Edgar Morin (Imagoeconomica, Giuseppe Carotenuto)

Un venerdì di fine maggio ci ha lasciati un maestro. Un intellettuale europeo, Edgar Morin. Sociologo e filosofo francese, ha vissuto fino a 104 anni, intensamente e con un piglio sulle questioni fondamentali – sul dove essere, su quello che va detto di importante, decisivo, per capire un tempo – che svettava sulle ipocrisie e le piccolezze di tanti. Sarebbero molteplici le cose da raccontare su di lui. Una su tutte: ebreo che ha fatto la resistenza e che in uno dei suoi ultimi post sui social media denunciava ancora una volta i crimini di Israele a Gaza.

(Imagoeconomica, Giuseppe Carotenuto)

“Sono indignato – scriveva Morin – per il fatto che coloro che rappresentano i discendenti di un popolo che è stato perseguitato nei secoli per motivi religiosi o razziali, oggi decisori dello stato d’Israele, possano non solo colonizzare tutto un popolo, scacciarlo in parte dalla sua terra – volendolo scacciare una volta per tutte – ma anche, dopo il massacro del 7 ottobre, commettere una vera e propria carneficina, massiccia, della popolazione di Gaza, continuando senza sosta”. Questa la caratura morale e intellettuale di Morin. Il suo pensiero e il suo metodo erano guidati dalla interdisciplinarità, è stato un fautore della complessità. L’obiettivo fondamentale degli studi di Morin consisteva nel raggiungere una conoscenza che superasse la separazione, aprioristica e sterile, dei diversi saperi e quindi favorire una educazione che avesse come motore appunto il “pensiero della complessità”.

Dopo “La testa ben fatta” e “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”, Edgar Morin scrisse questo libro auspicando una riforma profonda dell’educazione. Si tratta di permettere a ciascuno di sviluppare al meglio la propria individualità e il legame con gli altri ma anche di prepararsi ad affrontare le molteplici incertezze e difficoltà del destino umano. Tra gli ultimi libri pubblicati in Italia, “Le lezioni della storia” (2025) e “Semi di saggezza” (2025)

Morin prima che un filosofo, un teorico eccetera è stato un umanista curioso. La parte della sua lunga intensa vita che in questo momento storico forse è più utile ricordare potrebbe essere quella in cui di frequente parlava della gioia di vivere, nonostante tutto, e di testimoniare – quando molto spesso ci si sente impotenti di fronte alle ingiustizie – anche se non ci ascolta nessuno, anche se la nostra voce è debole, anche se siamo sfiniti e pensiamo che è tutto un grosso sforzo inutile. “La vita è sopportabile solo se vi si introduce non l’utopia ma la poesia, cioè l’intensità, la festa, la gioia, la comunione, la felicità e l’amore”.

Morin mancherà tanto, ma ci ha lasciato tanto, da leggere, da ascoltare. Per avere la “testa ben fatta” come il titolo di uno dei suoi libri. E sorridere, bonariamente come fanno i saggi, anche se il cielo è colmo di nubi scure.