tornare indietro.
Pubblicato lunedì 28 Settembre 2026
Stampato il 28/09/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/brescia-cancella-mussolini-lucio-pedroni-presidente-provinciale-anpi-soddisfatti-finalmente/




