Manuela Gretkowska (da https://alchetron.com/Manuela-Gretkowska#demo)

L’autrice è scrittrice, sceneggiatrice, femminista, fondatrice del “Partito delle Donne”, confluito nel partito politico di sinistra della Svezia “Iniziativa femminista”. Manuela Gretkowska ha partecipato, intervenendo, al Forum europeo di associazioni e organizzazioni antifasciste promosso dall’Anpi dal titolo “Essere antifascisti oggi in Europa” il 14 e 15 dicembre 2018 e ha sottoscritto il documento conclusivo.

A seguito del brutale delitto nei confronti del sindaco di Danzica, Paweł Adamowicz (13 gennaio 2019), sindaco di Danzica, noto per le sue posizioni progressiste a sostegno dei diritti delle minoranze e della comunità LGBT, e per aver sempre sostenuto che “Danzica è un porto aperto, rifugio per chiunque arrivi dal mare”, abbiamo chiesto a Manuela Gretkowska un’opinione su questo efferato omicidio e sul clima di tensione che da tempo si respira in Polonia.    

Manuela, l’assassinio di Paweł Adamowicz può essere considerato un omicidio politico?

Paweł Adamowicz è stato ucciso dall’odio nazionalista di destra fomentato in primo luogo da Jarosław Kaczyński, vero leader indiscusso del partito PiS (“Diritto e Giustizia”) che sta governando il Paese. In Polonia, la democrazia è stata sistematicamente piegata dalle campagne ossessive, paranoiche e isteriche promosse dai gemelli Kaczyński. La morte di uno di questi, Lech Kaczyński, presidente della Polonia, ha ulteriormente accentuato lo stato di belligeranza permanente nel Paese da loro creato. Jarosław Kaczyński vede ormai nemici dappertutto. Non riesce ad agire in modo normale. La sua è una politica da psichiatria.

Il sindaco di Danzica Paweł Adamowicz (da https://wiadomosci.wp.pl/prezydent-gdanska-pawel-adamowicz-stanie-przed-sadem-6108822859495041a)

Per la sociologa polacca Marta Brzeżyńska-Hubert in Polonia c’è un conflitto di valori che è andato accentuandosi negli ultimi anni. Gli attori sono nel tempo cambiati e la dialettica fra conservatori e progressisti è uscita dal campo della politica, poiché ha messo al centro qualcosa che non si può negoziare: i valori. Allo stesso tempo qualsiasi scontro, anche di natura politica, si connota subito come emotivo, rendendo più difficile assumere una prospettiva diversa dalla propria.

Sì, sono d’accordo. Tutto è giocato su un piano esclusivamente emotivo. Considero Jarosław Kaczyński l’istigatore del clima di odio maturato nel tempo nel Paese. Dobbiamo prendere atto che ci troviamo di fronte a un personaggio con seri problemi mentali. Il 18 luglio 2017 ci fu un acceso scambio d’accuse nel parlamento polacco (il Sejm) tra le opposizioni e J. Kaczyński. Era in discussione la riforma del sistema giudiziario, che prevedeva la rimozione e la sostituzione di tutti i giudici della Corte Suprema. In quell’occasione Kaczyński, intervenendo  senza rispettare l’ordine di concessione della parola, imbastì una pesantissima requisitoria dove affermò: “Io so che voi avete paura della verità, ma non pulite le vostre infide museruole con il nome del mio defunto fratello. Lo avete distrutto. Lo avete ucciso. Siete delle canaglie! Andate via”. Un discorso delirante.

Lo schianto dell’aereo che stava trasportando nel 2010 il presidente Lech Kaczyński e altri personaggi importanti della vita pubblica a Smolensk per visitare il memoriale di Katyń (dove nel 1940 Stalin fece uccidere 20mila tra ufficiali e soldati polacchi), fu un’occasione di uno scontro politico senza precedenti. Per Kaczyński, secondo un’assurda teoria del complotto da lui messa in piedi, non si trattò di un incidente, bensì di un vero e proprio attentato ordito contro il fratello e le alte sfere della politica, i cui responsabili materiali sarebbero stati i russi con la complicità di Donald Tusk e del suo partito. Possiamo comprendere, alla luce di tutto ciò, che abbiamo a che fare con un vecchio squilibrato, che ha perso completamente il lume della ragione. Eppure, per scavare in profondità, alle radici del malessere che attanaglia oggi il Paese, sino a radicalizzare lo scontro a tal punto da spingere un giovane uomo ad accoltellare il sindaco di Danzica, dobbiamo fare i conti con una lunga storia che ha a che fare con la gemellocrazia Kaczyński e con i suoi addentellati: Radio Maryja e la chiesa cattolica polacca.

Jarosław Kaczyński (da https://wiadomosci.wp.pl/jaroslaw-kaczynski-napisal-list-do-czlonkow-pis-co-sie-w-nim-znalazlo-6213201467008641a)

Per il sociologo polacco Piotr Sztompka, le vecchie dicotomie della sinistra contro la destra, liberali contro conservatori, nazionalisti contro cosmopoliti sono del tutto irrilevanti in Polonia. Il sistema dei partiti è diviso in due principali campi opposti che adottano ognuno una propria narrazione. Quando si è al potere si accusa l’opposizione dei fallimenti e ci si vanta dei successi. Quando si è all’opposizione si adotta la logica inversa: la colpa dei guasti ricade sui governanti e si formulano ricette seducenti per il successo. “Noi” come sinonimo di tutte le virtù, “loro” come sinonimo di tutti i vizi. Cosa ne pensi?

Posso dire che oggi in Polonia vige un sistema autoritario, dove l’opposizione è sempre più impotente. La Polonia sta subendo una profonda involuzione politica e sociale resa possibile dal deterioramento delle istituzioni democratiche e dal disprezzo per lo stato di diritto. La dialettica politica è stata sostituita da una concezione metafisica della politica. La democrazia è stata snaturata e si è trasformata in una “dittatura della maggioranza”. E questo è dipeso anche – sento di doverlo dire – da un’opposizione che si è rivelata in passato astratta, lontana dai bisogni della gente, e che oggi mostra la sua debolezza nel fronteggiare il “mostro” PiS.

Come consideri la reazione del popolo polacco all’indomani del brutale assassinio? Può partire proprio da Danzica, simbolo della rinascita polacca, la riscossa politica dell’opposizione?

Questo omicidio ha messo sotto shock il Paese. Ci sono state molte manifestazioni. Non credo, tuttavia, che un simile gesto possa produrre effetti dirompenti tali da ribaltare lo stato delle cose. Il richiamo all’unità e solidarietà nazionale da parte del governo è mera propaganda. La retorica di destra, con le sue generose promesse di welfare, ha forte presa sulle masse, soprattutto nelle campagne, e cioè nella Polonia meno sviluppata e più ancorata alla tradizione. Nelle amministrative del 2018, il partito di Kaczyński ha vinto su scala nazionale, anche se nei grandi centri (Varsavia in testa) la bocciatura nei confronti della linea politica del governo è stata netta. Ma è bene non farsi illusioni.

Lech Wałęsa (da https://www.wprost.pl/kraj/10099146/lech-walesa-bedzie-mial-swoje-muzeum-inwestycja-ma-zostac-zrealizowana-jeszcze-w-tym-roku.html)

In diverse interviste a Lech Wałęsa, quest’ultimo ha definito J. Kaczyński “un uomo vendicativo, piccolo, terribile, capace di tutto pur di restare al potere, anche di sparare”.

Kaczyński ha cercato di presentare Wałęsa come agente della polizia segreta comunista per poterlo processare. Il suo desiderio è distruggere l’opposizione. È un uomo pericoloso. Vuole controllare l’intero sistema giudiziario, avere il potere assoluto. E per questo la Corte costituzionale e quella suprema sono state liquidate.

Mi pare di scorgere dalle tue parole un sentimento di sfiducia e la difficoltà a trovare una via d’uscita da questa situazione.

Siamo in pochi, e con sempre più ristretti margini di libertà di espressione del pensiero, per riuscire a sconfiggere la deriva di un populismo negativo, qualunquista e apatico, che ha messo radici soprattutto nella Polonia profonda, clericale, contadina, conservatrice e diffidente. J. Kaczyński ha molta influenza su quelle persone che si sono sentite ferite, emarginate dal sistema precedente di potere. E che sono, dunque, facile preda della psiche distorta e rancorosa di un leader potente come Kaczyński, che ha fatto della scena politica non solo un terreno di autoaffermazione ma anche di resa dei conti.

Cristina Carpinelli, membro Comitato Scientifico del CeSPI (Centro Studi Problemi Internazionali) di Milano per i paesi CEE