Il volume La Brigata Maiella, curato da Edoardo Puglielli per Textus, giunge all’esito di una nuova e feconda stagione di studi storici sulla Resistenza italiana, che ha contribuito notevolmente ad arricchire e aggiornare la riflessione scientifica e storiografica sulla Brigata Maiella, l’unica formazione partigiana a essere decorata di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Grazie alla rilettura critica delle documentazioni disponibili, all’acquisizione di nuove fonti e alla pubblicazione di studi innovativi, è stato possibile, negli ultimi due decenni, ricostruire con maggiore precisione una delle esperienze più originali e peculiari della lotta di Liberazione.

La Linea Gotica

Quella della Brigata Maiella è infatti una storia resistenziale atipica, articolata e complessa e per questo considerata a lungo “marginale”. Una banda resistenziale apartitica; non assimilabile tout court al fenomeno del partigianato; pienamente integrata nei reparti delle forze armate alleate; operante al di qua del fronte e sorta in una zona periferica rispetto alla Linea Gotica e nel settore meno “reclamizzato” della Gustav, quello adriatico. Come il volume ricorda già alla sua prima pagina.

Si tratta di un lavoro collettivo, una raccolta di saggi ciascuno dedicato a uno specifico aspetto dell’attività e della memoria della Brigata, che nel loro insieme delineano e costruiscono un percorso articolato e progressivo. Il volume affronta con rigore critico questioni e nodi centrali: le cause che spinsero molti abruzzesi a scegliere la via della Resistenza, come conseguenza della “guerra ai civili” condotta dalle truppe nazifasciste; il tema della memoria dell’esperienza della Maiella; il ruolo delle forze alleate e i rapporti, non sempre semplici, con le istituzioni militari italiane e con le altre formazioni partigiane.

La zona delle sorgenti del fiume Aventino

Viene infine discussa una questione storiografica ancora aperta: come definire i combattenti della Maiella? Partigiani, patrioti o volontari di un corpo regolare? Il punto di partenza è il saggio di Daniela Spadaro, «Perché combattono i Patrioti della Maiella». Momenti della Resistenza nella Valle dell’Aventino, che invita a guardare la scelta dei Maiellini non come ad un fenomeno improvviso, ma come risposta diretta delle comunità locali alla violenza dell’occupazione nazifascista. Quando distruzioni, saccheggi, lavori forzati e repressioni nazifasciste si abbattono sui paesi della Valle dell’Aventino, nascono i primi nuclei di opposizione, destinati poi a confluire nella formazione della Brigata “Maiella”. Il saggio contiene un brano pubblicato nel maggio 1944 e intitolato “perché combattono i Patrioti della Maiella”, in cui si legge: “Perché hanno impugnato le armi i Patrioti della Maiella? Le loro case sono state distrutte o saccheggiate; molti non hanno più il letto per dormire, il tavolo per la mensa, la sedia per sedere, la forchetta per mangiare; sono privi ormai delle cose più indispensabili alla vita quotidiana. (…)

I Caduti nell’eccidio dei Nove Martiri, tutti giovani tra i 17 e i 21 anni uccisi da un plotone di fascisti e nazisti, il 23 settembre 1943 all’Aquila

Essi hanno conosciuto direttamente la ferocia nazista; hanno visto saltare le case dei loro paesi, ad una ad una, per opera dei guastatori, criminali più selvaggi dei Vandali da cui discendono; si sono dovuti nascondere, per mesi e mesi, nei boschi, come belve, per sfuggire alla caccia della polizia tedesca, che ricercava i giovani, per farne strumenti di una guerra di oppressione; (…) hanno visto massacrare a centinaia, senza motivo, i loro fratelli, i loro amici, i loro concittadini”.

A raccogliere questo filo e a svilupparlo sul piano militare e organizzativo sono i contributi di Edoardo Puglielli e Costantino Di Sante. Nei saggi Sulmona 1944: epicentro della riorganizzazione di giugno e dei reclutamenti e «Al fronte c’è una brigata partigiana». La brigata Maiella dalla campagna nelle Marche alla Linea Gotica. Il primo studio si concentra sul periodo che va dallo sfondamento della Linea Gustav alla riorganizzazione della Brigata (avvenuto a Sulmona nel giugno del 1944); il secondo si incentra sulla campagna nelle Marche alla Linea Gotica.

Lo stemma da braccio

Ne emerge il ritratto di una formazione peculiare: nata come gruppo di volontari legati al proprio territorio, ma capace di trasformarsi in una realtà militare strutturata e di operare accanto agli eserciti alleati anche al di fuori dell’Abruzzo. Il percorso che la porta dalle montagne abruzzesi fino alle operazioni nelle Marche e lungo la Linea Gotica mostra una crescente capacità organizzativa, ma anche difficoltà nei rapporti con altre forze – regolari e partigiane. Formalmente riconosciuta dallo Stato Maggiore del Regio Esercito, la Brigata Maiella non volle mai essere inquadrata tra le truppe regolari, mantenendo autonomia operativa e decisionale.

Panorama di Sulmona

Questi saggi ripercorrono le principali attività e operazioni belliche della brigata grazie a un incredibile documentazione: rapporti ufficiali, articoli di stampa, memorialistica e documenti e diari personali (alcuni, sinora inediti). Il 13 giugno 1944 tutti i reparti della “Maiella” iniziano a concentrarsi su Sulmona, e Puglielli riporta e le parole di Domenico Troilo, molto eloquenti circa l’importanza del contributo della Maiella. Ricorderà Troilo: “Gli abitanti di Sulmona […] attendevano l’arrivo delle truppe inglesi e avevano tappezzato la città di manifesti di benvenuto in inglese. Fu grande la meraviglia degli abitanti nel vedere arrivare una formazione italiana. Ma i Sulmonesi, dopo la prima incredulità, si abbandonarono a grandi festeggiamenti.”

Il comandante Ettore Troilo

Riguardo agli obiettivi della Brigata, scrive Puglielli: “Ettore Troilo, noto socialista, «già segretario dell’onorevole Matteotti, assassinato dai fascisti», aveva dunque garantito agli Alleati che nella “Maiella” non vi sarebbero stati commissari politici, né alcun altro tipo di organi al di fuori di quelli strettamente militari. Unico obiettivo era la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. Una sola opzione fu fin da subito dichiarata: quella repubblicana in contrapposizione alla monarchia. Per il resto niente «secondi fini». Il comandante rimarrà sempre fedele a questo impegno, evitando anche personalmente di esercitare ogni influenza”.

Soldato polacco tra le rovine di Cassino

Costantino Di Sante apre il proprio saggio con le parole con cui il Tenente Colonnello Di Villanova, il 21 settembre 1944, informa lo Stato Maggiore Generale del Servizio informazioni militari (SIM) delle attività svolte sino a quel momento dalla Brigata Maiella: “Benché i volontari della Maiella nel gennaio scorso avessero preso impegno di combattere solo per la liberazione dei loro paesi, ottenuta questa, nel maggio chiesero ed ottennero dal Comando del 5° Corpo Britannico di seguire le truppe Alleate nella loro avanzata verso Nord. Nel giugno la banda è passata alle dipendenze tattiche del Corpo Polacco col quale ha partecipato alle operazioni per l’occupazione delle province di Ascoli, Macerata, Ancona e Pesaro.” In quella breve relazione, il Tenente Colonnello sottolineava che l’ufficiale di collegamento polacco aveva manifestato «piena soddisfazione» per l’operato di Troilo e della Maiella, e che questi ultimi si erano «battuti molto bene, mantenendo sempre un morale elevatissimo».

Torricella Peligna

Il valore e la capacità dei Maiellini erano d’altronde già noti: lo Stato Maggiore del Regio Esercito era infatti venuto a conoscenza della Banda Patrioti della Maiella già dalle sue prime azioni. Nel febbraio 1944 i Maiellini, insieme al I Reparto Speciale Autonomo, liberano Lama dei Peligni e Torricella Peligna. A seguito di queste operazioni, il comandante della 209ª Divisione di fanteria, Pier Giulio Properzj, invia un rapporto che porta all’invito di Nicola Troilo a Brindisi, dove incontra il Capo di Stato Maggiore, il maresciallo Giovanni Messe.

La Brigata Maiella entra a Bologna nel giorno della Liberazione della città

Se i primi saggi raccontano la guerra, quelli di Olga Massari ed Enzo Fimiani spostano lo sguardo su ciò che viene dopo. Tra l’Appennino e la via Emilia. La Brigata Maiella nella storia e nella memoria bolognese e La Brigata Maiella all’incrocio dei venti: storia, memoria e prospettive nuove, la Brigata diventa oggetto di narrazione e interpretazione. Olga Massari ricostruisce l’ingresso della Maiella a Bologna, tra le prime forze liberatrici della città, e le fasi della smobilitazione e dello scioglimento del gruppo, avvenuto il 15 luglio 1945 a Brisighella. Analizza inoltre il ruolo della stampa bolognese dell’immediato dopoguerra nella costruzione dell’immagine pubblica della Brigata.

Il generale americano Mark Wayne Clark

Massari racconta che alle cinque del mattino del 21 aprile la I e la IV compagnia della “Maiella” diedero inizio all’attacco in direzione di Bologna, raggiungendo, insieme a un plotone polacco, i confini sud-orientali della città. In quel momento, «si aprì tra maiellini e polacchi una vera e propria gara per la conquista della città simbolo di Bologna». Secondo i ricordi di Nicola Troilo, i «reparti celeri polacchi, montati su autoblinde» superarono gli uomini della “Maiella”, che avanzavano a piedi, arrivando a bloccarli «a due chilometri da Bologna con l’evidente proposito di entrare per primi in città». I maiellini ignoravano però che «il nome di chi avrebbe dovuto varcare per primo le porte d’accesso alla città» era già stato stabilito alcuni giorni prima a Firenze, nel corso di un incontro tra il generale americano Mark Clark e il comandante del II Corpo d’Armata polacco, Władysław Anders.

Alcuni partigiani della gloriosa Brigata Maiella MdO VM (Archivio fotografico Anpi nazionale)

Enzo Fimiani riflette invece sulle tensioni tra memoria e ricerca storica, mostrando come il ricordo della Resistenza sia spesso il risultato di equilibri complessi. Il punto, suggerisce l’autore, è muoversi lungo una linea di confine per riflettere sul significato storico concreto di ciò che oggi chiamiamo Brigata Maiella. Si tratta di “districarsi tra la vicenda nella prassi del 1943-1945 e la lunga e accidentata sedimentazione di memoria accumulatasi su di essa negli oltre ottant’anni ormai trascorsi da allora”. Un’operazione tutt’altro che semplice, perché richiede di evitare scorciatoie interpretative: la memoria non è una naturale e lineare prosecuzione della storia. Così, Fimiani avverte: «Ogni volta che si sente odore di semplificazione, in storia, è bene perlomeno diffidare. La storia e la memoria sono in realtà dimensioni differenti, benché naturalmente collegate a filo doppio tra di loro».

A chiudere il quadro interviene il saggio di Nicola Palombaro, Partigiani, patrioti, combattenti volontari: la Brigata Maiella e la legislazione sulla premialità, che ripercorre l’esperienza della Maiella, in guerra e nell’immediato dopoguerra, attraverso la lente della natura giuridica e del riconoscimento dei suoi combattenti. La corretta qualificazione dei combattenti è infatti oggetto di un dibattito lungo, nato già negli anni della guerra, e che, pur investendo in modo particolare la Brigata Maiella per le sue specificità, non riguarda solo questa esperienza. Dal saggio di Nicola Palombaro emerge un quadro interessante e complesso, in cui si intrecciano questioni storiche, politiche e giuridiche, come l’accesso ai benefici previsti per i combattenti. Così storia e memoria della Resistenza diventano anche terreno di confronto istituzionale, e marcatamente politico con la distinzione tra partigiano combattente e patriota introdotta dal Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 518 del 21 agosto 1945.

Il sacrario della Brigata Maiella

Con sviluppi anche molto recenti: nel marzo 2023, ad esempio, la Giunta comunale di Bologna ha approvato la revisione dei sottotitoli di numerosi toponimi, scegliendo di ricondurre sotto il termine “partigiano” tutti coloro che si opposero ai nazifascisti, anche i patrioti e i caduti per la Liberazione. Palombaro struttura il suo contributo in tre momenti: dapprima ricostruisce il percorso della Brigata, prima e dopo la Wigforce; quindi esamina la legislazione relativa alla premialità e ai riconoscimenti; infine analizza il confronto tra le diverse interpretazioni del ruolo della Brigata Maiella nel quadro della Resistenza. Confronto a cui presero parte, nell’immediato dopoguerra, anche l’ANC (Associazione Nazionale Combattenti) e l’ANPI.

Emilio Lussu nell’ottobre de 1945 ricopriva la carica di ministro dell’Assistenza Post bellica

A cogliere con particolare lucidità il nodo centrale della questione fu proprio Ettore Troilo. Che nell’ottobre 1945, in una lettera indirizzata alla Presidenza del Consiglio, al Ministero della Guerra e al Ministero dell’Assistenza post-bellica, e trasmessa per conoscenza anche all’ANPI e all’ANC, pose con chiarezza la questione del riconoscimento dei combattenti della Maiella. Troilo scrisse, tra l’altro: “La verità è che noi della ‘Maiella’ siamo stati, ad un tempo, partigiani e soldati, per aver fatto la guerriglia del partigiano e la guerra del soldato; e abbiamo pertanto il diritto di chiedere, a voce alta e forte, che la nostra situazione sia finalmente definita”.

Nel loro insieme, questi saggi offrono una lettura articolata della Brigata Maiella: non solo una formazione combattente, ma un’esperienza nata dal basso, sviluppatasi nel corso della guerra e poi riletta e discussa nel tempo. Il volume prende in esame aspetti diversi di una stessa storia, restituendo una lettura della Maiella attenta e consapevole della sua complessità. Gli autori l’hanno inoltre resa chiara e accessibile, realizzando così uno strumento prezioso per conoscere o approfondire una storia ancora troppo poco conosciuta al di fuori dell’Abruzzo. La storia della Brigata Maiella va riscoperta, studiata e trasmessa a chiunque abbia la curiosità di scoprirla; e con questo volume si può fare.