
Mentre leggevo la terrificante vicenda di Marco Furlan e Wolfgang Abel – meglio conosciuti come “Ludwig”, cioè la coppia di amici veronesi che tra il 1977 e il 1984 si macchiò di omicidi efferatissimi in nome della loro delirante ideologia neonazista – mi è venuta in mente l’allocuzione del tenente Aldo Raine in Bastardi senza gloria di Tarantino. È utile trascriverne una breve sintesi: «Sono il tenente Aldo Raine e sto mettendo insieme una squadra speciale e mi servono i miei otto soldati, otto soldati americani ed ebrei. Ci lanceremo in Francia in abiti civili e una volta in territorio nemico, come guerriglieri in agguato alla macchia faremo una cosa, e una sola: uccidere i nazisti […] non ho attraversato 5 mila miglia d’acqua per dare ai nazisti lezioni di umanità, i nazisti non hanno umanità…».
Del gruppo Ludwig adesso ne racconta Alessandra Coppola che, grazie a nuove testimonianze, ci introduce in un ambiente saturo di nazismo esoterico e magico, la città di Verona, che ha prodotto almeno 15 delitti, di cui 10 ascritti al duo Ludwig, in nome di un folle progetto di redimere il mondo. In effetti, la coppia criminale non dimostrò mai una briciola di umanità e agì sulla base del disprezzo per quelli che chiamava subumani: drogati, barboni, omossessuali, ma anche gli spettatori di un film hard. La loro azione più plateale e letale sarà l’incendio appiccato al cinema Eros di Milano nel maggio 1983, risultato: 6 incolpevoli morti. Dopo il rogo, Furlan e Abel fanno arrivare una lettera in cui rivendicano la strage, spiegando che sono stati giustiziati uomini senza onore, irrispettosi della legge di un non meglio identificato “gruppo Ludwig”. Si è a lungo elucubrato sull’origine di questo nome, con scarso successo. L’autrice avanza l’ipotesi che Ludwig si riferisse a Ludovico II di Baviera. Forse, a mio parere, potrebbe non esserci nessun mistero: si è solo scelto un nome abbastanza rappresentativo del mondo tedesco, come potevano essere Hans o Adolf.

Prima del fuoco al cinema Eros, i due avevano assassinato un barbone a Verona, un omossessuale a Padova, un tossicodipendente a Venezia, due frati a Vicenza (uccisi a martellate) e un prete a Trento, questi ultimi – secondo loro – indegni della loro religione. Un altro rogo viene appiccato al club Liverpool di Monaco di Baviera, dove morì la giovane barista Corinna Tartarotti e, infine, ricordo anche il tentativo di bruciare la discoteca Melamara di Castiglion delle Stiviere. Fu proprio qui che vennero bloccati dagli stessi clienti e finalmente arrestati, era 1983.

Si capirà in seguito che i due si muovono e uccidono sulla base di una loro farneticante ossessione neonazista volta a combattere contro la decadenza dell’occidente e per la sua purificazione. Purificazione significa eliminazione di vite non degne di vivere stando al loro senso di superiorità razziale e alle loro farneticanti autogiustificazioni religiose.
La cronaca si ferma qui e Alessandra Coppola la racconta nelle sue linee essenziali. Ma la novità – ed è proprio questo che più importa – è che l’inchiesta della giornalista del Corriere della Sera cerca di delineare il contesto politico e ideologico in cui i due hanno vissuto e si sono formati, ossia la Verona degli anni Settanta, crocevia di pulsioni neofasciste e neonaziste intrecciate a tradizionalismo, esoterismo, razzismo, Ordine Nuovo… insomma, una storia interessante da dipanare che appunto viene dipanata con lucidità, presentando la tesi che il Ludwig non agisse da solo, ma fosse in contatto con altri gruppi nazisti veronesi. Forse, e ce lo auguriamo, in futuro si potrà far luce su questa rete anche con gli strumenti della giustizia penale.
Il gruppo Ludwig, se si può aggiungere qualcosa alla ricerca dell’autrice, è davvero l’esemplare ideale di che cosa può essere “la mente nazi”, uso questa espressione citando il titolo del libro di Lawrence Rees: La mente nazi: Dodici moniti dalla storia.

Le loro lettere ai giornali, più che altro brevi proclami, parlano di sterminio, morte, di tradimento del vero Dio (quale?) e si chiudono con Gott mit Uns, rivelano cioè un tratto tipico della mente nazista: l’ossessione della razza e di una presunta perfezione fisica di stampo ariano e il vizio della morte, elementi che portano alla teorizzazione dell’assassinio come metodo punitivo per gli indegni di vivere o per chi si ritiene responsabile del degrado e del materialismo dei valori. La psicologia dei neonazisti è sempre pateticamente la stessa, basti vedere come uno dei motti stampati sulle magliette nere di Forza Nuova: “l’ordine contro il caos”.
Città nera, a Verona Abel e Furlan sono cresciuti in un contesto di radicalismo politico unito al tradizionalismo religioso esoterico, basti ricordare i “Guerriglieri di Cristo Re”. Ma che cos’è la “tradizione”? Woody Allen, nel film Harry a pezzi, risponderebbe che è l’illusione che qualcosa duri per sempre. Il pensiero tradizionalista, su cui ha tanto elucubrato Julius Evola, ma anche il pensatore René Guenon, considera la storia il decadere costante da una condizione originaria ideale in cui gli eroi dominavano come un élite superiore la Terra ed erano in possesso di un sapere esoterico e misterioso che si perso e bisogna ritrovare.

Da qui, per chi si affilia a questa metafisica della storia, la critica del presente e il sentirsi prigionieri in un mondo di rovine e di macerie – e Gli uomini e le rovine è proprio il titolo di un libro di Evola. È probabile che i due assassini abbiano frequentato questi gruppi e che Ludwig sia il mezzo, la parte operativa e assassina costituita da Abel e Furlan: in nome di cosa? Purificare la società ormai decaduta dalle democrazie liberali, dal comunismo, dallo stesso fascismo in quanto populista e demagogico. In questi ambienti si aggira anche il giovane Marco Toffaloni, in seguito condannato quale responsabile materiale della strage di piazza della Loggia a Brescia e che vive, ormai da anni e da pensionato, nel Canton dei Grigioni. Proprio a causa della cittadinanza svizzera e della prescrizione del reato secondo la legge elvetica, non è mai stato estradato in Italia, nonostante la condanna.
Il fuoco nero. Storia della banda Ludwig della Coppola è dunque un’inchiesta eccellente sul quel ‘paradigma veronese’, preziosa per lo studio del mondo della destra nell’Italia tra gli anni 70 e 80 e dei tanti gruppi neonazisti che agivano in provincia, importante quando si tratta di ricostruire il clima morale e politico degli anni di piombo.
Pubblicato domenica 17 Maggio 2026
Stampato il 07/07/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/librarsi/ludwig-lossessione-nazi-e-la-negazione-dellumano/








