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giovedì 9 Aprile 2026

“Bloccato per presunti contatti con l’estrema sinistra”. Storia di un giornalista finito nel labirinto della sicurezza UE

Un corrispondente italiano a Bruxelles, un nullaosta improvvisamente negato, un fascicolo introvabile per mesi, telefonate fuori orario, documenti secretati e un’inchiesta condotta dai Servizi segreti militari. Una vicenda che l’Associazione internazionale della stampa definisce “kafkiana” e “un grave errore procedurale con impatto negativo sul reddito del reporter e sulla libertà di stampa”. Protagonista è Filippo Giuffrida, professionista dell’informazione, vicepresidente della FIR e componente del Comitato nazionale ANPI. Con lui ripercorriamo una sequenza di accuse rivelatasi talmente priva di fondamento da essersi conclusa con una sorta di certificazione del “carattere educativo” dell’associazione di memoria

Periodico dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

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La decisione della Cassazione, che ha respinto il ricorso della Procura di Palermo sulla vicenda della nave Open Arms, è stata accolta con un coro unanime di soddisfazione. Ma è stata una buona sentenza? Per capirne a fondo i termini giuridici ricostruiamo i passaggi processuali e la cronologia dei fatti. Quello che è certo è che Salvini, allora al Viminale, non ha fatto il suo dovere, anche se in buona compagnia. L’Italia non era infatti il solo Paese obbligato a concedere il Pos (Place of Safety, Punto di Sbarco Sicuro). Tutta l’Europa non ne esce bene. Quella UE che si rimpallava il dovere di accogliere portava già in sé i germi della deriva xenofoba. Ma il vulnus più grave è l’aver ritenuta utilizzabile per le operazioni di salvataggio la zona Sar libica così da sentirsi autorizzati a non intervenire, ammettendo in linea di principio che i migranti debbano essere restituiti alla Libia. Rimandandoli nell’orrore

“Quando ricominciammo a vivere. Dalla storia alla street art”, lo speciale cartaceo di Patria 2026

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