
Quella della Resistenza è una grande storia fatta anche di numerose testimonianze individuali di persone che, spesso partendo dall’anonimato, si sono adoperate per dare un contributo alla liberazione dell’Italia dal brutale giogo nazifascista, e sono ritornate nell’ombra. Una di queste riguarda la vicenda della partigiana napoletana Giovanna Baiano raccontata per Patria Indipendente da Gianni Palmers, docente, giornalista e cultore di storia locale.

Com’è nato l’interesse per la figura di Giovanna Baiano?
Premetto che le risposte fornite in questa intervista sono basate sugli elementi raccolti nell’ambito di un progetto del Comune di Napoli. Tutto nasce dalla volontà dell’Arma dei Carabinieri di riscoprire la figura di Angelo Mariano Molinari, brigadiere a Pianura durante il periodo della Resistenza. Leggendo bene gli atti e i documenti a sostegno di questa volontà di dare risalto al militare emerge, tuttavia, la figura di Giovanna Baiano. Abbiamo avuto il supporto dello storico Vincenzo Delhaye che ha condiviso le sue fonti documentali con la nostra ricerca per dare il doveroso risalto alla figura di Giovanna e alla sua vicenda storica. Abbiamo analizzato il contesto storico, sociale e culturale in cui questa narrazione si è sviluppata e abbiamo compreso come la Donna era considerata in quel contesto che ancora oggi viene riproposto in tante forme visibili e meno visibili.
Che notizie si hanno della famiglia di Giovanna?
Nello specifico va riportato che l’antifascista Ruggiero Baiano, padre di Giovanna, mantiene la famiglia gestendo la sezione distaccata del mercato agricolo di Napoli nel quartiere di Pianura. Apertamente ostile al fascismo, quando il regime si afferma, si rifiuta di prendere la tessera del partito. Deciso a chiudere i conti con l’ostinato oppositore, nel 1927 Vincenzo Marrone, fiduciario fascista del quartiere, lo aggredisce aiutato da un uomo armato. Poiché l’uomo, sostenuto dal figlio Francesco, ha la meglio e mette in fuga gli aggressori, i fascisti si vendicano dello smacco subito facendogli ritirare l’autorizzazione ed estromettendolo dal mercato di Pianura. Per la famiglia Baiano, ridotta in miseria e costretta a vivere tra prepotenze e umiliazioni, inizia così un calvario durato più di 15 anni.

Quali sono state le sue prime iniziative contro gli occupanti nazisti?
Quando giunge l’armistizio dell’8 settembre del 1943, Giovanna Baiano, insieme ai fratelli Francesco e Pietro, apprende la notizia della colonna di tedeschi che scappano da Pianura verso Nord trascinando con sé numerosi prigionieri alleati lungo la via che collega i quartieri di Agnano e Miano. Davanti a quella scena che mostra finalmente gli odiati tedeschi in ritirata trasportare prigionieri, i fratelli Baiano decidono di fare qualcosa. In poche ore a Giovanna, Pietro e Francesco si uniscono Nicola Monti, sei componenti della famiglia Onotri, Pompeo Pisani, Vittorio Fasinotti, Antonio Cannavacciuolo e un soldato italiano. Raccolte le armi abbandonate da militari italiani sbandati, la mattina del 9 settembre 1943 il gruppo armato si apposta nel quartiere di Soccavo in località “Lo Sperduto”, una zona che vede la presenza di una fitta selva, e al passaggio di una colonna di camion con i prigionieri attacca i nazisti e riesce a liberare una ventina di prigionieri.
Cos’è accaduto a seguito di questa azione?
Subito dopo l’attacco, gli assalitori scappano nella fitta Selva di Soccavo, trovando rifugio tra la vegetazione. Nel bosco nasce così la banda Baiano. Le gesta della banda si diffondono in città costituendone in pochi giorni un vero mito, quello della banda di Soccavo che libera i prigionieri. I fascisti, che conoscono meglio il territorio, provano ad aiutare i nazisti nell’individuazione della banda e dei prigionieri fuggiaschi nella selva di Soccavo, ma questi riescono a mimetizzarsi perfettamente. Il ruolo chiave è quello di Giovanna Baiano. È lei infatti che va in giro allo scoperto a procurare il cibo per tutti e in una città in ginocchio ed affamata riesce a garantire il sostentamento di tutti.

Su chi ha potuto contare il gruppo per dare il suo contributo di Resistenza?
A collaborare con la banda Baiano è Angelo Molinari, il brigadiere dei Carabinieri della zona. È lui che avvisa la banda degli spostamenti dei nazisti e dei fascisti che danno la caccia ai partigiani. Per scovarli, i nazisti puntano delle mitragliatrici contro la selva dello “Sperduto”, ma nonostante l’equipaggiamento nettamente inferiore, i partigiani riescono a rispondere al fuoco e a sganciarsi rapidamente. Le cose vanno avanti fino al 27 settembre, con Giovanna Baiano a fare da collegamento con l’esterno, anche dopo che, fermata ad un posto di blocco, riesce a ingannare i tedeschi, ma perde la creatura di cui è incinta. È lei che viene a sapere che al Vomero, alla Masseria Pagliarone, un gruppo armato guidato da Edoardo Salvatore, Vincenzo Sacco ed Enzo Stimolo, si accinge ad attaccare i tedeschi di sorpresa.

Quale il contributo della banda alle Quattro Giornate?
Sono giorni in cui la violenza dei nazisti è al culmine, e i napoletani sono esasperati e pronti alla ribellione. Serve solo una scintilla. Quando Giovanna si coordina con i gruppi di partigiani del Vomero, la banda Baiano esce dalla selva e attacca una colonna di camion nazisti che si dirigono al Vomero attraverso il ponte di Soccavo. È il 27 settembre, si tratta di un’azione coordinata dei partigiani del Vomero e di quelli di Soccavo e Pianura. Il 29 settembre la banda Baiano partecipa alla battaglia per la presa del campo sportivo di via Pigna con i partigiani di Soccavo. Giovanna è sul campo e combatte anche lei. Nella battaglia c’è anche un capitano inglese che era tra i prigionieri dei nazisti liberati dalla banda e attacca i tedeschi alle spalle con bombe a mano e fucili.

C’è da dire che la storia della banda non è molto conosciuta, malgrado il ruolo da essa avuto nella lotta per la liberazione del territorio di Napoli dalle truppe tedesche.
Infatti, per esempio, soldati alleati liberati dalla banda Baiano sono numerosi. Quando il primo ottobre 1943 gli Alleati entrano a Napoli, i Baiano si presentano al comando generale situato in via Tarsia 38 assieme ai militari alleati liberati, e raccontano le eroiche gesta di Giovanna e della loro banda. Ci vorranno però molti anni prima che la memoria storica della banda Baiano venga riconosciuta. Oggi l’eroica vicenda di quella famiglia che, ridotta alla fame dai fascisti, prende le armi e contribuisce a liberare Napoli, costituisce una prova del valore e del carattere politico dell’antifascismo popolare che si connota come movimento estremamente attivo e combattivo.

È vero che malgrado Giovanna abbia combattuto in prima linea è stata riconosciuta con la qualifica di patriota e non e non con quella di partigiana combattente?
Si, è vero.
Perché?
Purtroppo non conosco i veri motivi, ma ipotizzo che a determinare le cause del suo mancato riconoscimento abbia contribuito, in primis, l’assenza di un supporto politico. Un altro motivo è sicuramente di carattere personale perché, a causa della perdita del figlio, Giovanna uscì molto provata dalla vicenda narrata. Proprio questo terribile evento credo abbia demotivato Giovanna ad intraprendere strade e dinamiche più incisive e impegnative per il riconoscimento ufficiale del suo ruolo nell’intera vicenda. D’altro canto aver già riconosciuto i fratelli Francesco e Pietro come partigiani, secondo una visione culturale di stampo maschilista, avrà condizionato l’attenzione di chi era deputato a conferire la qualifica di autentica partigiana anche a lei.
Massimo Congiu
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INTERVISTA A TERESA DE GIULIO

La figura di Giovanna Baiano è al centro di iniziative che partono dal quartiere napoletano di Pianura, IX Municipalità, di cui Teresa De Giulio è consigliera per il Movimento 5 stelle, promotrice di attività che hanno lo scopo di far conoscere a un pubblico sempre più ampio la storia di questa partigiana.
Com’è avvenuto il tuo incontro virtuale con Giovanna Baiano?
Sono venuta a conoscenza della sua storia grazie all’interessamento del professor Gianni Palmers.
Il 25 Aprile hai letto un testo dedicato a lei con grande immedesimazione e trasporto. Cosa ti ha maggiormente colpito di questo personaggio?
Mi hanno colpito la sua forza e determinazione, ma soprattutto il suo coraggio.
Qual è a tuo avviso l’attualità del messaggio e della testimonianza di Giovanna Baiano? Bisogna anche ricordare che, picchiata dai fascisti, aveva perso la creatura che portava in grembo.
La guerra porta sempre sopraffazione e violenza e lei pagò le conseguenze di questo e del fatto di non essersi voltata dall’altra parte. E anche oggi deve essere così, non bisogna sottovalutare i segnali che ci arrivano. Bisogna contrastare con forza ogni forma di prevaricazione e violenza, bisogna essere vigili rispetto ad azioni che tendono a contrastare la democrazia.

Nel testo dai voce alla Baiano che dice “non ho combattuto per essere ricordata”, ma giustamente tu e Gianni Palmers state facendo del vostro meglio per ricordarla, Con quali risultati, finora?
Nessuno agisce per suo tornaconto personale, questi sono gli eroi, quelli invisibili che mettono la loro vita a repentaglio per salvare vite altrui. Noi abbiamo l’obbligo morale di riportare la sua storia in auge, glielo dobbiamo.
Quali iniziative hai in programma legate alla sua figura? È vero che ne prevedi una da portare in Parlamento?
Vorrei organizzare eventi con l’aiuto dell’ANPI che può ospitare presentazioni della sua figura nelle varie sedi dislocate. Con la regia di James La Motta vorremmo fare un cortometraggio anche per portarlo in giro nelle scuole ed infine vorremmo presentare la sua storia in Parlamento, la più alta tra le Istituzioni che vive grazie al sacrificio di tante Giovanne dimenticate.
Massimo Congiu
Pubblicato mercoledì 15 Luglio 2026
Stampato il 15/07/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/interviste/la-donna-che-sfido-fame-fascisti-e-destino-la-resistenza-di-giovanna-baiano/








