Alzi la mano chi sa cos’è l’Olimpiada Popular. Potrebbe esser l’inizio di un racconto ai più sconosciuto. Un avvenimento del ventesimo secolo inserito nel più grande contesto di ciò che avvenne negli Anni Trenta e che ora, in occasione del novantennale, verrà raccontato in tanti Paesi. Parliamo della Guerra di Spagna (1936-1939) e del franchismo che imperversò sino al 1975 con la morte di Francisco Franco, il “caudillo” sopravvissuto alla caduta di fascismo, nazismo e i suoi due capi. Le Olimpiadi popolari, una storia quasi sconosciuta in Italia, ma che invece altrove ha visto la pubblicazione di libri, studi, ricerche, oltre a diverse attività commemorative e di riflessione.

A raccontarci per sommi capi quella storia c’è, ora in Italia, la mostra “Olimpiada Popular Barcelona 1936”: un lavoro dall’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna (AICVAS), curato da Italo Poma, presidente dell’associazione, e da Francesco Aceti e Edoardo Molinelli. Un capitolo di storia che si interseca nel complesso panorama politico internazionale di quegli anni, ma che avrà importanza rilevante nella preparazione e poi nello svolgimento della Seconda Guerra Mondiale per arrivare alla liberazione dei vari territori dalle occupazioni nazifasciste.

Purtroppo moltissime fonti documentali della storia della Olimpiada Popular sono andate disperse a causa della Guerra Civile Spagnola e del successivo regime. E, inoltre, la maggior parte dei documenti, seppellita sul confine franco-spagnolo durante la ritirata del 1939, non è stata mai più ritrovata.

I fatti precedenti Olimpiada possono essere sintetizzati in poche righe: nel 1931 il nazismo non è ancora al potere, ci arriverà nel 1933. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), conosciuto anche come IOC, assegna le Olimpiadi estive e invernali del 1936 alla Germania: i giochi invernali a Garmish-Partenkirchen, al confine fra Germania e Austria e quelli estivi, in agosto, a Berlino. Hitler, assunto il potere sa che le Olimpiadi sono l’occasione per mostrare al mondo il potere e lo splendore del regime nazista. Molti Paesi, forti delle esperienze maturate con i giochi dei lavoratori e degli operai organizzate da associazioni internazionali come la Federazione sportiva socialista operaia (SASI) con le Olimpiadi dei lavoratori e con le Spartachiadi portate avanti dal movimento comunista internazionale, protestano contro le Olimpiadi alla Germania nazista e organizzano eventi sportivi a sostegno degli incarcerati nei primi campi di concentramento aperti in Germania.

Manuel Azaña, che era già stato primo ministro nel 1931, ricevette nel 1936 l’incarico di formare il Governo di Unitad Popular

Si svolge una sessione straordinaria del CIO, nel dicembre 1935. Viene presa in considerazione l’ipotesi di cambiare le località dei Giochi. Alla fine la bilancia pende a favore del mantenimento delle sedi originarie. Paladino di questa posizione è principalmente l’imprenditore americano Avery Brundage che in cambio otterrà numerosi appalti legati allo svolgimento dei giochi stessi. In Paesi come Olanda, Cecoslovacchia e Stati Uniti, per contrastare i giochi nazisti si pensa al boicottaggio ma anche a organizzare eventi sportivi e culturali alternativi. Intanto il 16 febbraio 1936 si svolgono le elezioni politiche spagnole e l’unione di tutte le forze di sinistra, insieme a quelle anarchiche, riesce a prevalere seppur di misura, circa 15.000 voti, sulle forze di destra e del clero. Il 29 febbraio 1936 il repubblicano Manuel Azana riceve l’incarico di formare il nuovo Governo di Unitad Popular. E, alla fine di aprile, in Francia la sinistra stravince con il Front Populaire che conquista 378 seggi contro i 220 delle destre.

L’insieme di queste vittorie politiche, la riluttanza degli atleti e di svariati comitati olimpici nazionali, spinge il Governo di Unitad Popular, e in particolare la Generalitat della Catalunya, a proporre dei giochi alternativi a quelli ufficiali. Il governo spagnolo stanzia i primi fondi, altrettanto fa quello catalano a cui fa seguito un ulteriore stanziamento del governo francese. Nasce il comitato organizzatore. A ricoprire la presidenza onoraria viene chiamato il presidente della Catalunya, Lluis Company. L’evento non sarà solo una competizione sportiva ma vengono messi in programma svariate attività, culturali, musicali – la composizione dell’inno che dovrà essere eseguito sotto la direzione del Maestro Pau Casals – esposizioni artistiche e danze. Per la cerimonia d’apertura è prevista la sfilata di 3.000 componenti di gruppi folcloristici.  A tutte queste e ad altre attività si aggiungono le visite turistiche alla città che aveva già ospitato l’esposizione universale.

La collina del Montjuic

Saranno proprio alcuni padiglioni dell’esposizione e lo stadio olimpico, sulla collina del Montjuic, a ospitare gli avvenimenti principali. I club sportivi locali mettono a disposizione degli organizzatori (COOP) gli impianti necessari ad ospitare le competizioni previste che sono di ben diciannove discipline. La giornata di apertura è fissata per il 19 luglio, con il concerto inaugurale, al Palau Nacional. Le gare sono previste fra il 22 e il 26 luglio. Al COOP, nel giro di pochissimo tempo, arriva un numero di adesioni che va aldilà di qualsiasi aspettativa:  ai circa seimila atleti iscritti vanno aggiunti ventimila spettatori prenotati.

All’Olimpiade popolare si è registrata una notevole presenza delle donne

Le delegazioni sono ben ventinove: ci sono gli americani, i canadesi, i sovietici, gli inglesi, i norvegesi e le varie regioni spagnole, ma soprattutto 1500 francesi, gli atleti ebrei emigrati, i palestinesi e, anche se non ufficialmente, gli austriaci e gli italiani, questi ultimi integrati nella Fédération Sportive et Gymnique du Travail francese (FSGT). Molto importante, e per nulla scontata a quei tempi, nelle delegazioni è la buona rappresentanza sportiva femminile. Le atlete catalane, ad esempio, sono oltre duecento.

Lo stadio olimpico di Barcellona oggi

Si trattava di trovare anche la sistemazione logistica: gli alberghi non avevano più posti e si era passati quindi alla ricerca di ospitalità nelle case private. Lo stesso problema si era presentato anche con l’approvvigionamento alimentare per questa enorme massa di persone. L’ampia collaborazione della popolazione aiuta a superare ogni ostacolo: vengono  reperiti 4.590 alloggi; 4.000 camere sono messe a disposizione da Esquerra Republicana de Catalunya in varie sedi di partito a cui vanno aggiunti gli alloggi dello stadio Montjuic, dell’Expo e dell’hotel Olimpic.

Gli atleti scozzesi arrivarono a Barcellona in bicicletta

Fra le delegazioni che giungono a Barcellona in nave, in treno e con altri mezzi, spicca quella scozzese che ha fatto il viaggio addirittura in bicicletta. All’arrivo tutti gli ospiti sfilano lungo i viali cittadini acclamati dalla popolazione. Vi sono atleti di fama internazionale che hanno optato per Barcellona a discapito della partecipazione ai giochi di Berlino. Gli italiani sono circa la metà della delegazione giunta da Parigi ai quali si aggiungono anche atleti che negli anni si erano già rifugiati in Spagna, come per altro lo sono quelli arrivati dalla Francia. Di loro, purtroppo, si conoscono solo alcuni nomi fra cui i podisti Annibale Caneparo e Giano, il ciclista Gino Bergamini e poi, Erminio Linessi, Eligio Enrico Mauro, Armando Zazza ed il capo delegazione Jacod.

La partenza dalla stazione di Parigi della delegazione olimpica francese

Barcellona insomma è vestita a festa, le strade sono impavesate di manifesti che rammentato i vari appuntamenti della settimana olimpica. Mentre le delegazioni fraternizzano, fra gli organizzatori iniziano a girare voci preoccupanti. Alcuni socialisti avvisano gli italiani ospitati in un albergo di probabili manovre golpiste. I fuorusciti italiani, naturalmente tutti antifascisti, decidono di spostarsi in pieno centro cittadino installandosi in un albergo nella rambla, vicinissimo a Plaza de Catalunya. Le voci si rivelano più che fondate. Nel lontano Marocco, in parte colonia spagnola, i militari guidati da vari generali si sollevano e lo stesso fanno alcune truppe in diverse città dando inizio a una rivolta armata. È il pomeriggio del 17 luglio. A Barcellona gli ufficiali golpisti iniziano la loro offensiva il 19, proprio poche ore prima dell’inaugurazione ufficiale della Olimpiada Popular. Dopo un giorno e mezzo di durissimi combattimenti le truppe governative e le milizie operaie immediatamente armate riescono ad avere la meglio. I membri delle delegazioni giunte nei giorni precedenti, vengono invitati dagli organizzatori a rimanere durante gli scontri nei propri alloggi. Diversi atleti tuttavia contravvengono all’invito ed armatisi prendono parte ai combattimenti.

Barricate a Barcellona. Sui muri i manifesti dell’Olimpiada Popular

Tra questi ci sono gli italiani, lo statunitense Myron Dickes che aiuta a costruire le barricate ma anche i francesi tre dei quali, secondo il racconto del maratoneta Ange Cassar, morirono nella battaglia. La sconfitta dei militari lasciò aperto uno spiraglio per lo svolgimento parziale dell’Olimpiada Popular. Il 21 luglio il COOP decise di tagliare il programma e ridurre la durata a tre giorni. Tuttavia lo scoppio della guerra civile, la presenza di cecchini e militari ribelli fece cambiare definitivamente idea e i giochi furono definitivamente annullati.

Il 23 luglio si svolse una cerimonia di commiato. Un corteo di atleti sfilò alla testa del primo contingente di miliziani in partenza per il fronte di Saragozza, mentre alcuni delegati tennero dei discorsi in Placa de la Republica. Le delegazioni ripartirono con i mezzi disponibili. I francesi, insieme a membri delle delegazioni norvegese, statunitense e svedese, viaggiarono su una nave diretta a Marsiglia, e furono poi accolti a Parigi da 25.000 persone. Non tutti però decisero di ritornare nei rispettivi Paesi o in quelli che li ospitavano come esuli. Non pochi decisero, infatti, di arruolarsi nelle milizie antifasciste costituite ufficialmente in formazioni il 21 luglio. Tre giorni dopo partivano per i fronti di Aragona, Maiorca e Madrid. Si stima che almeno 200 persone legate a vario titolo all’Olimpiada Popular (atleti, accompagnatori o semplici visitatori) vi prestavano servizio. Tra queste si trovavano anche alcune donne che poterono combattere inizialmente nella milizia, ma furono poi escluse dall’esercito regolare.

Queste 200 persone furono l’embrione di quelle che diverranno poi le Brigate Internazionali, create nell’ottobre 1936, in cui confluiranno molti altri ex partecipanti all’Olimpiada tornati in Spagna per combattere contro i franchisti. Ancora oggi, a novant’anni di distanza, diverse ricerche storiche stanno cercando di chiarire il numero dei volontari olimpici e di ricostruire le loro biografie.

I 18 pannelli della mostra “Olimpiada Popular Barcelona 1936” raccontano questa storia, il diciannovesimo racconta invece una vicenda ancora più sconosciuta. Si tratta della storia delle Partizanske szezne olimpijske igre, il primo e unico grande evento sportivo nella Seconda Guerra Mondiale, fu organizzato dai partigiani Jugoslavi nel cuore dell’Europa, ancora occupata dai nazisti, con lo scopo di celebrare la Resistenza, lo sport e la fratellanza. Le Olimpiadi Partigiane si tennero, il 20 e il 21 gennaio 1945, sui monti attorno al villaggio di Cerkno (Slovenia), in territorio liberato dai partigiani di Tito, ma completamente circondato da circa 15.000 soldati tedeschi.

Ai Giochi parteciparono sciatori della XXXI Divisione jugoslava, ma anche di altri territori sloveni e rappresentanti di missioni militari americane, britanniche e sovietiche. Gli jugoslavi che presero parte alle varie competizioni furono 44. Quei Giochi furono un proprio e vero smacco sportivo, politico e militare verso gli occupanti nazisti. La storia delle Olimpiadi Partigiane ogni anno viene ricordata e celebrata nel nome della pace a cui contribuisce l’allestimento permanente presso il museo di Cerkno, località collocata geograficamente nella regione Littoral slovena nelle cui vicinanze è visibile ancora oggi uno dei più importanti ed attrezzati ospedali partigiani che era stato attivo nella località di Franja dal dicembre 1943 al maggio 1945.

Il Bolnica Franja (l’ospedale nascosto) nella gola di Pasice

L’ultimo pannello, il ventesimo, raccoglie parte delle copertine dei libri e mostre che raccontano questa storia nata come momento di protesta e militanza antifascista che mai riuscì a svolgersi, ma fu un importantissimo tassello di una guerra che si protrasse sino al marzo del 1939. Libri pubblicati in svariate lingue: da quella francese all’inglese ed americano per arrivare al giapponese e negli ultimi anni in spagnolo e soprattutto catalano. Le pubblicazioni riguardavano naturalmente anche le testate giornalistiche, i cui corrispondenti erano giunti a Barcellona al seguito delle delegazioni sportive che, a partire dalle sparatorie del 19 luglio, raccontarono al mondo quanto stava succedendo in Spagna quale prodromo della Seconda Guerra Mondiale con gli esempi più eclatanti di bombardamenti sulle città: Guernica, il più noto, sarà un’anticipazione della distruzione sistematica attuata sui civili dall’aviazione.

La guerra di Spagna nella fantasia fascista del fumetto italiano

La mostra evidenzia il ruolo che ebbe l’Olimpiada nel far prendere coscienza di quanto si sarebbe sviluppato nei mesi e negli anni successivi con la complicità italiana e tedesca nei massacri della popolazione civile spagnola. (La nascita di un internazionalismo non supportato sino a fondo da molte nazioni, credendo si trattasse di un episodio locale). Sottovalutando l’impiego dell’esercito tedesco ed italiano nella preparazione e supporto del golpe ad iniziare dal trasporto navale delle truppe spagnolo-marocchine verso il continente e poi la partecipazione attiva di decine di migliaia di soldati sul campo di battaglia oltre a fornire le armi, il supporto logistico ed aereo alle truppe franchiste falangiste.

Museo Olimpico di Barcellona

Quegli uomini e donne dopo le innumerevoli sofferenze prima in battaglia, poi rinchiusi nei campi di internamento francesi e per finire nelle galere od al confine una volta estradati in Italia, circa 400 solo quelli che si ritroveranno nell’isola di Ventotene, forti dell’esperienza maturata saranno l’avanguardia del movimento partigiano soprattutto italiano ma anche francese. Una mostra, quella sull’Olimpiada Popular, che si presta a sviluppare molte riflessioni e a far conoscere storie di uomini e donne che donarono i loro anni migliori ad una causa ideale di libertà e fraternità internazionale fra popoli.

Francesco Aceti, storico, vicepresidente provinciale ANPI Torino


NOTE INFORMATIVE

CONTATTI PER LA MOSTRA. Tutte le associazioni e le sezioni ANPI che fossero interessate ad ospitare la mostra possono mettersi in contatto tramite mail al seguente indirizzo: aicvas.segreteria2@gmail.com

Un paio di occasioni per visitare la mostra:
2-6 settembre 2026 presso Cascina Chiesa Rossa di Milano, con presentazione il 2 settembre ore 18.
4-6 settembre 2026 presso festival provinciale ANPI Alessandria nel Comune di Tagliolo Monferrato con presentazione nel tardo pomeriggio del 4 settembre.
Infine in Spagna, a partire da questo mese di luglio, si svolgeranno varie iniziative di ricordo ma anche sportive che si protrarranno sicuramente fino a novembre per quanto concerne l’Olimpiada e con la dedica di una via nella città di Barcellona.