Al centro della foto, il generale Francisco Franco

La guerra civile spagnola iniziò il 17 luglio 1936, esattamente 90 anni fa, con il pronunciamento dei generali di stanza in Marocco, poi guidati da Francisco Franco, contro il governo legittimo, e terminerà il 1° aprile 1939, dopo la presa di Madrid, con l’annuncio della fine della guerra da parte di Francisco Franco.

14 aprile 1931, proclamazione della Seconda Repubblica spagnola (foto Josep Maria Sagarra)

La Spagna, dal 1923 al 1930, era stata governata, dopo un colpo di stato appoggiato dal sovrano, dal governatore militare di Barcellona, Miguel Primo de Rivera. Che, dopo aver guidato per anni una dittatura militare, a causa dei grandi malcontenti, dette le dimissioni. L’anno successivo, dopo il fallimento elettorale dei partiti monarchici alle elezioni amministrative, il re Alfonso XIII abdicò, permettendo conseguentemente, alla fine di quello stesso anno, il 1931, la nascita della repubblica.

Il simbolo del Fruente popular

Nel febbraio 1936, vinse le elezioni politiche il raggruppamento denominato «Fronte Popolare», che era formato da tutte le forze antifasciste e non conservatrici, comprese quelle comuniste, tuttavia la nuova politica del governo causò gravi malumori nell’ala più conservatrice e reazionaria della società spagnola, portando così al pronunciamento. Seppur la Spagna non era nuova a colpi di stato dell’apparato militare, questo però si tramutò subito in una guerra, perché ci fu una sollevazione popolare da parte di operai, studenti, intellettuali e parte della borghesia che presero le armi, e perché parte dell’esercito e della polizia rimase fedele alla Repubblica.

Con la vittoria della Repubblica, in Spagna poterono votare anche le donne

Si trattava di un conflitto interno, che affondava le proprie radici nella storia del Paese e nella spaccatura della società. Questa guerra civile nata dallo scontro interno tra i fascismi e gli antifascismi tuttavia poteva restare delimitato alla Spagna in quanto conflitto interno con dinamiche prettamente interne.

Nell’estate del 1936, però la situazione cambiò rapidamente, infatti tra l’estate e l’autunno di quell’anno la guerra civile spagnola si trasformò in una guerra internazionale con un’importanza globale e continentale. La Spagna, situata alla periferia del continente europeo, rimasta fino a quel momento in secondo piano agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, divenne perciò fra l’estate e l’autunno, del 1936, teatro di un conflitto internazionale.

Manifestazione franchista

Proprio nelle prime settimane infatti, venne costituito un comitato di non-intervento, a cui aderirono su pressione britannica 27 nazioni, fra cui la Francia guidata da un governo formato da una coalizione del Fronte Popolare. Aderirono anche Italia e Germania, nonostante avessero appoggiato fin dall’inizio i militari di Francisco Franco.

Fascisti italiani in Spagna a sostegno di Franco (Archivio fotografico ANPI nazionale)

L’Italia fascista di Mussolini, fu la prima ad inviare aiuti a Franco, prima attraverso mezzi e risorse economiche, poi inviando 78 mila uomini. La Germania nazista, quasi in contemporanea con l’Italia, inviò prima mezzi e aiuti economici, e successivamente circa 19 mila soldati. Anche il Portogallo di Salazar sostenne Franco inviando circa 10 mila uomini.

Nave sovietica nel porto di Alicante

Non aderì al comitato di non-intervento, il Messico che fornì ai repubblicani 20 mila fucili Mauser e 20 milioni di cartucce e viveri. I fucili messicani furono usati soprattutto per armare le milizie madrilene. Tuttavia l’aiuto messicano fu soprattutto simbolico. A non aderire al comitato fu anche l’URSS che dette un massiccio aiuto alla Repubblica, con risorse economiche e mezzi, inviando poi anche i consiglieri militari.

Un manifesto delle Brigate Internazionali durante la Guerra di Spagna

Dopo l’aiuto dei fascisti e dei nazisti, Messico e URSS si resero conto che non si trattava più soltanto di un conflitto interno, ma che aveva preso le dimensioni di un conflitto continentale causando una crisi internazionale, per questo decisero di intervenire. Rendendosi conto che si trattava di un vero conflitto internazionale tra fascismi e antifascismi, si formarono, a sostegno della legittima Repubblica, le Brigate Internazionali, che entrarono in azione tra l’ottobre e il novembre del 1936.

Erano composte da circa 35mila antifascisti provenienti da 53 nazioni di tutto il mondo, tra cui: italiani, britannici, tedeschi, statunitensi, polacchi, francesi. Per dare un’idea della dimensione globale delle Brigate Internazionali, basti pensare che arrivarono una trentina di volontari anche dalla Cina. Tra i volontari erano presenti anche degli intellettuali come lo scrittore britannico George Orwell.

Anche lo scrittore Ernest Hemingway partecipoò alla guerra in difesa della Repubblica

La guerra civile spagnola rappresentò sicuramente da un punto di vista militare una prova generale per la Germania nazista e l’Italia fascista, che potettero testare gli effetti delle nuove armi distruttive, soprattutto dei bombardamenti.

Ufficiale tedesco della Legione Condor con alcuni cadetti spagnoli

I nazionalisti di Franco, sul fronte aereo, erano appoggiati dalla Legione Condor della Germania nazista, e dall’Aviazione Legionaria italiana dell’Italia fascista. Quest’ultima era formata dagli S.81, dagli S.79 e dai caccia Fiat CR.32. Il 31 marzo 1937, la Legione Condor assieme agli S.81, sottopose a un feroce bombardamento la città di Durango, composta da 10 mila abitanti e sprovvista di difese contraeree e di alcuna presenza militare. Nel bombardamento vennero uccisi 250 civili, e fu colpita una chiesa durante la messa, causando la morte di 14 suore, del sacerdote officiante e della maggior parte della congregazione.

Guernica, di Pablo Picasso

Il 26 aprile 1937, giorno di mercato, il campanone della chiesa di Guernica, città Basca, alle 16.30, cominciò a battere il segnale di allarme aereo, e i profughi e la popolazione locale scesero nelle cantine destinate a proteggere le persone dalle incursioni. Le cantine però non erano abbastanza robuste per resistere alle bombe di maggior calibro, così le persone fuggirono verso i campi, ma i caccia scesero in picchiata mitragliando e uccidendo uomini, donne, bambini, suore dell’ospedale e addirittura il bestiame.

Dopo il devastante bombardamento, nel corso del quale vennero utilizzati anche ordigni antiuomo e incendiari, intere famiglie rimasero sepolte tra le rovine delle loro case o nel crollo dei rifugi, il bestiame era pieno di fosforo bianco in fiamme, mentre i sopravvissuti, anneriti e barcollanti tra le fiamme, cercavano di salvare amici e parenti tra le macerie. I testimoni descrissero la scena parlando di inferno e apocalisse.

I resti di Guernica dopo il bombardamento

Tale inferno è stato reso celebre dal quadro del famoso pittore Pablo Picasso. Da sottolineare come quell’inferno fu prodotto da un bombardamento del 1937, e di come possono essere ben peggiori i bombardamenti che avvengono ai giorni nostri. Secondo il governo basco, le vittime furono un terzo della popolazione ovvero 1654 morti e 889 feriti, tuttavia ricerche più recenti parlano di 200/300 morti.

Mussolini, Hitler e Galeazzo Ciano

Nel corso della primavera continuarono i bombardamenti delle città basche da parte della Legione Condor con l’appoggio dell’Aviazione Legionaria italiana, soprattutto nella città di Bilbao dove vennero sganciate 600 tonnellate di bombe. Il 19 giugno Bilbao finì nelle mani dei nazionalisti di Franco, e il 26 agosto, a Santoña, l’esercito basco firmò la resa all’esercito italiano con il Patto di Santoña. Benito Mussolini e Galeazzo Ciano, ministro degli Affari Esteri, esultarono per questa vittoria. Ciano voleva «le bandiere e i cannoni conquistati ai baschi. Invidio ai francesi i loro Invalides e ai tedeschi i loro Musei Militari. Una bandiera conquistata al nemico è più preziosa di qualsiasi quadro».

Garibaldini di Spagna durante una sosta. Al centro Giuseppe Di Vittorio. In migliaia erano accorsi in difesa della Repubblica ma le forze fasciste erano molto più armate (Archivio fotografico ANPI)

Il supporto ai nazionalisti di Franco da parte dei nazisti e dei fascisti italiani continuò fino alla fine della guerra civile, e risulta chiaro quanto sia stato importante il supporto dell’Italia fascista nella vittoria finale dei nazionalisti.

Franco e Ciano in Spagna durante una parata del 1939

Terminata la guerra civile spagnola, il cui risultato fu il prodotto delle interferenze straniere, Franco istaurò un regime fascista che mutò, al termine del secondo conflitto mondiale, in un regime ultranazionalista e illiberale. Solo dopo la sua morte, nel novembre 1975, in Spagna si avviò un processo per democratizzare il Paese.

Un gruppo di volontari combattenti in Spagna internati nel campo di concentramento di Gurs (Francia) dopo la vittoria franchista (Archivio fotografico ANPI nazionale)

Questo conflitto e le sue conseguenze provocarono in tutto circa mezzo milione di morti. In Francia, poco prima delle conclusioni delle ostilità, si recarono mezzo milioni di profughi. Così pure molti combattenti delle Brigate Internazionali, che dovettero però restare mesi in campi di concentramento in condizioni spesso drammatiche. Anche il Messico ospitò migliaia di profughi spagnoli. Al bilancio dei morti provocati da questa guerra civile si aggiunge anche il drammatico bilancio delle distruzioni materiali. La guerra civile spagnola venne considerata una prova generale della seconda guerra mondiale, sia per lo scontro tra fascismo e antifascismo sia perché vennero praticate moderne tecniche militari di distruzione di massa.

Nella foto Bruna Tabarri, figlia del comandante Ilario, combattente in Spagna e poi partigiano, tra i discendenti di quanti operarono nelle Brigate Internazionali che hanno ricevuto la cittadinanza spagnola dal premier Sanchez

Ricordiamo infine che proprio per il 90° il governo spagnolo, in segno di riconoscimento in attuazione della Legge sulla Memoria Democratica, ha voluto concedere la cittadinanza spagnola ai discendenti e agli eredi dei volontari che combatterono nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica. L’iniziativa, che consente di ottenere il passaporto iberico senza dover rinunciare a quello di origine, riguarda centinaia di famiglie in tutto il mondo, comprese decine di familiari di internazionalisti italiani.

Andrea Vitello, storico e scrittore, autore, tra gli altri, del libro “Il nazista che salvò gli ebrei. Storie di coraggio e solidarietà in Danimarca”, pubblicato da Le Lettere con prefazione di Moni Ovadia


Fonti: A. Beevor, La guerra civile spagnola, Bur Rizzoli, Milano 2018; I. Kershaw, All’inferno e ritorno. Europa 1914-1949, Editori Laterza, Bari 2025; E. Traverso, A ferro e fuoco. La guerra civile europea 1914-1945, il Mulino, Bologna 2007; M. Flores, Il secolo mondo. Storia del Novecento I. 1900-1945, il Mulino, Bologna 2002.