“L’avventurosa vita di Emilio Isgrò nelle testimonianze di uomini di Stato, artisti, scrittori, parlamentari, attori, parenti, familiari, amici, anonimi cittadini” venne pubblicata per la prima volta nel 1975 a Milano, nella collana Terzo Binario e torna ora in libreria dopo mezzo secolo per i tipi di Interlinea – la prima tiratura limitata di 88 copie firmate con tavola numerata è stata distribuita per festeggiare gli 88 anni dell’artista all’Università Cattolica di Milano – grazie alla saggia cura del direttore di Interlinea Roberto Cicala e con la presentazione di Vincenzo Salerno. L’opera è stata successivamente presentata al Museo Leone di Vercelli nel novembre 2025 con l’evento – conferenza, alla presenza dell’autore, dal titolo ‘Per non cancellare la memoria’ e nell’ambito del Festival di Poesia Civile con la cura di Interlinea Editore.

Il libro, del tutto controcorrente, raccoglie varie testimonianze che attestano provocatoriamente di “non conoscere e non riconoscere Isgrò” – quasi una cancellatura dell’esistenza del maestro delle cancellature. Alla celebre affermazione di Flaubert, “Madame Bovary sono io”, L’avventurosa vita di Emilio Isgrò risponde rimuovendo l’ultimo schermo: quello del personaggio mediatore tra il poeta e il suo pubblico. Ma non scompare soltanto il personaggio: scompare anche l’autore. La “storia” è qui raccontata da chi dovrebbe leggerla: 327 testimoni che danno di Isgrò un ritratto sconcertante e contraddittorio, lasciando spazio ad altre possibili testimonianze. Le moderne tecniche di “coinvolgimento”, anche quelle più avanzate, vengono così mostrate lucidamente e sarcasticamente per quello che sono: strizzate d’occhio a un pubblico di “intenditori”. Non c’è bisogno di precisare, perché il lettore non scambi il libro per un’autobiografia, che le dichiarazioni comprese nel romanzo (tranne una o due) sono tutte inventate. Da chi non si sa. Ma è meglio che il lettore non lo sappia se vuole godersi la realtà, surreale e quasi pirandelliana, di quest’opera. “Tutto accade fuori del libro, mai nel libro”, ha dichiarato Emilio Isgrò in un’autointervista che riassumeva lo stato dell’arte negli anni in cui ‘L’avventurosa vita’ veniva pubblicato per la prima volta. Oggi, invece, quello stesso romanzo corale sembra ribadire la ferma convinzione dell’artista di riportare il testo ad una funzione definitivamente letteraria: “Ho fatto entrare le ragioni della letteratura nel mondo delle arti visive: si, è vero, ho fatto questo”.

L’artista Emilio Isgrò con Elisabetta Dellavalle

In realtà, ha fatto molto ma molto di più dagli anni Sessanta ad oggi. L’ esordio è poetico: nel 1956 esce la raccolta ‘Fiere del Sud’, quindi nel 1964 le prime ‘cancellature’ su enciclopedie e libri, allestite prima a Milano, Museo del Novecento, quindi nel 1966 la prima personale, alla Galleria 1+1 di Padova e nel 1968 a Parigi, ‘Il Cristo cancellatore’ al Centre National d’Art et de Culture Georges-Pompidou e ‘Apostoli e profeti’ al Musées Royaux des Beaux Arts a Bruxelles. Anni meravigliosi e turbolenti sia per la cultura occidentale che per Isgrò, che nel 1972 è invitato alla XXXVI Biennale d’Arte di Venezia, dove torna nel 1978, 1986 e 1993. Innumerevoli, e tutte di successo, le mostre, personali e collettive. Tante le opere allestite nelle collezioni permanenti tra le quali  scegliamo di ricordare due momenti simbolici della sua forza ‘civile’: l’installazione di 20 orologi de ‘L’ora italiana’ che espone nel 1986 al Museo Civico Archeologico di Bologna in memoria delle vittime della strage fascista del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria, e ‘Colui che sono’, opera che dal 2020 è nella collezione permanente del Quirinale in cui “cancella” i “provvedimenti per la difesa della razza italiana” pubblicati nella Gazzetta ufficiale del 19 novembre 1938. Togliere il troppo e il male per far rivivere ciò che emerge dal buio e per farlo brillare, di nuovo.

“La cancellatura è un tentativo di riappropriarsi della parola umana perché la parola umana oggi è in pericolo. Vedo un mondo che fa diventare piccole le cose grandi e che umilia i piccoli essere umani in quanto inconsistenti sul piano del profitto economico”: così l’artista, in un’intervista dell’aprile 2025, presentando a Nembro “Autocurriculum sotto il sole” docu-film di Davide Bassanesi, con musiche di Gianluigi Trovesi, già in anteprima al MAXXI di Roma nel maggio 2024, che ripercorre l’arte e la storia pubblica e privata del “maestro delle cancellature”.

La Parola, quindi, che riconosciamo come radice e inizio del tutto. Intanto la sua maestosa installazione Non uccidere’, realizzata con l’architetto Mario Botta del 2023 e presentata nel 2023 al MAXXI di Roma in occasione dei 75 anni della Costituzione Italiana resta allestita nel cortile centrale del MACC – Museo di Arte Contemporanea Carmine di Scicli – per tutto il 2026: l’aerea struttura semicircolare e ‘materna’ in cedro del Libano custodisce e ripara le undici coppie di tavole in pietra del Sinai dalle quali emerge il solo quinto comandamento biblico, da cui il titolo all’opera,  Non uccidere. Impegno artistico e culturale che si fa messaggio morale e sociale contro l’aberrazione di un mondo che ha dimenticato il concetto di Umanità, anche quest’opera ribadisce l’idea, fondamentale, di Emilio Isgrò che “si cancella per svelare, non per distruggere, é un dire ‘no’ per poter dire un ‘sì’ alle cose che contano, è un elemento di riflessione”.

In fondo anche Attilio Bertolucci scrive, diciottenne nel 1929, che “Assenza più acuta presenza”: come dargli torto?