«È una crescita senza precedenti. Non ho mai visto una rete dell’estremismo di destra crescere così in fretta. Di solito servono anni per costruire una rete transnazionale», così si è espresso già nel 2023 Alexander Ritzmann, autore di un report sul fenomeno degli Active Club.
Gli Active Club sono gruppi di suprematisti bianchi la cui attività centrale è l’allenamento fisico, tipicamente sport di combattimento. Torsi nudi, guantoni da boxe, volti coperti da passamontagna o oscurati nelle foto, bandiere con croci celtiche, sessioni di allenamento nei parchi cittadini: un’estetica non nuova per la destra radicale, ma che in questo caso viene apertamente teorizzata e sistematizzata.
L’ideatore del modello è Robert Rundo, californiano, cofondatore nel 2017 del Rise Above Movement (RAM, “ram” significa “ariete”). La procura federale ha descritto RAM come un gruppo militante «pronto al combattimento». In effetti i suoi membri cercavano lo scontro fisico durante eventi politici. Successivamente Rundo si sposta dalla California all’Europa orientale, ripensa il modello di militanza e definisce quello che lui chiama “Nazionalismo bianco 3.0”, ovvero una pratica organizzativa e rappresentativa diversa dalle generazioni precedenti della destra radicale. Secondo Rundo gli Active Club sono la terza incarnazione di un fenomeno che era stato quello dei naziskin degli anni Ottanta e dell’alt-right degli anni Dieci. Sono cioè un modo per superarne i limiti: in particolare il primo risultava repulsivo e ghettizzante, il secondo con strutture note e leadership facilmente riconoscibili da forze dell’ordine e giornalisti.
Se per Rundo il Nazionalismo 3.0 è soprattutto un modello organizzativo, rapidamente si sono associati a questa impostazione codici visivi, estetici e comportamentali che costituiscono quello che gli stessi membri degli Active Club chiamano Stile 3.0.
Estradato dalla Romania nel 2023 e scontata la pena a cui era stato condannato, Robert Rundo riprende in mano la rete che aveva fondato. Rundo è certamente il massimo riferimento per gli Active Club, ma non ne è formalmente il leader, un ruolo del genere non esiste. Si tratta infatti di una rete senza struttura ufficiale, il modello riprende la dottrina della “leaderless resistance” teorizzata negli anni Ottanta dal suprematista americano Louis Beam: cellule piccole, decentrate e organizzativamente indipendenti seppure interconnesse, in modo che la caduta di una non comprometta le altre. Il funzionamento complessivo di tale struttura è possibile appunto grazie allo Stile 3.0, che ne unifica i codici, lasciando l’unitarietà ideologica come suo sottinteso e conseguenza.

Ogni cellula della rete è ancorata a un territorio. Negli USA ad esempio è comune che vi sia un Active Club per ogni Stato federale, sebbene la rapida espansione abbia poi velocemente creato una presenza più fine, con suddivisioni ulteriori del territorio di appartenenza e club che insistono su singole città. Tipicamente un gruppo è formato da una decina di membri, non ci sono capi ufficiali né vi sono strutture superiori a cui fare riferimento. I gruppi vicini si incontrano spesso, per sessioni di allenamenti comuni, ma è comune anche che singoli membri visitino gruppi più lontani, anche in altre nazioni.
Il culto del corpo maschile allenato, la contrapposizione tra forti e deboli, la ginnastica come scuola di obbedienza sono stati pilastri della pedagogia fascista, dall’Opera nazionale Balilla al sabato fascista. Gli Active Club ne sono naturalmente consapevoli. Nei loro canali promuovono citazioni da Julius Evola, Rundo viene fotografato più volte con una maglietta con il motto italiano «Me ne frego», ripetute e numerose anche le foto dell’architettura del Ventennio, come quelle delle statue che circondano il Colosseo quadrato.
Al tempo stesso si tiene un basso profilo, si costruisce in silenzio, si rafforza la comunità. Il progetto esplicitato a luglio 2026 da Rundo comprende la definizione progressiva di una sorta di società parallela: palestre private, piccole imprese che assumono solo membri, case condivise e, a regime, l’insediamento in piccoli centri in declino. Trattare gli Active Club come semplici gruppi di propaganda online è evidentemente una sottovalutazione.

Il basso profilo si realizza nell’esplicita raccomandazione a limitare segni facilmente riconoscibili. Niente svastiche, quindi. Sebbene altri simboli nazisti meno noti al grande pubblico, come il Sole nero oppure le rune o il teschio in uso alle SS, il numero 14 (feticcio dei suprematisti bianchi), siano ampiamente utilizzati. Lo stesso Rundo ha tatuaggi di questo tipo. Certo, tali raccomandazioni non sempre vengono rispettate, il saluto a braccio teso compare qui e là, così come l’occasionale ripresa della stessa svastica o del fascio littorio. Soprattutto negli Active Club europei questo accade.
Lo strumento di auto-rappresentazione principale è Telegram, con canali pubblici e gruppi di discussione. Sono sempre più diffusi i canali o gli account di “vetting”, ovvero dove viene fatta una scrematura dei partecipanti per identificare eventuali giornalisti o attivisti avversari, prima dell’ammissione.
È nei post su Telegram, accompagnati quasi sempre da foto, che si declina lo Stile 3.0. Non una moda o un’estetica fine a sé stessa, ma una vera e propria strategia: il nazismo viene spostato dal simbolo al corpo, dall’ideologia allo stile di vita. Non cambia il contenuto, cambia la forma: è una propaganda che passa per la cura di sé e per la fratellanza maschile. Lo sport di combattimento, gli allenamenti come “soft entry point”, ovvero porta d’ingresso leggera, già presente e riconoscibile nella destra radicale ma depoliticizzata. I temi della riconquista di qualcosa che è stato sottratto, della mascolinità devirilizzata dal mondo moderno, di un gruppo e di relazioni immediate e primarie, costituiscono forme attrattive istintive per un ampio mondo di persone – tipicamente giovani maschi – che provano frustrazione, disorientamento e irrilevanza.

Gli allenamenti negli sport di combattimento sono di duplice utilità, sono forma aggregativa di per sé non politica e al tempo stesso sono programma ideologico in quanto preparatori di una combattività da spendere quando se ne presenterà il momento: il confronto violento con gli avversari politici, la guerra razziale.
L’altra attività comunemente rappresentata nelle loro fotografie è l’attacchinaggio di adesivi con i propri simboli o la realizzazione di graffiti, cioè attività di gruppo magari notturne, magari blandamente illegali, dal sapore ribelle e urbano che richiedono il saper stare al proprio posto e capacità di coordinamento. Costituiscono chiaramente un addestramento implicito ad altre spedizioni.

Il Global Project Against Hate and Extremism (GPAHE) contava nel giugno 2025 187 gruppi attivi in 27 Paesi, contro i 149 in 21 Paesi di fine 2023. Secondo dati della stessa organizzazione riportati dalla Berliner Zeitung nell’ottobre 2026, sono saliti a 220 in 33 Paesi. Numeri compatibili con la nostra indagine che conta, a ottobre 2026, 280 gruppi Telegram attivi, 150 dei quali negli USA e 110 in Europa, per un totale di 34 nazioni.
Inoltre a partire dalla fine del 2024 hanno iniziato a costituirsi gli Youth Club, ovvero degli Active Club per giovanissimi e minorenni. Già da qualche tempo potevano apparire alcune ragazze, sebbene in ruoli secondari, ma nel 2026 ha fatto la comparsa un gruppo femminile giovanile statunitense che è in relazione stretta con gli Active Club.
Si contano una ventina di Active Club nel Regno Unito, una dozzina in Francia, circa trenta in Germania, altrettanti in Scandinavia e una presenza minore ma attiva in tutta l’Europa orientale.
Per l’Europa è però da notare un fenomeno che differisce rispetto all’impostazione generale. Il modello totalmente orizzontale e leaderless qui non sempre è applicato: in Francia, in Germania, in Inghilterra e in Finlandia esiste un’organizzazione di livello nazionale e poi declinazioni territoriali. Evidentemente un impianto del tutto non gerarchico qui fa fatica ad affermarsi.
Per quanto riguarda l’Italia era stata proprio Patria Indipendente a denunciare Ordine Attivo Terzista, ovvero il primo Active Club sul nostro territorio, nel 2023, che si era distinto non solo per le attività classiche di questi gruppi ma anche per aver bruciato delle bandiere di CGIL, CISL e UIL, oltre che ad atti di antisemitismo. Agendo fra Veneto e Lombardia raccoglieva una decina di ragazzi giovani e giovanissimi fino al 2024, quando l’organizzatore viene indagato per propaganda filonazista e istigazione all’odio razziale e altri membri perquisiti.
Al momento si segnala in Italia un Active Club Venetia che copre il Veneto, ma ha un’attività ridotta. Ci sono segni di tentativi analoghi in Lazio e nelle Marche, che per il momento sono ancor meno significativi di quello veneto.
La scarsa diffusione in Italia è probabilmente da ricercarsi soprattutto in un ambiente della destra radicale italiana affollato di sigle storiche e strutturate, e in qualche maniera normalizzato: c’è dunque una minore necessità dello Stile 3.0. Al tempo stesso gran parte delle maggiori formazioni hanno già al proprio interno attività che riguardano gli sport di combattimento. CasaPound fin dagli inizi organizza incontri di muay thai e altri tipi di arti marziali, anche Lealtà-Azione e Casaggì fanno allenamenti di questo tipo sotto i nomi di Wolf of the Ring e Adamas, rispettivamente.
A margine segnaliamo Active Club Ticino che, per quanto svizzero, comunica soprattutto in italiano ed ha un’attività di livello superiore rispetto a quelli del nostro paese.
Gli Active Club non sono un fenomeno esclusivamente statunitense, non solo perché oramai circa la metà dei gruppi attivi è localizzata fuori dagli USA, ma anche perché è in parte europea la sua formulazione. Durante la permanenza in Europa Rundo stabilisce una proficua collaborazione con Denis Nikitin (vero nome Denis Kapustin), neonazista russo e soprattutto fondatore di WhiteRex, marchio di abbigliamento per sport di combattimento, e animatore di un circuito internazionale di incontri di arti marziali miste interno alla destra radicale, ai quali partecipano sigle note, da Generazione Identitaria a CasaPound. Con lui nel 2021 conduce l’Active Club Podcast nel quale vengono delineati temi poi sviluppati negli anni successivi, in particolare la centralità dell’appartenenza declinata attraverso la cultura fisica e l’identità veicolata attraverso uno specifico brand.
Rundo fonda nel 2020 due aziende: Media2Rise, casa di produzione di propaganda, e Will2Rise, marchio di abbigliamento. Sono queste, più che qualunque organigramma, a garantire coerenza estetica e ideologica alla rete: video professionali, merchandising, un immaginario riconoscibile che ogni club locale può adottare liberamente, come in un franchising.

Vale la pena entrare nel dettaglio di almeno uno degli elementi caratteristici dello Stile 3.0, la gestualità. Vista la centralità di alcuni sport, il gesto più comune che viene fatto con le mani dai militanti nelle numerosissime foto pubblicate via Telegram è quello del pugno. Una posa che è tipica delle arti marziali miste e che viene usata da amatori ed atleti comunemente, senza altra intenzione che quella di rappresentare la combattività a carattere sportivo. È appunto la provenienza non politica ed esclusivamente sportiva che gioca un ruolo di ambiguità e di accettabilità nella riproduzione di quel gesto da parte dei militanti degli Active Club, perché il sottinteso è che quella combattività non è atto sportivo, ma atto politico.
C’è però un gesto che è tipico dello Stile 3.0 e che è il segno del tre, fatto con pollice, indice e medio alzati. Anche questo è un gesto dalle molte interpretazioni, dalla semplice indicazione di una quantità al simbolo di giuramento tipico di alcune culture, come quelle di lingua tedesca, che evoca la Trinità cristiana.
È anche un modo evidente di riferirsi allo Stile 3.0, anzi quello del tre è un gesto che scostituisce una sorta di firma, che segnala appartenenza. Ma al tempo stesso è molto di più.

Quel gesto, appunto in Germania, diviene a partire dal 1934 un classico dell’iconografia nazionalsocialista. Quando Hitler, già cancelliere, avoca a sé anche il ruolo del presidente viene richiesto all’esercito un nuovo giuramento. Le foto di soldati inquadrati militarmente che pronunciano quel giuramento tenendo alta la mano nel gesto del tre sono il simbolo del raggiungimento del totalitarismo, ampiamente diffuse dai giornali dell’epoca. Quel gesto verrà poi di nuovo immortalato in fotografie di propaganda nei giuramenti delle SS, per poi finire nell’immaginario neonazista. È infine da notare che la prima foto di Rundo che fa il gesto del tre è localizzata in Serbia, Paese dove tra l’altro è stata registrata per la prima volta Will2Rise. Anche in quel paese quel gesto ha funzione di appartenenza identitaria ed etnonazionalista (almeno nelle origini, poi è stato usato in talmente tanti contesti – anche nelle ultime elezioni – da risultarne depoliticizzato).

Questa ambiguità – gesto non politico, gesto-firma dello Stile 3.0, gesto nazista e nazionalista – è di nuovo un punto di forza, una vera e propria strategia.
Lo Stile 3.0 segna un adattamento del neonazismo all’epoca dei social network e della cultura del consumo. Da una parte questo approccio sostituisce la strutturazione con il franchising e i simboli identitari con un brand. Ci sembra di poter dire che sia una forma del classico meccanismo di appropriazione delle armi del nemico, che in questo caso è il “mondo moderno” di Evola. Dall’altra ibrida la stratificazione di significato tipica dei meme con l’ambiguità reppresentativa che è servita ai gruppi del neonazismo e del neofascismo europei per sfuggire alla legge.
La presenza scarsa in Italia di questo fenomeno non è sufficiente a tenercene al sicuro. Il mondo della destra radicale è ampiamente internazionalizzato, le pratiche efficaci si diffondono con grande rapidità, l’ambiguità insita di alcune reappresentazioni permette di infiltrarle perfino in ambienti istituzionali. La globalità di questi fenomeni necessita uno sguardo altrettanto globale, i suoi cambi di linguaggio necessitano la stessa flessibilità di risposta.
Pubblicato domenica 8 Novembre 2026
Stampato il 08/11/2026 da Patria indipendente alla url https://www.patriaindipendente.it/servizi/stile-3-0-il-neonazismo-come-franchising/






